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IL PRETESTO CLIMATICO

Il pretesto climatico 1/3   L’ecologia di guerra (1970-1982)   di Thierry Meyssan Il Presidente Gerald Ford, il Segret...

sabato 11 febbraio 2017

MODIFICAZIONE CLIMATICA ovverosia INGEGNERIA CLIMATICA

 
Il sistema "climatico" della Terra


 
PREAMBOLO

 UN ALTRO ASPETTO, già studiato, del surriscaldamento planetario (possiamo definirla l’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA”) indica che questo fenomeno potrebbe essere la causa di un rinnovato periodo di glaciazione.

 Ricerche e studi di PALEOCLIMATOLOGIA da parte dei ricercatori del GFDL ed altri, hanno appurato che nel passato a fronte del fenomeno di riscaldamento terrestre, che lasciava intendere il perdurare di condizioni Meteo/Climatiche indirizzate sempre più verso il caldo, si arrivava ad un punto critico - anche nel giro di pochi decenni - il quale portava il pianeta ad un rinnovato periodo glaciale in netta contrapposizione a quanto invece ci si aspettava.
 La causa di ciò è stata individuata nella interazione esistente tra l’atmosfera e le correnti marine modificate. Questo avvenimento, nel passato della Terra, fu originato da cause del tutto naturali; oggi la situazione sarebbe spaventosamente più insidiosa per il fatto che a produrla vi sarebbe la sinergia negativa tra cause naturali e cause antropiche.
 Di seguito si prende, quale esempio di presentazione, ciò che accadrebbe “IN CASA NOSTRA”.
Nei mari del pianeta avviene una circolazione costante di correnti marine come quella che troviamo in atmosfera. Esiste una Circolazione Generale dell’Atmosfera (C.G.A) come esiste una Circolazione Generale Marina (C.G.M.).


 La C.G.M avviene a causa della diversa densità delle acque marine. Tale densità è determinata dalla temperatura dell’acqua e dalla quantità dei sali ivi disciolti.
Sommariamente si può dire che l’acqua marina fredda è più salata; quella calda è meno salata. A motivo della diversa concentrazione di sali nelle acque dei mari piccoli (Mediterraneo ed altri) rispetto alle acque Oceaniche, gli studiosi hanno attribuito due termini scientifici separati per distinguerli.

Si parla di SALINITA’ per i mari piccoli e di ALINITA’ per gli oceani

Uno schema della Circolazione Termoalina. Le righe blu rappresentano le correnti di acqua profonda, mentre le rosse rappresentano quelle superficiali.



 Come si può evincere dallo schema, un ramo di questa monumentale Circolazione parte dal GOLFO DEL MESSICO e deviando verso destra raggiunge l’Artico costeggiando l’Inghilterra, Irlanda e la Scandinavia Occidentale (ramo color rosso); per questo motivo viene chiamata CORRENTE DEL GOLFO o più tecnicamente CONVETTORE TERMOALINO NORD - ATLANTICO o più semplicemente “NASTRO TRASPORTATORE”.

 Tale ramo, su esposto, trasporta verso Nord le acque ben riscaldate sotto il sole del Tropico del Cancro; al suo avvicinarsi al Circolo Polare Artico, questa corrente si raffredda sia per la cessione di calore verso l’acqua più fredda a cui va incontro e sia per cessione verso le masse d’aria con cui viene a contatto, anch’esse fredde; per quanto su esposto, tutto ciò provoca un aumento della densità che a sua volta fa diventare questa corrente più pesante e quindi è costretta a sprofondare in basso raggiungendo il fondale atlantico e qui percorrendo a ritroso i vari tracciati morfologici sottomarini, si riporta nuovamente verso Sud ricongiungendosi al grande schema sottomarino. L’azione dello sprofondamento richiama altra acqua calda dal Tropico del Cancro che va a rimpiazzare quella inabissatosi ed è per questo motivo che la Corrente del Golfo viene anche chiamata: NASTRO TRASPORTATORE SEMPRE ATTIVO.

 Come si può benissimo intuire (ed i riscontri scientifici ambientali lo avvalorano) il calore della corrente NORD-ATLANTICA è in grado mitigare il rigore invernale delle nazioni europee che gli si affacciano, rendendo più accettabile la vita in generale; la qual cosa non accade alle popolazioni del Nord-America orientale che non usufruendo del beneficio di tale corrente hanno un inverno molto più rigido pur essendo pressappoco posizionati alla stessa latitudine.

 Ora a causa del surriscaldamento ambientale, altrimenti detto GLOBAL WARMING (G.W.), gli studiosi temono che questo NASTRO TRASPORTATORE SEMPRE ATTIVO possa rallentare il suo moto o addirittura fermarsi; questo a seguito dell’azione di scioglimento dei ghiacciai della GROENLANDIA, del POLO ARTICO, dei GHIACCIAI MONTANI e delle RELATIVE FREQUENTI PRECIPITAZIONI CAUSATE DALLO STESSO G.W.

 Questo scioglimento generalizzato riverserebbe nell’Oceano Atlantico grandi quantitativi di acqua dolce (di cui è costituito il ghiaccio) la quale andrebbe a modificare da densità dell’acqua oceanica; ciò a sua volta fermerebbe o quanto meno rallenterebbe il ciclo fisico che governa il NASTRO TRASPORTATORE SEMPRE ATTIVO (la corrente non raffreddandosi abbastanza non diverrebbe abbastanza densa e non sprofonderebbe completamente sui fondali atlantici; questo non richiamerebbe abbastanza altra acqua calda dal Tropico del Cancro e così il ciclo rallenterebbe la sua velocità se non addirittura bloccandola del tutto).
 A seguito di ciò si ridurrebbe o cesserebbe il beneficio termico ambientale della corrente Nord-Atlantica.

