sabato 8 giugno 2019

Incontro con Ighina




Premessa:

Ighina è un personaggio molto controverso e il suo pensiero può apparire bizzarro e a volte infantile, ma ciò non toglie che gli apparati che lui costruiva facevano cose bizzarre e inspiegabili. Egli sosteneva di aver acquisito facoltà di vedere gli atomi, la vista si sarebbe potenziata per mezzo di un particolare microscopio con lenti ruotanti. Le lenti avevano una rigatura che creava un effetto stroboscopico costringendo la vista ad adeguarsi ad un diverso scorrere delle immagini. Sembra però che i microscopio  funzionasse solo con lui.


 Ighina era molto convinto delle sue idee, e cercava in tutti i modi a volte anche usando dei sotterfugi,  di  propagare la sua visione del mondo.

A causa di ciò nei suoi racconti ci sono spesso  incongruenze,   fantasia e mezze verità. Alcuni episodi sono stati addirittura inventati di sana pianta per spingere le persone a credere, ma hanno  ottenuto  spesso l’effetto contrario.
Non ho affrontato questo personaggio  da  fisico, ma mi sono approcciato a mente aperta, con un atteggiamento alternativo di chi ha visto aspetti alchemici stranissimi, per cui per me  il limite tra  il possibile e l’impossibile è  vastissimo.

 Ighina considerava tutto come materia, anche i fotoni che lui  chiamava atomi di luce.  Rifiutava il concetto di spazio vuoto curvo, egli sosteneva che  il vuoto è vuoto e non ha proprietà. In questo aveva una visione simile a Tesla.  Egli vedeva tutto dominato da una sub-particella che lui  chiamava atomo-magnetico che descrive come l’elemento a più piccolo di qualsiasi particella conosciuta, dal nostro punto di vista la cosa che più si  avvicina è forse il neutrino della fisica.

 Una cosa è  assodata, il  fatto che la sua macchina “metereologica”  per regolare il tempo funzionava, è stato  constatato da centinaia di persone se non migliaia, compreso  gli inviati di Rai3. Se non fosse per quella dimostrazione incredibile, i suoi racconti non avrebbero avuto alcun seguito.


La prima volta che andai da Ighina con un amico egli era già avanti negli anni; io ero molto fiducioso e avevo preparato una serie di domande inerenti al suo libro.
Durante il primo colloquio però fu evidente che l’età e la malattia avevano fatto il loro corso, non riuscii ad ottenere risposte precise e non insistetti.
La cosa che mi colpì però  fu quando disse:
“In questa apparecchiatura, ci sono i miei 90 anni di ricerca”.  Mi mostrò un oggetto bizzarro  formato da spirali di alluminio  colorate di colori molto accesi, sembrava un giocattolo per bambini e lui lo chiamava ERIM.

Da un lato ero  incuriosito e dall’altro ero stupito.  Mi ero avvicinato a lui credendo che  fosse un ricercatore che usava apparecchiature elettroniche o magneti ruotanti, quello che mi stava mostrando  era invece un tipico esempio di apparato da rabdomante; certo, differente da altri nella forma, ma uguale nel significato utilitaristico. Ighina disse che quel “coso” equilibrava le energie, purificava l’aria, annullava la geopatia ecc.

Molte altre volte avevo visto cose simili sia fisicamente che su riviste specializzate.

30 anni fa ebbi modo di interagire con un personaggio dotato di “facoltà paranormali”, negli  anni in cui l’ho frequentato ho potuto constatare che nonostante  un guazzabuglio di strane idee  e comportamenti strani, egli dimostrò di avere effettivamente delle capacità straordinarie.

Due anni prima del nostro incontro Ighina aveva avuto un ictus. Quando lo incontrai non riusciva più ad esprimersi chiaramente, gli chiesi se si poteva filmare il colloquio per poterlo riascoltare successivamente, egli accettò di buon grado.

Rivedendo il colloquio, ho potuto apprezzare come   Ighina parlasse a ruota libera, senza cercare l’accordo; egli  esprimeva liberamente le proprie idee  e passava dall’aspetto scientifico a quello esoterico con una tranquillità sbalorditiva. Egli  disse che pur essendo in una sedia a rotelle, riusciva ancora a proiettare la sua consapevolezza fuori  dal corpo. Recentemente aveva preso contatto con il sole, disse che nella realtà più profonda esso risultava vivo e stranamente non era per niente caldo; sembrava un gigantesco cuore che pulsava. Aggiunse che il contatto con una tale potente vibrazione lo aveva messo in difficoltà, con grave rischio per la sua salute.

Poi l’argomento scivolò sul “microscopio lenticolare” citato nel suo libro, Ighina disse che le lenti e l’occhio si devono fondere in un tuttuno, aggiunse che la scienza ufficiale, non avendo avuto a disposizione un tale strumento, stava analizzando la realtà partendo dalla coda invece di partire dalla testa.

Infine mi consigliò di prendere contatto con il suo attuale assistente che poteva dare ulteriori indicazioni.

Presi contatto con il suo collaboratore, (ci furono anche altri che avevano  collaborato con Ighina negli anni precedenti). L’assistente di Ighina si dimostrò molto disponibile, potei prendere visione del materiale cartaceo e mi furono date molte delucidazioni a voce . Purtroppo non potei visionare i vari i strumenti costruiti nel tempo da Ighina. Mi resi conto che dal punto di vista scientifico era tutto fuori schema.

Mi dissero che avevano dato informazioni a vari gruppi, ma che non possedevano più nulla. Alla fine per essere sicuro di aver capito bene   per evitare  malintesi, realizzai un plastico  a cui mi riferii per le domande e risposte.





 Mi resi disponibile a creare un progetto organico per poter costruire il macchinario che aveva reso popolare   Ighina : “la macchina per il controllo meteorologico.”


PROGETTO  GENERALE PER IL CONTROLLO  METEREOLOGICO
Schema generale.


Il progetto si può suddividere in 4 blocchi.
cerchiamo ora di capire come funziona l’insieme.




