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giovedì 1 dicembre 2016

LA BUFALA




LA BUFALA



 «Le bufale e la pubblicazione di notizie false sono un elemento di disonore del giornalismo e non possono essere considerate un elemento costitutivo della professione». Lo ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della FNSI, nel corso del convegno su “Giornalismo e bufale”, questa mattina alla Camera dei deputati. «Chi, come la FNSI, si batte contro ogni forma di bavaglio, contro ogni intervento di carattere autoritario per comprimere la libertà di espressione e il diritto di cronaca, contro le querele temerarie – ha detto – non può non essere in prima linea in un’azione di contrasto quotidiano alle bufale e alla violenza verbale».


Riferendosi all’appello rivolto dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, Lorusso ha annunciato che la FNSI avvierà in sede nazionale e internazionale una campagna contro il linguaggio dell’odio. «La nostra prossima battaglia – ha sottolineato – sarà contro l’hate speech, il linguaggio dell’odio, la porteremo avanti insieme con i colleghi della Carta di Roma, da sempre in prima linea su questo tema: promuoveremo un’iniziativa con le organizzazioni internazionali dei giornalisti da celebrare a Roma in occasione del sessantesimo anniversario della firma dei trattati europei. Le notizie false sono spesso l’anticamera del linguaggio dell’odio. Tutto questo non ha niente a che vedere con la libertà di espressione e con l’articolo 21 della Costituzione. I giornalisti hanno il dovere della verità e del rispetto della dignità delle persone. Pretendere il rispetto dei doveri significa ridare dignità e decoro alla professione e rafforzare le battaglie per la libertà di espressione e contro qualsiasi forma di bavaglio. Per essere credibili e riacquistare autorevolezza nell’opinione pubblica bisogna isolare e sanzionare chi diffonde falsità e alimenta il linguaggio dell’odio: avevamo proposto per questo l’istituzione del Giurì per la lealtà dell’informazione, ma c’è chi ha lavorato per affossarlo».

In linea di principio potei anche essere d'accordo vista l'ignoranza diffusa se non fosse vero il fatto che la rete, ed in special modo i social network, è popolata da mandrie di ignoranti a cui molto democraticamente è stata data loro voce con la diffusione di dispositivi mobili. Persone che mai avevano avuto accesso alla tecnologia ne hanno fatto una autentica indigestione, ma questo è solo uno dei problemi che affliggono il web.

È mia opinione che se una persona non è consapevole di quello che la rete offre ne può essere letteralmente travolta.

La diffusione di notizie false non è un fenomeno casuale, nel senso che solo pochi psicopatici amano passare il proprio tempo in rete a generare bufale per il solo piacere di farlo. La stragrande maggioranza delle persone è presa all'amo da vere e proprie «centrali della disinformazione» create ad hoc per i più svariati scopi; si va dalle guerre economiche tra marchi sul mercato, alla ideologizzazione politica, all'insabbiamento di segreti militari. Praticamente un po' tutti i poteri forti hanno interesse che la popolazione non acquisisca troppa consapevolezza ma sopratutto che non conosca le cose davvero importanti; che devono essere celate perché la baracca continui ad andare avanti, o meglio, perché questo sistema fallace continui a perpetrare sé stesso.

La polemica in sé è davvero poco edificante e sterile ma bisognerebbe spiegare cosa sia una notizia falsa, se sia davvero falsa o sia falsa per taluni e vera per altri o se sia una notizia vera ma che sia scomoda a qualcuno. E visto che l'Italia è al 76° posto per la libertà di stampa sarebbe opportuno che siano i giornalisti stessi a fare auting e guardarsi tra di loro negli occhi.

Già avvelenato da vent'anni di berlusconismo il giornalismo ha definitivamente calato le braghe con il «colpo di stato» perpetrato nel 2011 ai danni dell'ultimo governo Berlusconi, dal quale si sono succeduti Monti, Letta e l'odierno Renzi, tutti e tre non eletti dal popolo ma imposti dall'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di concerto con la dirigenza del Parlamento europeo e delle agenzie di rating oltreoceano.

C'è da restare basiti di fronte al muro di gomma mediatico ed istituzionale a riguardo dell'inquinamento dei nostri cieli perpetrato da stormi di aerei militari e civili e che rilasciano sulle nostre teste tonnellate di nano-metalli ed altri composti chimici per la modifica climatica. Di questo non se ne può assolutamente parlare pena essere tacciati di complottismo e di essere dei bufalari creduloni di leggende metropolitane.

Stessa cosa e trattamento vale per i vaccini, la sovranità monetaria e qualsiasi altro argomento che dia fastidio al governo, alle banche, all'industria farmaceutica e chimica, alla massoneria.
Se poi si vuole avere la certezza di essere attaccati bisogna parlare di Israele e del sionismo

C'è quindi da esortare chi ritiene di fare del giornalismo a farlo un po' più seriamente.

«Che cosa succederà a noi giornalisti? … Che cosa succederà ora che la stampa non ha più forza e peso nella società americana? Le cose che sono state scritte, le cose che sono state dette evidentemente non hanno influito sull’elettorato e su questo risultato».
(Giovanna Botteri, corrispondente RAI da Washington)

E con dei giornalisti così posso concludere soltanto con un «Francamente me ne infischio».

Gallucci Claudio

Fonte articolo: articolo21.org

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