 La modifica di detto ramo, stando alle recenti proiezioni di ricerca, innescherebbe molteplici reazioni ambientali e non; tra queste:
1) Inizialmente si avrebbero inverni sempre più rigidi rispetto a prima.
2) Successivamente andremmo incontro ad una piccola era glaciale che interesserebbe gran parte dell’Europa sia per estensione che per intensità.
3) Avremmo conseguenzialmente una ricaduta negativa, variabile, sulla attività agricola, sull’allevamento e sulla pesca.
4) Si determinerebbe una richiesta marcata di combustibili fossili e di elettricità per il riscaldamento generalizzato.
5) Una numerosa varietà di merci, a causa della CRIMINALE LEGGE DI MERCATO, subirebbero un rialzo spaventoso.
6) Si verificherebbero sconvolgimenti sociali che i governi, più o meno saltimbanchi, farebbero molta fatica ad arginare.

 Da rammentare, inoltre, che “l’avaria” al ramo NORD-ATLANTICO si ripercuoterebbe su tutta la CIRCOLAZIONE TERMOALINA del pianeta, come altresì in Meteorologia “UN BATTITO D’ALI IN ASIA SI RIPERCUOTE COMUNQUE SU TUTTO IL PIANETA” per usare il succo delle parole del compianto Edward Lorenz.

 A QUESTO PUNTO, ritengo che siano sufficientemente chiare le nozioni ed informazioni - sebbene esposte in modalità sintetica - che permettono di comprendere sia che secoli di storia scientifica danno prova della proprietà naturale dell’atmosfera di accumulare calore e sia il fatto che l’UOMO, con il sottoprodotto derivante dalla sua escalation tecnico/scientifica/industriale, ha disturbato e continua a disturbare il delicato equilibrio naturale complessivo della Geo-Sfera e Bio-Sfera.

 Di conseguenza si possono capire le motivazioni che hanno indotto parte della comunità scientifica, ad interessarsi attivamente verso l’attuazione di una serie di PROCEDURE atte da una lato a fermare il GLOBAL WARMING (azione impossibile) o almeno a contenerlo e dall’altro a cimentarsi in azioni, drastiche e pericolose, aventi lo scopo di interferire nella radiazione solare incidente riducendone la quantità che colpisce la Terra in modo che il pianeta ricevendone meno non si surriscaldi ulteriormente.

 C’è da considerare anche il fatto che tale parte della comunità scientifica ha preso di petto questa situazione ambientale anche a causa dell’inerzia e della latitanza dei decisori politici mondiali nel valutare, con buonsenso, quanto a riguardo veniva loro riferito, da tempo, da parte degli ricercatori atmosferici.
 Indicazioni ed allarmi sono caduti letteralmente nel vuoto, peculiarità - questa - tipica di personaggi che invece di darsi “all’ippica” trovano più conveniente e remunerativo darsi alla politica con il “benestare” di coloro che li eleggono.




In sostanza queste PROCEDURE sono raggruppate sotto la voce:



MODIFICAZIONE CLIMATICA 

ovverosia 
INGEGNERIA CLIMATICA


 Personalmente ritengo che questa strada sia quella sbagliata e che bisogna percorrerne un’altra; l’ingegneria climatica, alla luce delle attuali indicazioni ed operatività, risulta o risulterà essere un palliativo che da un lato non risolverà in maniera giudiziosa il problema e dall’altro è, o diventerà, l’alibi per continuare uno stile di vita vessatorio verso il PIANETA che ci OSPITA.

 Inoltre l’INGEGNERIA CLIMATICA è un tema talmente importante e decisivo per le sorti dell’intera Umanità che ritengo, nel caso che sia ASSOLUTAMENTE NECESSARIO RENDERLA OPERATIVA e che NON VI SIANO ALTERNATIVE (ma queste ci sono), che le procedure da attuare debbano essere concretizzate con l’eventuale accordo di tutta la popolazione mondiale.
 Questa materia è assolutamente indispensabile che non sia lasciata in mano ad una élite di pochi decisori (politici o accademici o militari o affaristi che siano) i quali “dall’alto del loro “potere” si arrogheranno e si arrogano il diritto di “giocare sulla vita ed il futuro della popolazione mondiale”.
 Pur non avendo le idee chiare su tutti i meccanismi che governano la Meteorologia e soprattutto la Climatologia con tutte le implicazioni conseguenti alla sua MODIFICAZIONE, questi insistono - al pari dei bambini - nel “scimmiottare” con questo “gioco pericoloso” ed alcuni sperano anche di ricavarne lauti guadagni e/o profitti.

 Non tutti si affannano per scongiurare il perdurare del surriscaldamento globale; c’è chi - più o meno segretamente - non aspetta che questo per poter impadronirsi delle ricchezze “nascoste”, ad esempio, sotto i ghiacci dell’Artico, un’aerea del Globo verso cui avidi affaristi, politici e vertici militari tutti privi di scrupoli, guardano unicamente come fonte di ulteriore arricchimento oppure di ulteriore implementazione del potere bellico o geografico.

 ORA CERCHIAMO di capire quali sono i personaggi, le idee, gli studi, i progetti, le proposte, le controproposte, le riflessioni, le contrarietà, correlati/e con la MODIFICAZIONE CLIMATICA (Ingegneria Climatica) che parte della comunità scientifica vorrebbe o vuole mettere in atto - oppure già l’ha fatto - per modificare il CLIMA che da molto tempo è molto instabile.


La letteratura, a riguardo, è vastissima; di seguito presento 
- per quanto possibile - 
una sintetica miscellanea sinottica.

In alcuni casi questi stessi personaggi, a prescindere dalla loro qualifica, 
usano il termine Geo-Ingegneria in modalità generale.

 Taluni ricercatori non sono nettamente contro e neppure nettamente a favore della Ingegneria Climatica o Geo-Ingegneria; essi suggeriscono molta molta cautela nel procedere o decidere.
 Questo a causa sia della non approfondita conoscenza e relative implicazioni sulla tematica e sia dalle potenziali reazioni politiche/sociali/economiche tra gli Stati derivanti da insuccessi dell’uso di tali tecniche come anche da applicazioni unilaterali, come anche se venisse applicata e successivamente abbandonata prematuramente. 
 In sostanza e riferendomi al paragrafo su esposto in colore azzurro nella pagina precedente, le linee di azione sono sostanzialmente due: la prima(1) è prettamente attinente alla INGEGNERIA CLIMATICA, la seconda(2) possiamo definirla più attinente alla GEO-INGENERIA ATMOSFERICA/GEO-INGEGNERIA TERRESTRE.