L’elica rotante riceve energia magnetica positiva o negativa proveniente dal generatore del monopolo magnetico attraverso un cavo di rame molto grosso, si tratta di un cavo flessibile, formato da molti fili  da 5 a 10 millimetri di diametro, tipo quello usato per le messe a terra degli impianti elettrici.

Su questo cavo viaggia l’energia di monopolo creata artificialmente che può essere positiva o negativa a seconda di come viene alimentata l’elettrocalamita ruotante interna.

La spirale aerea serve a catturare e accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici positivi provenienti dal sole (detti anche monopoli positivi ).

L’accumulatore interrato serve a catturare ed accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici negativi provenienti dalla terra (detti anche monopoli negativi).


Ma come si fa a cambiare il meteo?

Ighina sostiene che ammassamenti di “energia magnetica” positiva lanciati nell’atmosfera allontanano le nubi, al contrario se viene lanciata “energia magnetica” negativa le nuvole vengono attirate.

Le nubi del cielo, vengono caricate positivamente  dal sole.

Se si vuole far piovere occorre  irradiare energia negativa, perciò bisogna dare corrente agli elettromagneti, in modo da produrre energia negativa e inviarla all’elica assieme a quella proveniente dall’accumulatore sotterraneo.


ELICA ESTERNA RUOTANTE

L’apparecchiatura esterna che rilascia energia è formata da tre elementi:

Il primo elemento è dato da una specie di elica ruotante formata da due “pale” lunghe 6 metri l’una, costituite da due tubi di alluminio di diametro  80 mm con spessore di 3-4 millimetri. I tubi sono riempiti di polvere di alluminio richiusi con tappi in legno.  L’elica è sostenuta da un palo metallico di alluminio che la alza fino ad una altezza di circa 3-4 metri da terra. Questo perno che regge l’elica è collegato con un contatto mobile ad un grosso filo di rame al  “generatore di monopoli.”

Questo perno deve essere isolato dal suolo, perciò è sostenuto da un supporto in legno.

L’elica è fatta ruotare da un motore che la fa girare a velocità di 10-20 giri al minuto circa.  Il motore è collegato con una cinghia di gomma al perno dell’elica in modo da evitare perdite di energia. In tutto l’apparato non bisogna usare materiali ferromagnetici o calamite. Perché la conduzione dell’“energia magnetica” viene alterata dal magnetismo.




  

LA SPIRALE AEREA 
energia magnetica positiva” dal sole (Yang)






Il secondo elemento esterno è una raggiera che chiameremo “spirale aerea”, essa è formata da 7 tubi di alluminio di diametro 80 mm (o 50 mm) lunghi 6 metri e  riempiti di polvere di alluminio, chiusi con tappi in legno o sughero alle due estremità.

La polvere di alluminio serve ad accumulare “l’energia magnetica” del sole.

Esistono in commercio tre tipi di granulometria per la polvere di alluminio:  grossa, media, finissima. Presumo che vadano bene tutti i tipi in quanto Ighina a volte parla addirittura di trucioli di alluminio, mentre in un altra  un’occasione  Ighina ha affermato che l’alluminio è un materiale che può essere ridotto nella più piccola polvere possibile.

Ighina sostiene che l’energia magnetica penetra per qualche millimetro entro la struttura cristallina dell’alluminio, quindi eventuali trucioli di alluminio non devono superare 2-3 mm di diametro massimo.
Dato che  in fisica si stà studiando strutture granulari microcristalline per accumulare idrogeno, personalmente  penso che più la polvere è fine meglio è.  Va detto però che il costo della polvere ultrafine è molto più elevato del’alluminio trucciolare.

I sette tubi sono collegati fra loro con un filo di rame piuttosto grosso da 4 a 7 millimetri di diametro; si tratta del comune filo di rame usato per la messa a terra degli impianti elettrici.
Il collegamento è doppio, cioè c’è un filo che  percorre un perimetro esterno  ed un altro filo dà una circonferenza interna; inoltre i tubi di alluminio hanno  un filo di rame nudo che li percorre all’interno. I tubi sono sollevati da terra con un sistema di pali in legno fino ad una altezza di 2 metri. La struttura è collocata in modo concentrico al perno che supporta l’elica.

La disposizione è a raggiera con  un angolo di 51 gradi in modo che i 7 tubi si dispongano equamente nei 360 gradi.
Ogni tubo di alluminio é colorato con i sette colori dell’arcobaleno, (di questo daremo  spiegazione più avanti) la lunghezza di 6 metri è quindi suddivisa in sette parti colorate diversamente.

Dalle foto dell’apparecchiatura di Ighina si notano parecchi fili più sottili che sembrano collegare tra loro i vari tubi, oltre ai due grossi fili delle due circonferenze esterne ed interne. Penso siano fili di rame aggiunti per facilitare la distribuzione dell’energia, o fili di alluminio per aumentare la superficie ricevente. Comunque non sembrano essenziali.

Ognuno dei 7 tubi è sostenuto da tre pali di legno di 10 x 10 centimetri, lunghi 3 metri (o più) , un metro è sprofondato nel terreno, i due metri sporgenti sono colorati  alternativamente, il primo metro di colore azzurro  (vicino alla terra) e il metro superiore  in  giallo (proiettato verso il sole) .

Il sistema risulta isolato rispetto al terreno infatti è sostenuto da pali di legno, colorati in giallo nella parte alta, e in azzurro nella parte bassa.
Da tutto parte un grosso cavo da che va al luogo ove si trova il “generatore elettromagnetico dei monopoli”, questo luogo, infatti, funge anche da centrale di comando.

Schema della “spirale aerea” posta su di un piano orizzontale a 2-3 metri d’altezza dal suolo.








ACCUMULATORE INTERRATO
Per l’“energia magnetica negativa” (YIN)


spiraleighina2


Chiameremo il terzo elemento, che completa l’apparato esterno “Accumulatore interrato”; si tratta  di 7 depositi di polvere di alluminio da 100 Kg l’uno per un totale di 700 Kg.

Non sono in possesso di schemi di questi depositi.