1) Modificare l’ALBEDO TERRESTRE(*).
2) Assorbimento ed Immagazzinamento del Biossido di Carbonio Atmosferico (Anidride Carbonica).
(*)= ALBEDO deriva dal latino e significa “bianco/sbiancare”.

 La modificazione dell’ALBEDO TERRESTRE rientra a pieno titolo nel ramo della INGEGNERIA CLIMATICA (tecnicamente definita SRM ovverosia Solar Radiation Management cioè Gestione della Radiazione Solare), mentre l’assorbimento e l’immagazzinamento, rientrano più propriamente nelle azioni di solo contenimento e riduzione dell’A.C.

 RADIAZIONE SOLARE INCIDENTE - la parte, della radiazione totale, che arriva sulla superficie terrestre - dopo essere stata riflessa e parzialmente trattenuta dall’Atmosfera e dalle nubi - è ad onda corta. La superfice terrestre dopo essere stata investita da questa la riemette nell’atmosfera sotto forma di onda lunga, cioè infrarossa cioè calore.
Ed è quest’ultima radiazione che, per grazia di DIO, è trattenuta dai gas Serra Naturali e successivamente viene irradiata verso l’alto riscaldando così l’Atmosfera dal basso.
 In questa tematica, il termine ALBEDO intende il rapporto tra la quantità di RADIAZIONE SOLARE in arrivo dal Sole e la porzione, della stessa, RIFLESSA all’esterno dell’atmosfera verso lo spazio prima che raggiunga la superfice terrestre.
Più si aumenta la porzione (o percentuale) riflessa meno radiazione solare arriva sulla superficie terrestre. Meno radiazione solare arriva sulla superficie terrestre minor calore viene rilasciato in atmosfera e questo equivale a minor calore trattenuto dai gas serra naturali ed antropici; di conseguenza minore sarà il surriscaldamento globale.
Inoltre si rammenti che una superficie terrestre chiara riflette molta più radiazione solare incidente rispetto ad una altrettanta superficie scura; per cui ove c’è maggior riflessione all’esterno (vedi la neve o ghiaccio) si verifica anche meno assorbimento da parte della superficie terrestre di conseguenza viene a diminuire la quantità di radiazione ad onda lunga (infrarossa = calore) rilasciata in atmosfera.

Per poter modificare l’ALBEDO ci sono due strade da percorrere.

 LA PRIMA è ridurre la quantità di radiazione solare incidente che arriva sulla superficie terrestre aumentando la porzione riflessa nello spazio (aumento dell’ALBEDO).

 LA SECONDA è modificare, ove fosse possibile, la morfologia della Terra.
La prima è fattibile ma piena di incognite; la seconda concretamente inattuabile.
Qui di seguito (affinché il lettore ne riceva una visione globale) una breve sintetica miscellanea presentazione della (come dicevo innanzi) vasta letteratura a riguardo della tematica.




PRESENTAZIONE

IRRORAZIONE di ZOLFO NELLA MEDIA ED ALTA ATMOSFERA TRAMITE PALLONI O VELIVOLI

PAUL JOZEF CRUTZEN, olandese
- insieme al collega THOMAS WIGLEY -  
10 1 2009

L’olandese PAUL JOZEF CRUTZEN - premio Nobel per la chimica nel 1995 - (insieme al collega THOMAS WIGLEY) sono i firmatari del progetto: ZOLFO in ATMOSFERA



 Al congresso di San Francisco dell’UNIONE GEOFISICA AMERICANA è stata avanzata l’idea di irrorare Zolfo nell’atmosfera per abbassare la temperatura della Terra.

 È l’ultima ipotesi sul fronte del clima ma l’idea ha scatenato la polemica sui costi e sulle possibili conseguenze negative sull’ambiente, come l’intensificazione di piogge acide e la riduzione dello strato di Ozono nell’Atmosfera.

 Immettere nella Stratosfera, una fascia tra i 10 e i 50 km di altitudine, almeno un milione di tonnellate di zolfo portato da una serie di palloni lanciati dalla zona dei Tropici». Raggiunta la quota desiderata, il materiale viene bruciato in modo da ottenere BIOSSIDO DI ZOLFO, che poi si converte in particelle di Solfato infinitesimali le quali assorbono una parte dei raggi solari.

 Questo farebbe abbassare di uno/due gradi centigradi la temperatura media della Terra. L’operazione dovrebbe essere ripetuta con cadenza biennale.

 Per «irrorare» un milione di tonnellate di zolfo servirebbero oltre 30 mila palloni Stratosferici, a meno che non si decida di utilizzare i canali istituzionali come le aviazioni militari dei Paesi cooperanti, come anche l’utilizzo di aerei tipo i 747 Jumbo.
L’operazione avrebbe costi elevatissimi: 14 miliardi di euro all’anno.



Commenti:

 Altri ricercatori: idea folle; le conseguenze sono: l’intensificazione delle piogge acide; la riduzione dell’OZONOSFERA e, nelle zone tropicali, la modifica dei regimi monsonici asiatici e africani.

 ALAN ROBOCK, dell’università di Rutgers (Usa): < questa folle idea rischia di mettere in crisi la disponibilità di risorse alimentari per miliardi di individui >.




AEROSOL DI SOLFATO IN ATMOSFERA (anidride solforosa) - POLVERE di OSSIDO di ALLUMINIO - PARTICELLE INGEGNERIZZATE AUTO LIEVITANTI E AUTO ORIENTANTI PROGETTATE PER MIGRARE VERSO I POLI E RIMANERE QUI PER LUNGHI PERIODI - OMBRELLONI SOPRA I POLI

Marzo/Aprile 2009

DAVID G. VICTOR, M. GRANGER MORGAN, JAY APT, JOHN STEINBRUNER, AND KATHARINE RICKE - The Geoengineering Option, Foreign Affairs , March/April 2009

The Geoengineering Option
A Last Resort Against Global Warming?
By David G. Victor, M. Granger Morgan, Jay Apt, John Steinbruner, and Katharine Ricke From Foreign Affairs , March/April 2009

L’opzione della Geo-Ingegneria 
 Un’ultima risorsa contro il riscaldamento globale?

di David G. Victor; M. Granger Morgan; Jay Apt; John Steinbruner; Katharine Ricke
da Affari Esteri, Marzo/Aprile 2009



 DAVID G. VICTOR è docente nella Facoltà di Legge alla Stanford, Direttore del Programma sullo Sviluppo Sostenibile dell’Energia e Membro Anziano Aggiunto al Consiglio per le Relazioni Estere.

 M. GRANGER MORGAN è Capo del Dipartimento di Ingegneria e Politiche Pubbliche e Direttore del Centro sulle Decisioni del Clima presso l’Università Carnegie Mellon.

 JAY APT è docente di Ingegneria e Politiche Pubbliche all’Università Carnegie Mellon.

 JOHN STEINBRUNER è docente di Politiche Pubbliche e Direttore del Centro per gli Studi sulla Sicurezza Internazionale presso l’Università del Maryland.

 KATHARINE RICKE è studente di dottorato presso l’Università Carnegie Mellon.



 Poiché il cambiamento climatico accelera, gli organismi decisionali della politica devono considerare la “Geo-Ingegneria” una strategia d’emergenza per raffreddare il pianeta. L’ingegneria del clima colpisce molto come una cattiva idea, ma è arrivato il momento di prenderla seriamente in considerazione.

 Ogni anno gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti. Non passa mese senza brutte notizie: gli strati di ghiaccio ed i ghiacciai si stanno sciogliendo, il livello dei mari si sta alzando più rapidamente di quanto si ricordi nella storia, in primavera le piante fanno le gemme più presto, le riserve d’acqua e l’ambiente sono in pericolo, gli uccelli sono obbligati a trovare nuove vie di migrazione.

 Stanno aumentando le probabilità che il clima globale raggiunga un pericoloso punto di non ritorno. Nel corso del ventunesimo secolo, correnti chiave dell’oceano, come la Corrente del Golfo, potrebbe spostarsi radicalmente e il disgelo del permafrost potrebbe rilasciare ulteriori enormi quantità di gas serra nell’atmosfera.
 Tali scenari, sebbene ancora remoti, accelererebbero drammaticamente ed aumenterebbero le conseguenze del riscaldamento globale. Gli studiosi stanno seriamente considerando questi scenari apocalittici perché il costante accumulo dei gas riscaldanti nell’atmosfera sta forzando il cambiamento nel sistema climatico in modo così rapido che è estremamente difficile prevederne i risultati.

 E’ impossibile limitare tutti i rischi del cambiamento climatico perché le emissioni di Anidride Carbonica, principale contributo umano al riscaldamento globale, si comportano diversamente dagli inquinanti convenzionali dell’aria, che stanno nell’atmosfera solo per ore o giorni. Una volta che l’Anidride Carbonica entra nell’atmosfera, molta di questa rimane per più di cent’anni. Le emissioni provenienti da qualsiasi punto del pianeta contribuiscono al problema globale e una volta convogliate nella direzione sbagliata, il sistema climatico risponde lentamente all’inversione. Come in una vasca da bagno con un grosso rubinetto ed un piccolo scarico, il solo modo pratico per abbassarne il livello è diminuire drammaticamente l’afflusso. Se il surriscaldamento globale rimane costante al ritmo attuale ci sarà bisogno di un taglio - delle emissioni mondiali - del 60/80 percento e comunque ci vorrebbero decine di anni per stabilizzare la concentrazione atmosferica di anidride carbonica.

 La maggior parte delle emissioni umane di Anidride Carbonica proviene dalla combustione di carburanti fossili e la maggior parte dei governi si sono mostrati riluttanti a forzare i cambiamenti radicali necessari a ridurre tali emissioni.
 La crescita economica tende a prevalere sulle vaghe ed elusive aspirazioni globali. Gli Stati Uniti non hanno ancora imposto un tetto alle loro emissioni, per non parlare di riduzioni. L’Europa Unita ha adottato uno schema di quote di emissioni che, sebbene promesso in teoria, non ha avuto ancora un effetto reale perché i prezzi del carbone sono ancora troppo bassi per determinare un cambio significativo di comportamento.

 "Anche la Norvegia, che nel 1991 divenne una delle prime nazioni ad imporre una tassa rigida sulle emissioni, ha visto un netto aumento nelle sue emissioni di Anidride Carbonica. Persino il Giappone ha professato il suo impegno a domare il riscaldamento globale. Tuttavia Tokyo sta lottando per far quadrare le necessità per la crescita economica, ma continua a dipendere dal sistema energetico alimentato principalmente da convenzionali carburanti fossili. Le emissioni della Cina hanno recentemente superato quelle degli Stati Uniti, grazie all’industrializzazione basata sul carbone e la velocità impressionante della crescita economica. La crisi economica mondiale sta tamponando un poco le emissioni, ma non chiuderà completamente il suddetto rubinetto."

 Il lento progresso del mondo nel tagliare le emissioni di Anidride Carbonica e l’incombente pericolo che il clima possa subire un brusco cambiamento in peggio, tutto ciò richiede che gli organismi decisionali della politica devono prendere in serio esame le strategie di emergenza per il contenimento degli effetti del riscaldamento globale.

 Queste strategie, spesso chiamate “Geo-Ingegneria”, immaginano sistemi di distribuzione su scala planetaria; esempio: il lancio nell’atmosfera di particelle riflettenti o il posizionamento di ombrelli (scudi) solari per raffreddare la Terra. Sebbene tali strategie potrebbero raffreddare il pianeta, però non fermerebbero l’aumento dell’Anidride Carbonica e né diminuirebbero il loro impatto dannoso. Per questa ragione la Geo-Ingegneria è stata largamente evitata da chi era impegnato a ridurre le emissioni.

 Una ricerca seria sulla Geo-Ingegneria è ancora agli esordi e i politici non le hanno rivolto l’attenzione che merita. E’ arrivato il momento di prenderla seriamente. La Geo-Ingegneria potrebbe fornire al pianeta un un’utile difesa - uno scudo d’emergenza che potrebbe essere distribuito se cambiamenti climatici sorprendentemente pericolosi mettessero a rischio ecosistemi vitali e miliardi di persone.

In realtà alzare lo scudo sarebbe comunque una scelta politica.