Alla richiesta di chiarimenti in data 25/3/2003 Ighina ha parlato in tubi in duro-alliminio interrati verticalmente ad una profondità  superiore o uguale a 2 metri, con diametro di  circa 15 cm. Questo mi fa pensare ad una disposizione a raggiera simile a quella aerea. (Ma probabilmente è sufficiente mettere dei parallelepipedi pieni di alluminio e collegati tra loro.)
I tubi hanno un’anima centrale con un filo di rame nudo e sono collegati tra loro con fili di rame. Dalla foto non appaiono visibili fili superficiali di collegamento, ma i fili evidentemente scorrono sotto il suolo. Da quanto ho  capito i coni larghi che emergono dal suolo, indicati da Ighina nella foto, servono da protezione e/o per l’ispezione dei collegamenti, ad essi connessi.

Ci potrebbero essere anche delle parabole di alluminio a livello di superficie (il collaboratore attuale ricorda delle larghe piastre sagomate a forma di parabola di alluminio) non visibili dalla foto perché ricoperte d’erba.
Probabilmente sono state aggiunte in un secondo tempo per aumentare la potenza dell’apparato. Purtroppo quando sono stato a visitarlo io l’apparato era già stato smontato e non ho potuto vederlo.

Dall’insieme parte un grosso cavo da che va all’interruttore deviatore come si vedrà più avanti.




Ighina ha detto che si può risparmiare polvere di alluminio interrando 7 spirali di tubo di alluminio riempite di polvere colorate di azzurro  2-3 metri sotto terra. Collegate tra loro dal cavo di rame.





 



IL “GENERATORE DI MONOPOLI” O GENERATORE DI ATOMI MAGNETICI






Il generatore di monopoli consiste in una elettrocalamita che viene fatta ruotare.  La rotazione avviene all’interno di un contenitore;  le pareti interne del contenitore sono rivestite da una rete di ferro a maglie fine tipo rete da zanzariera.  La rete deve essere collegata ad un cavo di rame  in più parti; un grosso cavo di rame  raccoglie i “monopoli” che si formano e li porta fuori  dal contenitore per essere utilizzati.
Viene da pensare che ci sia come una specie di centrifugazione dei “monopoli” creati dalla elettrocalamita, questi si depositano sulla rete metallica che riveste le pareti e passano poi sul grosso cavo di rame.

Dal disegno pubblicato nel 1987 risulta che la tensione che alimenta le elettrocalamite deve essere fornita da accumulatori (le comuni batteria della macchina); ne servono 11 in serie ben cariche.
Viene sconsigliato l’uso della corrente di rete con trasformatori, questo sembra trovare la sua spiegazione, in parte dal fatto che si possono raggiungere elevate correnti di spunto, in parte perché ci potrebbero essere delle strane influenze di controreazione che creerebbero seri problemi.

In un colloquio in data 2003 viene però data una nuova versione, Ighina ha detto che la tensione di alimentazione è di 12 volt, inoltre esiste una camma, equivalente alle puntine platinate delle auto, che da per un attimo l’alimentazione, col risultato di avere una sovratensione di spunto, e un miglior raffreddamento dell’avvolgimento.

A questo punto però mi è rimasto un dubbio a riguardo l’alimentazione .

Quindi rimane aperta la possibilità che il tutto sia alimentato con 132 volt, comunque niente vieta di fare le varie prove.

In un’intervista Ighina racconta che assieme a Marconi avevano realizzato i due avvolgimenti in modo da alimentarli con 24 Volt. Quando provarono l’apparato con i 24 volt non riuscirono ad ottenere l’effetto desiderato, così  aumentarono ancora aggiungendo accumulatori ma  non successe niente. Disperati in un impulso di rabbia alimentarono il tutto con tutte le batterie a loro disposizione cioè 132 Volt ben coscienti che avrebbero rischiato di bruciare tutto; ma, non solo gli avvolgimenti non si fusero, al contrario produssero i monopoli con effetti  simili all’effetto Hutchison (è “un’insieme di fenomeni scoperti casualmente da John Hutchison")

Il racconto prosegue citando i vari esperimenti.  Marconi era  preoccupato per un possibile uso bellico  del “raggio della morte” e pertanto  decise di NON divulgare  tutto. Diede l’incarico ad Ighina di divulgare l’apparato dopo 50 anni sperando in una umanità più evoluta. Mi chiedo se lo sia?

Quello che è certo è che l’ultimo assistente di Ighina, ha dovuto rifare questi avvolgimenti, confermando che essi operano al limite della sopportabilità.
Se ho capito bene, non ha importanza la tensione di alimentazione, basta costruire gli avvolgimenti per sopportare un quinto della corrente che poi sarà utilizzata.

Per esempio: volendo usare 12 Volt di alimentazione, utilizzando un filo da 0,7 mm di diametro che sopporta 3 Ampere di corrente, calcoleremo una lunghezza di filo in grado di sopportare 3 ampere con una alimentazione da 2,5 Volt.
Dalla legge di Ohm si ricava 2,5V : 3A = 0,833333 Ohm  che rappresentano la resistenza totale del filo.
Tenendo conto che la resistenza per metro di un filo di 0,7mm di diametro è 0,034, occorrono 24,5 metri di filo per i due solenoidi, cioè circa 12,2 metri per ogni singolo solenoide.

E’ certo l’uso di  “puntine platinate”  poiché anche Ighina ha dato grande risalto alla “grande scintilla che si formava”. Guardando bene il disegno originale di Marconi si può rilevare il contatto mobile.

Trovo strano però che non sia menzionato nella spiegazione.

La corrente continua proveniente dalle batterie arriva alle bobine per due percorsi:
un percorso passa attraverso ad una barra di rame interna al tubo rotativo orizzontale e deve essere opportunamente isolata rispetto al ferro del tubo ruotante;
il secondo percorso è ottenuto sfruttando il tubo ruotante  e il ferro ad U ad esso collegato, il contatto mobile è fornito dai cuscinetti a sfera; in tal modo la corrente passa attraverso al ferro magnetizzato.