 Una emergenza di una nazione può essere l’opportunità di un’altra ed è improbabile che tutti i paesi facciano le stesse valutazioni su come bilanciare i mali del cambiamento climatico incontrollato con il rischio che la Geo-Ingegneria possa fare più male che bene. I governi dovrebbero incominciare ad intraprendere serie ricerche sulla Geo-Ingegneria ed aiutare la creazione di norme internazionali che regolino il loro uso.

I creatori della pioggia

 La Geo-Ingegneria non è un’idea nuova. Nel 1965, quando il Presidente Lyndon Johnson ricevette per la prima volta la relazione presidenziale USA sui danni del cambiamento climatico, il solo rimedio che fu prescritto, per contrastare gli effetti del riscaldamento globale, fu la Geo-Ingegneria.
Questo consiglio rifletteva la cultura scientifica del momento, che immaginava che la Geo-Ingegneria potesse risolvere qualsiasi problema.

Finalità militari

 Alla fine degli anni ’40 sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica avevano incominciato a studiare delle strategie per modificare il clima ed ottenere vantaggi sul campo di battaglia. Molti schemi mettevano a fuoco l’”inseminazione” delle nuvole con sostanze che le avrebbero indotte a far cadere più pioggia. Nonostante non offrissero alcun evidente vantaggio ai militari (???), “i maghi della pioggia” erano abitualmente usati raramente con molto effetto - (???) per spremere più pioggia dalle nuvole per le colture assetate. All’inizio del 1962 i ricercatori del governo USA per il Progetto Stormfury cercarono di rendere meno intensi gli uragani tropicali con l’inseminazione delle nuvole, ma senza un evidente successo (???).
 Gli esperti militari sognavano anche di usare esplosioni nucleari ed altri interventi per creare un clima più vantaggioso.
 Questi interventi spaventarono molto, infatti nel 1976 le Nazioni Unite adottarono la Convenzione sulla Proibizione dell’Uso Militare o di altro Organismo Ostile delle Tecniche di Modificazione dell’Ambiente per bloccare tali progetti. Negli anni ’70, dopo una serie di fallimenti, l’idea della modificazione del clima per scopi bellici e per i raccolti svanì completamente (???).
 Le proposte di oggi per la Geo-Ingegneria hanno maggiori probabilità di avere effetto, perché gli interventi necessari per attuarla su scala globale sono molto meno sottili di quelli che cercavano di influenzare i modelli climatici locali. Il clima della Terra è in gran parte determinato dal delicato equilibrio tra l’energia termica incidente sulla Terra - proveniente dal Sole - e la stessa che la Terra rimanda indietro nello spazio.
In media circa il 70% della luce solare che arriva sulla Terra viene assorbita dall’atmosfera e dalla superficie del pianeta; il rimanente viene riflesso nello spazio.
 L’aumento della riflettività del pianeta (conosciuta come ALBEDO) di circa un punto di percentuale potrebbe avere un effetto sul sistema climatico abbastanza notevole da controbilanciare l’aumento totale del riscaldamento che probabilmente avverrà nel prossimo secolo, come risultato della quantità doppia di Anidride Carbonica presente nell’atmosfera.
 Attuare queste modifiche è un modo più lineare che causare piogge o nebbie in una particolare zona, sistemi che i creatori del clima sognavano di realizzare alla fine degli anni ’40 e negli anni ’50.

 Infatti ogni dieci anni i vulcani rendono valida la teoria che è possibile ingegnerizzare il clima.
 Quando nel 1991 il Monte Pinatubo, nelle Filippine, eruttò, eiettò nell’atmosfera pennacchi di solfati ed altre sottili particelle, che hanno riflesso un po’ più di luce solare all’esterno ed hanno raffreddato il pianeta di 0.5°C nel corso dell’anno.
Eruzioni più imponenti, come quella del Krakatau il 27 Agosto 1883 in Indonesia, hanno causato maggiori raffreddamenti che sono durati più a lungo.


Qui sotto due foto dell’eruzione del vulcano PINATUBO

http://www.spiegel.de/international/world/bild-934359-150171.html


credits: wikipedia


 A differenza degli sforzi per controllare le emissioni di gas serra, per cui ci vorranno molti anni prima di raggiungere notevoli risultati, strategie simili ai vulcani per il raffreddamento del pianeta funzionerebbero relativamente più prontamente.

 Un’altra lezione derivante dai vulcani è che il sistema di Geo-Ingegneria richiederebbe frequenti manutenzioni, poiché la maggior parte delle particelle immagazzinate nella Stratosfera sparirebbero dopo un anno o due; per cui una volta che tale progetto è avviato, ci dovrebbero essere grossi incentivi per continuarlo, poiché l’incapacità di mantenere lo scudo in posizione potrebbe dar luogo a cambiamenti climatici particolarmente dannosi come un riscaldamento così veloce da far collassare gli eco-sistemi, in quanto non c’è stato tempo per l’adeguamento. Misurando accuratamente gli effetti climatici della prossima eruzione vulcanica importante con satelliti ed aerei, i Geo-Ingegneri potrebbero progettare un certo numero di tecnologie per il raffreddamento del clima.



Enfatizzazione dell’Albedo

 Oggi il termine “Geo-Ingegneria” si riferisce ad una varietà di strategie progettate per raffreddare il clima. Alcuni, per esempio, rimuoverebbero lentamente l’Anidride Carbonica dall’atmosfera sia manipolando la biosfera (come fertilizzare l’oceano con sostanza nutritive che permetterebbero al plancton di aumentare più velocemente ed assorbire così più Anidride Carbonica) o lavando direttamente l’aria con apparecchiature che assomigliano a grosse torri di raffreddamento.
 Tuttavia, per quanto ne sappiamo oggi, l’aumento dell’albedo della Terra offre il metodo più promettente per raffreddare rapidamente il pianeta.
 La maggior parte dei progetti, che altererebbero l’albedo della Terra, immaginano di porre particelle riflettenti nella parte alta dell’atmosfera, come già fanno i vulcani.

Tali progetti offrono risultati immediati con relativamente poco sforzo.

 Per esempio un chilo di zolfo ben piazzato nella Stratosfera controbilancerebbe grosso modo l’effetto riscaldamento di alcune centinaia di migliaia di chili di Anidride Carbonica.
 Altri progetti includono l’immissione di luminose nuvole riflettenti, soffiando acqua di mare o altre sostanze nell’atmosfera più bassa.
Si possono ottenere sostanziali riduzioni di riscaldamento globale tramutando zone scure che assorbono grosse quantità di luce solare in ombre più luminose - per esempio rimpiazzando scure foreste con praterie più riflettenti (per questo si potrebbero progettare piante ingegnerizzate).
 Progetti più ambiziosi potrebbero includere il lancio di un’enorme nuvola di sottili dischi rifrangenti in una speciale orbita spaziale che parcheggi i dischi tra il Sole e la Terra per deviare un poco la luce del Sole prima che colpisca il pianeta.

 Fin qui lanciare materiali riflettenti nella parte alta dell’atmosfera sembra essere l’opzione più facile e più conveniente. Potrebbe essere realizzato usando aerei d’alta quota, cannoni navali o palloni giganti.
 I materiali appropriati potrebbero includere AEROSOL DI SOLFATI (che potrebbero essere creati rilasciando gas di Anidride Solforosa), POLVERE DI OSSIDO DI ALLUMINIO o anche particelle progettate per auto-levitare e auto-orientarsi, ingegnerizzate per migrare nelle Regioni Polari e rimanere sul posto per lunghi periodi.

 Concentrare ombrelli solari sopra ai poli sarebbe un’opzione particolarmente interessante (se questo può essere fatto), in quanto queste latitudini sembrano essere le più sensibili al riscaldamento globale. La maggior parte delle stime sui costi per tali strategie di Geo-Ingegneria sono preliminari ed inaffidabili.

 Tuttavia si è, in generale, convinti che tali strategie siano poco costose; il costo totale della maggior parte delle opzioni convenienti ammonterebbe forse a poco più di pochi miliardi di dollari, l’uno percento (o meno) del costo per un taglio drammatico delle emissioni.

 Raffreddare il pianeta con tale strategia tuttavia non risolverà tutti i problemi legati al cambiamento climatico. Controbilanciare il riscaldamento rimandando più luce solare indietro nello spazio non fermerà l’aumento della concentrazione di Anidride Carbonica nell’atmosfera.

 Presto o tardi una grande quantità di questo gas finirà negli oceani, dove si trasformerà in Acido Carbonico e questo provocherà l’acidificazione degli oceani è una catastrofe per gli eco-sistemi marini, per 100 milioni di persone che dipendono dalla barriera corallina per i loro mezzi di sussistenza e per molti altri che dipendono da questa per la protezione delle loro coste dalle tempeste e per il supporto biologico della maggiore catena biologica oceanica.

 Nell’ultimo secolo gli oceani sono diventati marcatamente più acidi e le odierne proiezioni suggeriscono che senza uno sforzo serio per controllare le emissioni, la concentrazione di Anidride Carbonica sarà così alta verso la fine del secolo che molti organismi che producono le conchiglie spariranno e la maggior parte degli eco-sistemi della barriera corallina collasseranno, devastando l’industria ittica.
 Recenti studi hanno anche suggerito che l’acidificazione degli oceani aumenterà la grandezza e la profondità delle “zone morte”, aree del mare così povere di ossigeno che gran parte della vita marina, come quella dei calamari, non potrà respirare in modo appropriato.

 L’alterazione dell’albedo della Terra influenzerà anche la circolazione generale dell’atmosfera, le piogge ed altri aspetti del ciclo idrogeologico.
Nei 6-18 mesi dopo l’eruzione del Monte Pinatubo, sono diminuite le piogge e la portata dei fiumi, particolarmente ai Tropici.

 Di fronte a questi pericoli sarebbe meglio convincere i capi dei governi di regioni con precipitazioni sensibili, come la Cina e l’India (con il Nord Africa, il Medio Oriente e le regioni desertiche del sud-ovest degli Stati Uniti) di non praticare, prematuramente, piani di Geo-Ingegneria mal progettati i quali potrebbero devastare la produzione agricola.
 Inoltre alcuni modelli climatici già suggeriscono che risultati negativi - diminuzione delle precipitazioni sulle terre (specialmente ai tropici) e l’aumento delle precipitazioni sugli oceani - accompagnerebbero un progetto di Geo-Ingegneria che cercasse di abbassare la media delle temperature alzando l’albedo del pianeta.

 Tali cambiamenti potrebbero aumentare il rischio di maggiore siccità in alcune regioni e avere un maggiore impatto sull’agricoltura e la fornitura di acqua fresca. Possono essere necessarie politiche complementari come investire in progetti migliori per la gestione delle risorse idriche.

Norme internazionali per la Geo-Ingegneria

 Effetti collaterali disastrosi incerti, ma possibili, degli interventi di questa tecnica sono difficili da paragonare ai pericoli di cambiamenti globali del clima non controllati. E’ probabile che se i paesi incominciano a praticare sistemi di Geo-Ingegneria è perché il cambiamento disastroso del clima è a portata di mano.

 Ma l’assegnazione di colpa dopo un disastro di Geo-Ingegneria sarebbe molto diverso dai dibattiti in corso su chi è responsabile del cambiamento climatico, che è il risultato di secoli di accumulo di emissioni derivanti dalle attività di tutto il mondo.

 Per contro gli effetti collaterali di questi progetti potrebbero essere facilmente riposti nei Geo-Ingegneri stessi. Una ragione per cui le nazioni devono incominciare a costruire utili norme internazionali per governare la Geo-Ingegneria, per valutarne i pericoli e decidere quando agire nel caso di imminente disastro climatico.

Rangers solitari

 Un’efficace strategia politica estera per la gestione della Geo-Ingegneria è difficile da formulare perché per la tecnologia impiegata il normale dibattito sul cambiamento climatico fa girare la testa. Il modo migliore per ridurre il pericolo del riscaldamento globale è, naturalmente, tagliare le emissioni di Anidride Carbonica e di altri gas serra.
 Ma il successo in questa impresa richiederà ai maggiori paesi emettenti, con i loro interessi divergenti, una cooperazione di diverse decine di anni in uno sforzo atto a sostenere lo sviluppo e la completa conversione dei sistemi per una nuova energia con molto meno emissioni. Gli incentivi per evitare gli alti costi per il controllo delle emissioni saranno notevoli.