Forse questo non è solo un espediente per risparmiare contatti mobili,  ma la corrente, passando per il ferro magnetizzato, potrebbe acquistare caratteristiche particolari. (Vedi gli apparati di Coller , sulla rivista NEXUS )

Comunque, nel dubbio, è bene non portare modifiche in questo punto e conviene trasportare la corrente attraverso il ferro come da progetto.
Non ci sono invece problemi nell’alimentazione del motore, basta che riesca a far fare 200 giri al minuto all’elettrocalamita e che la cinghia sia isolante.

Il cavo che raccoglie l’energia del “monopolo” è costituito da un grosso cavo tipo quello usato per la messa a terra degli impianti, dalla foto si può pensare a un diametro di 4 mm o più.
Questo cavo deve essere ben collegato alla rete  metallica che, come una gabbia di Faraday,   avvolge completamente le elettrocalamite, Ighina ha insistito su questo punto.

Per controllare se tutto funziona, si può ripetere l’esperimento di Ighina, egli mostra delle foto nelle quali un pezzo di cavo viene avvicinato ad una bussola producendo deviazioni dell’ago. Il fenomeno di deviazione dell’ago della bussola, se venisse confermato,  appare come una possibile conferma che questo apparato produce  qualche cosa fuori dalla fisica classica; presentando anche i canoni della ripetitività richiesti.




  1.  Foto al centro si ha il cavo senza energia, la disposizione dell’ago rosso della bussola è posta in modo che il Nord punti verso il cavo.
  2.  Foto a sinistra l’elettrocalamita gira in un senso, il filo percorso dal flusso monopolare così generato, sposta l’ago rosso verso destra.
  3.  Foto a destra  la corrente è invertita e l’ago cambia direzione.
Da prove da me effettuate ho costatato che facendo attraversare il filo, posto come in fotografia, con corrente continua di 12V    6A è si ha una deviazione dell’ago, 10 volte inferiore a quella visibile nella figura.



CHIARIMENTI DEL DISEGNO MARCONI DEL GENERATORE DI MONOPOLI







 
Barra in ferro dolce sezione quadrata   4 x 4 cm. lunga   100 cm.  divisa in tre parti piegata a forma di U

Bobina di induttanza : vedi specifica

  • Cuscinetti a sfera con diametro interno da 4 cm. Un cuscinetto serve a trasmettere la corrente.
  • Tubo in ferro saldato alla sbarra ad U diametro 4 cm. Lungo circa 65cm. Nella parte interna passa un filo di rame isolato tipo quello delle candele delle auto. Alla fine del tubo si inserisce un tappo di isolante, forato al centro per il passaggio del filo di rame.
  • Puleggia per la trasmissione occorre una rotazione di circa 200 giri al minuto. Pertanto se il motore da 600 giri la puleggia ha il diametro di 18 cm.
  • Puleggia del motore con  le condizioni precedenti ha un diametro di 5 cm.
  • Cuscinetto a sfera per trasmettere l’alimentazione al filo interno al tubo.
  • Filo isolato di uscita flessibile con molti fili interni e isolante all’esterno diametro grande. Ben collegato internamente alla rete di ferro. La rete deve essere a maglie rigide (nella foto sembra rete sottile tipo zanzariera) deve formare un involucro avvolgente e ben collegato con il filo di uscita. Su questo filo di uscita si controlla con una bussola il tipo di monopolo.
  • La corrente per il motore può essere quella normale di rete, mentre la tensione continua per gli elettromagneti DEVE NECESSARIAMENTE provenire da accumulatori o pile. Su questo punto non esistono dubbi, Ighina è stato chiaro e categorico.

Ighina usava le comuni batterie di piombo delle auto.

COME INVERTIRE LA POLARITA’

Per cambiare polarità si mantiene la rotazione destrorsa di circa 200 giri al minuto ma si  INVERTONO I COLLEGAMENTI ALLE DUE BOBINE.

Questa affermazione sembra chiarire un punto fondamentale dell’apparato e cioè come vanno polarizzate le due elettrocalamite.

Dopo aver chiesto spiegazioni  su questo punto al precedente collaboratore di Ighina, risulta che gli avvolgimenti sono messi in modo da formare da una parte il Nord e l’altro il Sud.
Da quello che mi è stato detto ho capito che  una calamita permanente a ferro di cavallo che ruoti all’interno della cella suddetta NON GENERA MONOPOLI, essa crea invece una modificazione dello spazio, lo spazio tende a strutturarsi in una sorta di spirale che imita il monopolo. Ighina sosteneva che tale modificazione è pericolosa e pertanto non bisogna sostare nelle vicinanze di una calamita permanente ruotante.

Nel libro Ighina sostiene che i magneti permanenti che si trovano nelle dinamo dei motorini, dopo un certo numero di ore di funzionamento, creano radioattività attorno; egli sosteneva di aver verificato la cosa col contatore Gaigher.

ATTENZIONE!!

Il contenitore con l’elettrocalamita ruotante è pericoloso, nel senso che si riempie di  “atomi magnetici di tipo positivo o negativo”.
Ecco perché l’elettrocalamita ruotante deve essere racchiusa da schermi, formati da 3 strati isolanti fatti da:
materiali inerti che assorbono la radiazione come: mattoni, gesso, polistirolo;
E’ meglio  sovradimensionarli piuttosto che sottovalutarli


CENNI SULLA TEORIA ORGONICA


Quanto segue è frutto di una ricerca personale che è durata 30 anni. In questi anni ho studiato,  osservazioni e verificato i più  svariati campi è da questa lunga esperienza multidisciplinare ho tratto alcune  conclusioni ed idee  che cerco di esporre qui di seguito. Da questo punto userò un  linguaggio  meno formale cercando di evitare formalismi matematici:

La più piccola particella subatomica del piano materiale è chiamata da Ighina “Atomo Magnetico”.
Wilhem Reich (psicologo, guaritore vissuto prima metà del 1900)  identifica questa stessa particella col nome di “Orgone”.

Atomo Magnetico = Orgone

Nel taoismo cinese si parla di energia primordiale e ci si concentra sul suo duplice aspetto Yin e Yang
Mi sembra appropriato pertanto attribuire il nome di Orgone Yang “all’atomo magnetico positivo” descritto da  Ighia; Orgone Yin “all’atomo magnetico negativo”

L’orgone è piccolissimo, sicuramente migliaia di volte più piccolo dell’elettrone.
Così come il numero uno genera tutti gli altri numeri attraverso la somma di se stesso preso innumerevoli volte, analogamente l’orgone genera tutte le altre particelle, attraverso l’aggregazione di se stesso preso innumerevoli volte.

L’orgone è quindi il padre ti tutta la materia.

Voglio ricordare qui, che nessuno ha mai visto come è fatto un atomo nel suo interno, abbiamo solo modelli atomici ricavati scientificamente che ci permettono operare con gli atomi prevedendo i risultati.
Man mano che un modello non regge alla sperimentazione e compaiono dei comportamenti anomali, viene modificato il modello in modo da far quadrare tutto.
Ecco quindi che il modello atomico di Bohr, che paragona l’interno dell’atomo ad un sistema solare in miniatura, diventa alla fine, un modello matematico basato sulla probabilità.
Nessuno può dire con certezza come stiano le cose all’interno dell’atomo, pertanto un modello vale l’altro, purché però dia spiegazione del comportamento degli atomi.

Vediamo come vede l’atomo Ighina. Ricordo che Ighina si è servito di un microscopio inventato da lui chiamato “microscopio lenticolare”, che solo in parte funziona con le leggi dell’ottica. In qualche modo questo microscopio sembra si agganciasse a delle facoltà latenti nell’uomo, potenziandole; con il risultato di poter ottenere ingrandimenti, a suo dire, di quasi due miliardi di volte. (Impossibile secondo la fisica classica)


Facendo un atto di fede iniziale, andiamo a vedere cosa ha visto.

L’orgone è formato una piccola nebulosa centrale (Ighina la chiama “nebula”) circondata da un mantello esterno che funge da membrana.
La nebulosa centrale è una specie di cuore che batte cioè pulsa. La pulsazione può avvenire in due modi:
Pulsazione Yang o centrifuga, si ha quando si nota un anello luminoso che parte dal centro della nebulosa e si allarga verso la membrana esterna dove si deposita.
Pulsazione Yin o centripeta, si ha quando l’anello luminoso parte dalla membrana esterna e si restringe verso l’interno.

Ighina sostiene che l’anello luminoso ha origine dal centro della nebulosa ove c’è un “vuoto”, sembra che questo “vuoto”  comunichi con un’altra dimensione da cui sbuca l’energia.
In fisica esistano i “buchi neri” che ingoiano l’energia e la materia, in contrapposizione si suppone che esistano  i “buchi bianchi” che la riammettono.

Ebbene nel centro dell’orgone Yang ci sarebbe un “buco bianco”, nel centro dell’orgone Yin ci sarebbe un “buco nero”.

Ighina sostiene inoltre che gli atomi sono sempre in vibrazione, hanno cioè una sorta di frenesia e questo non gli permetteva di poterli vedere con il suo “microscopio lenticolare”; per riuscire a calmarli Ighina gli affiancava con sostanze in grado di assorbire l’energia. L’assorbimento dell’energia avveniva attraverso a dei “canaletti”.
Ighina  mostra una foto scattata da lui col suo “microscopio lenticolare”, ovviamente dal punto di vista della fisica classica questa foto non può esistere…
I 5 raggi luminosi, corrispondono ai “canaletti” che stanno asportando l’energia in modo da fermare l’atomo.




Orgoni Yang
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quelli centrifughi che pulsano partendo dal centro espandendosi verso  l’esterno, corrispondono agli atomi magnetici positivi, o ai  monopoli positivi. Sono prodotti dal Sole e sono catturabili con una spirale in filo di alluminio, meglio se dipinta di giallo.
Sono in sintonia col maschile, calore, dinamico, aereo…Tutte caratteristiche con cui stanno bene assieme.  Possiamo dire che  insieme delle qualità che appartengono all’orgone Yang hanno   un effetto di risonanza, la loro presenza permette un miglior  contatto con l’orgone.
Quando gli Orgoni Yang  si muovono lungo una retta, si trasformano da particella ad onda, in tal caso hanno una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione, occorre innanzitutto fissare un asse orientato; prendiamo  la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe allontanarsi l’orgone Yang in rotazione in senso orario.

Orgoni Yin
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quelli centripeti che pulsano partendo dall’esterno verso l’interno,   corrispondono agli atomi magnetici negativi. Tendono a    concentrare la materia, cioè cercano di raggruppare il      massimo di informazioni nella minima quantità di energia.
Sono emessi dalla Terra verso l’esterno.
Sono catturabili con una spirale di alluminio meglio se       dipinta di azzurro. Ruotano in senso antiorario.
Sono in sintonia col femminile, il riflessivo, il ricevente…
Gli orgoni Yin sono generati dagli orgoni Yang che partono dal Sole vengono assorbiti dalla Terra, si concentrano al suo centro, si trasformano in Yin e vengono riemessi. Anche gli Orgoni Yin  si muovono con una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione occorre innanzitutto fissare un asse orientato, prendiamo lo stesso di prima, la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore  abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe avvicinarsi l’orgone Yin in rotazione in senso  antiorario orario.

Insomma vi sto raccontando i principi dell’agopuntura. (Per inciso la pratico da più di 20 anni) Lo Yang genera lo Yin e viceversa.

Esistono infine gli Orgoni misti, essi creano la vita.  Si tratta di due orgoni  uno Yang e l’altro Yin che si “scambiano effusioni”. La vita si basa sull’equilibrio delle forze opposte. Ighina attribuisce il colore verde a questi orgoni misti, infatti, la vegetazione, unica forma di vita che si nutre di luce solare e Terra, è di colore verde e si crea proprio nella superficie della Terra dove le due forze si mescolano. Il verde è la combinazione tra giallo e azzurro. Gli studiosi di fisica affermerebbero che sono una forma d’onda stazionaria, l’una va, l’altra viene.