Pericoli socio-politici sull’uso unilaterale della Geo-Ingegneria

 Per contro la Geo-Ingegneria è un’opzione a disposizione di ogni nazione ragionevolmente avanzata. Un singolo paese potrebbe deviare i sistemi di Geo-Ingegneria dal proprio territorio senza consultare il resto del pianeta. I Geo-Ingegneri desiderosi di alterare il clima del proprio paese potrebbero non valutare o persino non curarsi dei pericoli che le loro azioni potrebbero creare altrove sul clima, gli ecosistemi e le economie. Un progetto unilaterale di Geo-Ingegneria potrebbe imporre costi in altri paesi, come cambiamenti nei regimi delle precipitazioni e portata dei fiumi o impatti negativi sull’agricoltura, la pesca ed il turismo.
 E semplicemente sapendo che la Geo-Ingegneria esiste come un’opzione può allentare la pressione sui governi ad implementare le politiche necessarie per tagliare le emissioni.

 Ad un certo punto del prossimo futuro, è ipotizzabile che una nazione, che non ha fatto abbastanza per affrontare il cambiamento climatico, giunga alla conclusione che il riscaldamento globale sia diventato così dannoso, per i propri interessi, che si impegni unilateralmente nella Geo-Ingegneria.
 Sebbene non è saggio pasticciare con un sistema di clima globale poco conosciuto usando degli strumenti i cui effetti sono sconosciuti, i politici devono prendere seriamente in considerazione la Geo-Ingegneria, perché non è cara, è facile e richiede che sia messa in moto da un solo un governo con sufficiente arroganza o disperazione.
 Eccetto che per un’emergenza gravissima, è improbabile la realizzazione di un accordo universale nel migliore dei modi. Un’azione unilaterale potrebbe creare una crisi di legittimità che potrebbe rendere particolarmente difficile la gestione di progetti di Geo-Ingegneria una volta che sono in corso.

 Sebbene i governi siano gli attori più probabili, alcune opzioni di Geo-Ingegneria sono economiche abbastanza da essere realizzate da individui o corporazioni capaci e/o facoltosi.
 Apparentemente sembra che azioni di Geo-Ingegneria siano roba per un futuro film di James Bond (in realtà non è affatto così), i Geo-Ingegneri del settore privato potrebbero tentare da soli di realizzare con successo progetti di Geo-Ingegneria a prezzi accessibili.

 Ed anche se i governi fanno in modo di tenere i Geo-Ingegneri freelance sotto controllo, il settore privato potrebbe emergere come una forza potente, divenendo un gruppo di interesse che spinge per realizzare e/o piegare la direzione della ricerca e della valutazione della Geo-Ingegneria.

 Società private stanno già facendo esperimenti sulla fertilizzazione degli oceani nella speranza di sequestrare Anidride Carbonica e GUADAGNARE credito per COMMERCIARE sui mercati del carbonio.
Privati imprenditori nella tecnologia per la modifica dell’albedo potrebbero impedire una ricerca ambientale aperta e trasparente in quanto MANOVRANO per ottenere una posizione nel potenziale MERCATO LUCRATIVO nello sviluppare e provare sistemi di Geo-Ingegneria.

 Per evitare tali scenari e stabilire le regole che dovrebbero governare la tecnologia della Geo-Ingegneria per il bene dell’intero pianeta, è vitale la realizzazione di un programma di ricerca con la cooperazione internazionale.



Dalla fantascienza ai fatti

 Nonostante anni di speculazioni e vaghe discussioni, gli studi fatti da ricercatori indipendenti sono notevolmente scarsi. Quasi l’intera comunità degli scienziati Geo-Ingegneri potrebbe stare comodamente nella sala per seminari di una singola università e l’intera letteratura scientifica sull’argomento potrebbe essere letta durante un volo transoceanico. La Geo-Ingegneria continua ad essere considerata un argomento marginale.

 Molti scienziati sono stati riluttanti a sollevare l’argomento per paura che potesse creare un caso morale: incoraggiare i governi a sviluppare tale tecnica piuttosto che investire per tagliare le emissioni. Infatti le imprese di Geo-Ingegneria saranno viste con particolare sospetto se le nazioni che ne finanziano la ricerca non investiranno anche per ridurre drammaticamente le loro emissioni di anidride carbonica e altri gas serra.

 Molti scienziati giustamente temono che borse di studio per la ricerca di Geo-Ingegneria siano sottratte ai fondi esistenti per l’urgente ricerca scientifica..... sulle tecnologie per l’abbattimento dell’Anidride Carbonica. Ma c’è anche un’urgente necessità per una migliore comprensione della Geo-Ingegneria, radicata in studi teorici e misurazioni empiriche. L’argomento richiede anche il talento degli ingegneri, pochi dei quali si sono uniti al piccolo gruppo degli scienziati che studiano queste tecniche.

 Le accademie scientifiche nei paesi emergenti o leader nell’industrializzazione - che spesso controllano i lacci della borsa per maggiori borse di studio - devono orchestrare uno sforzo nella ricerca internazionale trasparente e seria finanziata dai loro governi. Sebbene alcuni lavori siano già in corso, una migliore comprensione delle opzioni di Geo-Ingegneria e delle procedure per la valutazione del rischio renderebbero i paesi senza un grilletto troppo facile e più propensi a considerare di sviluppare sistemi di Geo-Ingegneria cooperando con altri piuttosto che agire da soli.

 (Il Consiglio Internazionale delle Scienze, che ha una lunga storia di successi nel coordinamento scientifico per la valutazione di argomenti tecnici, potrebbe dare un aiuto). Infine sarà necessaria la costituzione di un ente internazionale dedicato supervisionato dalle accademie più importanti, purché con un ampio budget, ligio alle norme di trasparenza e con revisioni fatte da ricercatori indipendenti.

 Nel tempo, con istituzioni internazionali come il Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, si potrebbe prevedere la sintesi delle scoperte tratte dalla ricerca pubblica.