Esiste anche una formula matematica che può descrivere gli orgoni, detta “equazione cosmologica” di Renato Palmieri, purtroppo non è semplice occorrono nozioni di matematica e trigonometria per capirla. Quando questa funzione viene impostata per generare un fotone elementare, essa genera una figura  geometrica che corrisponde alla foto dell’atomo magnetico di Ighina e vista in movimento, evidenzia delle bolle circolari che partono dal centro e si ammassano alla periferia. Esattamente come descritto da Ighina. Incredibile coincidenza!

Renato Palmieri (vedi appendice) nel suo sito dà l’ordine di grandezza geometrico del diametro dell’orgone, (fotone elementare per Palmieri) nel caso si potesse considerare sferico. Si avrebbe una particella 10 miliardi di volte più piccola del diametro di un protone.
Per chi desiderasse approfondire, si tratta di una funzione d’onda in coordinate polari limitate a due dimensioni c’è il raggio  in funzione dell’angolo,   r = f(angolo). Vedi appendice a fine pagina. Consiglio comunque di scaricare dal sito, il piccolo file che vi permetterà di generare i grafici cambiando i parametri. Bello a vedersi!



Risultato della formula di Palmieri applicata alla particella elementare minima denominata Fotone, se potete guardatela nel sito in movimento.


Stato di ESSERE e stato di DIVENIRE.

Gli orgoni sia Yin che Yang possono trovarsi in due possibili stati fondamentali:
Nello “stato d’ESSERE” sono energie potenziali, non hanno uno scopo urgente, sono tranquilli.
Aggregandosi formano particelle sempre più grosse: quark, elettroni, protoni, atomi, molecole, cristalli…
Nello “stato di DIVENIRE” sono forze,  hanno uno scopo e cercano di realizzarlo.
In questo stato si compartano come un portalettere che deve urgentemente consegnare la posta, ad un ben determinato indirizzo; sono irrequieti si muovono in cerca della particella bersaglio e quando la trovano, per mezzo del fenomeno della risonanza, depositano su di essa l’informazione, che trasportano.
Quindi  sono forze che producono dei cambiamenti e questi possono essere utili o dannosi.

In fisica questa dualità potrebbe corrispondere:

“stato di particella” (ESSERE);
“stato d’onda” (DIVENIRE)

Imprinting o modulazione degli orgoni.

Gli orgoni prodotti dall’elettrocalamita rotante  devono ricevere un “imprinting” o modulazione, in altre parole gli orgoni devono essere comandati ad eseguire un certo lavoro, raggiungere un certo scopo, avere una certa qualità.
Per chi conosce il funzionamento dei computer, possiamo dire che, ogni orgone  è paragonabile a una stringa numerica in “linguaggio macchina” tipo 0110011… con infinite cifre.  Le informazioni che si possono scrivere su un singolo orgone sono praticamente infinite.

L’ermetismo occulto, sostiene che in ogni cosa c’è tutto.

“IL TUTTO E’ IN TUTTO, ed è TUTTO IN TUTTO” Kybalion

In un articolo di Nexus riguardante la cella Joe, un ricercatore dice:
“Per catturare e comandare gli orgoni  è fondamentale rendersi conto che essi sono vivi, intelligenti, con loro predilezioni, e un loro linguaggio. Niente e nessuno costringeranno gli orgoni ad accumularsi nella cella Joe se non accettano la cosa.
Quindi per accumularli dobbiamo creare un posto accogliente e invitarli ad entrare.”

Don Juan quando descrive l’universo, così come lo “vedono” gli stregoni, dice che esso appare formato da un numero infinito di filamenti (orgoni), e ogni filamento è vivo e cosciente. Castaneda gli chiede in che senso vivo? “Vivo come lo sei tu, ha percezioni, emozioni…”

Alcune leggi degli orgoni
– Gli orgoni, quando sono nello stato d’ESSERE (energia), non hanno direzione o verso, ma se uniti ad una sorgente luminosa, o altro, sono guidati e trasportati da questa.

– Gli orgoni, quando sono nello stato di DIVENIRE (forze) si comportano in modo simile all’elettricità e alle onde.
– Gli orgoni, sono disturbati dal magnetismo, e quando si muovono, cercano di evitare di passare attraverso materiali ferromagnetici.
– Pertanto buoni conduttori di elettricità sono anche buoni conduttori orgonici, però il ferro non va bene perché magnetizzabile, mentre l’acciaio inox 18/10,  essendo molto meno magnetizzabile, va bene.
– Gli orgoni hanno la tendenza ad accumularsi, “effetto gregge”; in questo differiscono molto dall’elettricità. Le cariche elettriche dello stesso segno si respingono e se possono, si disperdono, gli orgoni fanno il contrario per loro vale il principio alchemico di risonanza “il simile attira il simile”. Più gli orgoni hanno lo stesso imprinting più facilmente si cercano.
Questo permette di creare accumulatori specifici ed ha a che fare con il principio dei farmaci omeopatici.

L’agopuntura ha sempre sfruttato queste conoscenze

Torniamo all’imprinting, forse un esempio pratico chiarisce più di tanta teoria.
Prendiamo un ago usato oggi in agopuntura, c’è un filo sottile di acciaio con punta che funge da ago, avvolto con una spirale di filo di rame. Se  si considera il verso,  dalla coda alla punta, il filo è avvolto in modo orario, quindi se rivolto con punta a Terra e coda al Sole, corrisponde alla spirale gialla cattura Yang.



 
Faccio notare che Ighina, per fare le prime spirali usava il rame, poi si è accorto che l’alluminio andava meglio. Per inciso si potrebbe usare anche altri materiali, si usa per esempio l’argento.

Ora se dovessimo infliggere un ago in un punto della pelle dove manca l’energia Yang (pelle fredda, pallida…) e volessimo aumentare il più possibile l’introduzione degli orgoni Yang cosa dovremmo fare? Provate a rispondere a queste domande:
1° mentre penetriamo la pelle, quale movimento dell’ago aumenterebbe lo Yang, orario o antiorario?
2° Se usassimo aghi colorati di che colore li scegliereste?
3° Se dovessimo scegliere se scaldare o raffreddare cosa fareste?
4° Se doveste scegliere il tempo atmosferico scegliereste il sole o la pioggia?
5° Se doveste scegliere una stagione quale?

Ognuno di questi fattori aggiunge un po’ di “energia orgonica Yang”. Cioè prepara il terreno ed invita gli orgoni Yang ad entrare ed accumularsi.
L’energia orgonica Yang che sarà iniettata sarà il risultato della somma di tanti fattori, non tutti però hanno lo stesso peso, il più importante è di gran lunga l’agopuntore.
L’essere umano può riuscire a gestire con il suo corpo notevoli livelli di energie orgoniche; quando il guaritore manipola l’ago con intenzioni e volontà adeguate,  può trasferire quantità ottimali di energie al paziente.
Le energie, che l’agopuntore trasferisce al paziente toccando l’ago, o anche con la sua sola presenza, hanno ricevuto il suo imprinting, e soprattutto la sua intenzione.
Per questi motivi, in agopuntura, è l’agopuntore che conta; più della metodologia, più della tecnica usata.
Nella Cina antica quello che contava era il risultato, non la fama, non i diplomi; il mandarino pagava l’agopuntore solo se lo manteneva in salute; quando insorgeva una malattia, lo stipendio era immediatamente sospeso.

Anche la medicina ufficiale ha dovuto prendere atto dell’influenza della psiche nel rapporto malato paziente, per verificare l’efficacia oggettiva di un farmaco non basta più la prova in “cieco” (il paziente non sa se sta prendendo un medicina o un placebo)
Ma serve il “doppio cieco” (ne il paziente ne il medico sanno se stanno prendendo una medicina o un placebo)

Ma ecco ora le risposte. 
1° orario
2° giallo
3° calore (il riscaldamento dell’ago si chiama moxa, vegono bruciate particolari erbe per ottenere adeguati imprinting)
4° il sole
5° l’estate.

Avete risposto esattamente, bravi! State diventando agopuntori. Altrimenti rileggete.

Ighina sostiene che se si fanno passare gli atomi magnetici attraverso una sostanza, all’uscita gli atomi magnetici acquistano la caratteristica vibrazionale. (Solo se ne hanno voglia aggiungerei io).  Quando si opera con piccole particelle elementari non vale più la fisica classica, i comportamenti cambiano, la ripetibilità risulta incerta.
L’orgone va considerato per metà materiale, cioè ubbidiente alle leggi fisiche, per l’altra metà mentale, cioè è in grado di percepire, reagire o subire un pensiero intenso e volitivo.

E’ come se ci fossero due mondi uno che genera l’altro; c’è il mondo della mente, emozioni, desideri, e c’è il mondo della materia fisica; il primo genera il secondo ma anche il secondo cambia il primo (sempre lo stesso ritornello, lo Yang genera lo Yin e viceversa); ebbene l’orgone è la più piccola particella del mondo fisico e nello stesso tempo la più grande particella del mondo mentale.
Forse per questo i sensitivi lo colgono usando l’altro corpo, i fisici invece non lo possono catturare, infatti, non hanno niente di più piccolo da mandarli addosso per rivelarlo.
Ighina era sicuramente poco scientifico, non si curava di dare dimostrazioni, dava soprattutto le conclusioni, senza dare possibilità di verifiche indipendenti, se non gli credevano …peggio per loro. Ovviamente la scienza lo ha sempre ignorato o …peggio. Alla fine diceva di essere passato nella categoria dei “E chi se ne frega.”

Come sensitivo Ighina era eccezionale. Egli scopriva, più che con l’intuito, con la vista sensitiva.
Dove porta tutto questo discorso?
Ritorniamo al contenitore entro il quale ruota l’elettromagnete pulsato, esso dunque contiene orgoni in grande quantità, essi possono sembrare innocui, non si vedono e quasi sempre sono tranquilli o ricevono imprinting non nocivi. Siccome le condizioni fisiche, chimiche, emozionali, mentali in cui gli orgoni sono immersi cambiano, può succedere questo:
Un individuo vuole osservare il funzionamento dell’elettrocalamita ruotante, toglie le protezioni apre e costata che non succede niente. Col tempo si abitua a trascurare ogni precauzione e considera l’energia orgonica innocua. Un brutto giorno però ha uno stato d’animo arrabbiato con se stesso o altro, è anche molto concentrato è quasi una fissità, apre la camera dell’elettrocalamita sembra che non succeda niente. Il giorno dopo però il braccio gli fa male e tende a paralizzarsi… non capisce, e non collega la causa con l’effetto. Ighina racconta alcuni fatti di questo tipo, dovette intervenire per demagnetizzare l’organo malato.
Giocherellare con il filo nudo di rame, mentre è in rotazione l’elettrocalamita è come giocare con il filo di un parafulmine, va bene 1000 volte ma se va male…

Ighina ha sempre sostenuto che la morte di Marconi aveva a che fare con gli orgoni.

Ecco cosa dice in un’intervista:
“…Difatti Marconi è morto per quello. Io ero dal ’36 che abitavo già qui ad Imola. Glielo avevo detto: ‘Mi raccomando Guglielmo, telefona se hai bisogno di fare qualche esperimento, mi raccomando…’. Lo avevo già salvato due volte. In una stavo per rimetterci la pelle anch’io. Perché lui adoperava i monopoli con facilità.
 E i monopoli cosa fanno?
Fanno la scomposizione della materia sulla materia stessa. Lui ha fatto l’esperimento e c’è rimasto. Si, effettivamente aveva messo lo schermo magnetico, ma non era sufficiente. Quando sono andato a Roma a vederlo nella bara, ho notato che egli aveva sotto la pelle come degli gnocchetti neri. Allora ho capito che era morto perché non era più circolato il sangue. I medici avevano detto che aveva una cosa nel cuore, come la chiamano loro? Boh… Tutti dicevano che Marconi era morto di Angina Pectoris…”
Mi rendo conto che tutto questo sembra pazzesco, per di più non posso dimostrarvelo; i colleghi di fisica potrebbero criticarmi in tanti i modi e a ragione, dal loro punto di vista.
Servirebbe a qualcosa dirvi che ho potuto far crescere le piante del 300% in più rispetto ad un gruppo di controllo, solo usando la volontà?
Che ho visto usare la mente per far sparire oggetti con assoluta impossibilità di trucco? E… molto altro.