 L’IPCC, che nel 2007 ha diviso il Premio Nobel per il suo ruolo centrale nel creare consenso sulla scienza del clima, non ha considerato la Geo-Ingegneria perché l’argomento è politicamente “radioattivo e c’è scarsità di ricerca da parte di ricercatori indipendenti. Il quinto rapporto di valutazione dell’IPCC sul cambiamento climatico, che si sta progettando ora, dovrebbe promettere di guardare più da vicino la Geo-Ingegneria. L’attenzione dell’IPCC e delle maggiori accademie scientifiche del mondo incoraggerebbe nuove ricerche.


 Un’ampia e solida Fondazione di ricerca sulla Geo-Ingegneria ci aiuterebbe su tre fronti:
Primo: trasformerebbe la discussione su tale tema da dibattito astratto in una valutazione che focalizza il rischio reale.
Secondo: un programma di ricerca sostenuto dalle migliori accademie scientifiche del mondo potrebbe assicurare una copertura finanziaria e politica per esperimenti essenziali, ma controversi: (esperimenti sul campo di aerosol Geo-Ingegnerizzati, per esempio, potrebbero provocare proteste simili a quelle che hanno accompagnato gli esperimenti su colture geneticamente modificate). Tali esperimenti saranno più accettabili se saranno progettati e supervisionati dai più importanti scienziati del mondo e valutati in modo del tutto trasparente.
Terzo: e questo è cruciale, una migliore comprensione dei pericoli della Geo-Ingegneria aiuterebbe le nazioni a elaborare le norme che dovrebbero governare le prove ed il possibile sviluppo delle tecnologie recentemente sviluppate. Gli scienziati dovrebbero influenzare la creazione di queste norme, come gli scienziati nucleari hanno inquadrato le opzioni sui test nucleari ed influenzato i governi centrali durante la Guerra Fredda.

 Se i paesi prendessero effettivamente in considerazione lo sviluppo delle tecnologie di Geo-Ingegneria, nascerebbero inevitabilmente delle questioni sollevate in merito a ciò che fa scattare la costrizione all’uso di questi sistemi.
Oggi nessuno sa quali inneschi climatici siano più importanti per la Geo-Ingegneria perché la ricerca sugli effetti dannosi del cambiamento climatico non è stata strettamente abbinata alla ricerca su se e come la Geo-Ingegneria potrebbe controbilanciare questi effetti.

 Se la comunità scientifica internazionale prendesse il comando nello sviluppo del programma di ricerca, sociologi, avvocati internazionali ed esperti in politica estera avrebbero comunque un ruolo. Infine ci dovranno essere leggi internazionali per assicurare che regole globalmente credibili e legittime governino lo sviluppo dei sistemi di Geo-Ingegneria. Ma efficaci norme giuridiche non possono essere dichiarate in modo autoritario.
Devono essere sviluppate accuratamente con il consenso informato per evitare che si incoraggino le forme canaglia a riguardo.

 Coloro che si preoccupano che a causa di tale ricerca i governi abbandonino i loro sforzi per controllare le emissioni, incluse anche le comunità ambientali, sono inclini ad attuare una proibizione categorica contro la Geo-Ingegneria.
Questa presa di posizione andrebbe ad interferire con la ricerca utilissima su un’opzione (la Geo-Ingegneria) che potrebbe essere - per l’umanità e gli eco-sistemi del mondo - molto meglio che permettere cambiamenti del clima non controllati o una sconsiderata Geo-Ingegneria unilaterale.

 E’ improbabile che una proibizione formale fermi le nazioni o individui canaglie determinate ad utilizzare tecniche unilaterali di geoingegneria; invece un programma di ricerca intelligente e scientificamente sanzionato potrebbe raccogliere i dati essenziali per la comprensione dei rischi delle strategie e stabilirne criteri responsabili per i loro test e sviluppi.


Nuovo mondo coraggioso
 .......ma poiché l’opzione (della Geo-Ingegneria) esiste e potrebbe essere usata, sarebbe pericoloso che gli scienziati e i politici la ignorassero. Valutarne e gestire i rischi potrebbe non richiedere approcci radicalmente diversi da quelli usati per altre iniziative apparentemente rischiose, come l’ingegneria genetica (la cui ricerca fu bloccata negli anni ’70 poiché gli scienziati lavoravano su utili sistemi regolatori), la costruzione e l’uso di acceleratori di particelle ad alta energia (che pochi fisici affermano possano creare buchi neri che potrebbero ingoiare la terra) e lo sviluppo della nanotecnologia (che alcuni si preoccupano possa scatenare nano-macchine che si auto-replicano e che potrebbero ridurre il mondo ad una poltiglia grigia).

 L’opzione di eliminare del tutto il rischio non esiste. Dei paesi hanno tenuto a portata di mano campioni di vaiolo, insieme a campioni di molte altre malattie, come i virus Ebola e Marburg (Il virus Marburg è un filovirus appartenente alla famiglia Filoviridae, responsabile di una febbre emorragica ad elevata mortalità denominata febbre emorragica di Marburg. Il virus prende il nome dalla città tedesca di Marburg dove fu isolato nel 1967) nonostante il pericolo di una inavvertita fuoriuscita.

 Tutti questi sono tentativi potenzialmente pericolosi che i governi, con il supporto scientifico, sono stati in grado di gestire al meglio.

 L’umanità è già stata impegnata in esperimenti geofisici pericolosi pompando nell’atmosfera massicci quantitativi di Anidride Carbonica ed altri gas serra.
La migliore e più sicura strategia per l’inversione del cambiamento climatico è fermare questo incremento di gas serra, ma questa soluzione esige tempo e comporta miriadi di difficoltà pratiche e politiche.

 Nel frattempo i pericoli stanno aumentando. In poche decine di anni l’opzione della Geo-Ingegneria per alcuni paesi potrebbe sembrare meno negativa di incontrollati cambiamenti climatici. Non sarà impossibile che più avanti, nel secolo, il pianeta sperimenterà disastri climatici che metteranno a rischio ecosistemi e prosperità umane.

 E’ il momento di tirare fuori la Geo-Ingegneria dall’armadio per controllare meglio il rischio di azioni unilaterali e di conoscere anche i costi e le conseguenze del suo uso di modo che le nazioni del mondo possano congiuntamente decidere se innalzare uno scudo se pensano che il pianeta ne abbia bisogno.






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