No! Non servirebbe. Anche voi vorreste una prova, una verifica che non posso darvi, e siccome io sono d’accordo col metodo scientifico vi do ragione.
Così voi dormite sogni tranquilli. Io purtroppo no, perché sono impegnato a dimenticare ciò che ho verificato e che ammette come unica soluzione, l’esistenza dell’orgone mentale.

Ma siccome sono invidioso del vostro quieto riposare, aggiungo un’altra pulce nell’orecchio.
La pulce riguarda Ighina e la sua medianità poco nota.
Riporto testualmente  un pezzo dell’articolo di Leo Talamonti sulla rivista “Scienza ed ignoto” l’anno dovrebbe essere 1972.

Antefatto: succede che previsioni di Ighina relative a un contatto con extraterrestri va buco. Erano intervenute più di 2000 persone.
Il giornalista Leo Talamonti fa una domanda che teneva in serbo da tempo ad Ighina e i suoi collaboratori.
 …Si sono guardati per un attimo indecisi, e poi si sono arresi. Non ricordo le parole precise che avevo dette, ma il senso era questo:
 “Voi sapete troppe cose insolite e strane, e tutte queste storie sull’atomo magnetico non le avete inventate voi, è inutile negare: chi ve le ha suggerite, o raccontate?”
E’ allora che è venuta a galla tutta la storia “vera”, e cioè quella di Ighina che cade ogni tanto in trance  “cade proprio li, su quel punto del pavimento” e  nel corso della trance riceve notizie, ammaestramenti ed ordini: soprattutto ordini.
  1. “Chi li impartisce, questi ordini? “.
  2. “A volte l’uno, a volte l’altro: ma è Scegustori, che comanda”.
  3. “E chi è questo Scegustori ”
  4. “Il Capo”.
  5. “E’ mai venuto qui?”
  6. “Si, una volta, con una decina di altri”.
  7. “E com’erano fatti?”
  8. “Vagamente umani… Ma io vedevo bene solo lui, Scegustori, gli altri erano un po’, evanescenti”.
 Ora il volto di Ighina è teso più che mai, e ammicca involontariamente con gli occhi. L’interrogatorio prosegue:
  1. “Se ho ben capito, Lei è come un soldato che sia stato arruolato suo malgrado; è cosi?”
  2. “Fatto abile e arruolato”, come dicono ai giovanotti di leva”. Annuisce.
Altra domanda; chiave: “E ha provato mai a disobbedire”?
 E’ o non è vera e propria angoscia, quella che si dipinge per un attimo sul suo volto?
  1. “Direi di si.”
 Mi narra di una macchina – una dalle tante – che era in corso  di allestimento, e che lui aveva voluto far funzionare prima del tempo, contro il divieto esplicito del Capo. La punizione fu immediata: un incendio tremendo che stava devastando il laboratorio, e che i pompieri non riuscivano a domare; non potevano neppure avvicinarsi, tanto il calore era forte. Ma si avvicinò Ighina, protetto dal “campo” della poltrona magnetica, e spense in un batter d’occhio l’incendio, con un idrante strappato dalle mani di un pompiere.

Data l’apertura alle confidenze, vengono a galla molte cose, alcune delle quali inattese. Ighina – stando a questa seconda e più attendibile versione che ci dà di se stesso – non solo cade in trance, ma si sdoppia: per esempio, può andare a vedere che sta facendo il figlio in questo preciso momento, oppure può mettere paura, o far dispettucci, a persone lontane. 

Sentiamo che la verità è questa non l’altra.

A volte gli balena qualche intuizione che riguarda l’avvenire; e così via… 

Ora che ci pensiamo, non è il solo medium che si vergogni di esserlo, e che – essendo posseduto, per così dire, dal suo sogno – ottenga anche un qualche effetto paranormale, avendo cura pero’ di mascherarlo accuratamente con una elaborata trama pseudo-scentifica. 

A Faenza. per esempio ce n’è un altro; e poi c’è un frate benedettino – specialista di musica antica – il quale ama far credere di aver inventato e costruito apparecchi di una tale fantascientifica potenza, che quelli di Ighina, al confronto, scompaiono. Possono fotografare il passato, pensate. Non siamo sicuri di poterle chiamare imposture: se mai, si tratta di “fiabe vissute”, e alle quali sono gli stessi protagonisti, i primi credere.

PRIGIONIERI DEL SOGNO
Sono i prigionieri del sogno, i teleguidati. Se si vuol parlare di inganni, è bene precisare che i primi ad essere ingannati sono proprio loro; e da chi?
Qui i pareri divergono a seconda che si ammetta, o no, l’azione di un’ intelligenza estranea. Esiste veramente, questo  Scegustori?  E chi è, o cos’è?
E’ troppo presto per tentare di rispondere a una domanda come questa…                                                                                             LeoTalamonti

Bravo Talamonti!  Fa bene a non trarre conclusioni affrettate la medianità è una brutta bestia da capire, ti sguscia dalle mani come un’anguilla.
Quando raggiungi una certezza, ecco che accade qualcosa che te la smonta e viceversa. Me lo confermò anche il compianto De Boni che ne aveva viste di cotte e di crude.
D’altra parte bisogna comunque dare una risposta a questa domanda:
Come fa il pensiero a condizionare la materia?
Stranamente Ighina dà una visione possibile, in concordanza con quella cinese  e con la teoria orgonica di Wilhem Reich, con l’alchimia, … insomma quadra tutto.
L’obbiezione più ricorrente che viene fatta è la seguente: Ighina sosteneva che la terra è ferma il sole pure e i pianeti sono cavi, era evidentemente matto.

Ma supponiamo che l’universo sia come una realtà virtuale a due dimensioni rappresentata su un monitor controllato da un computer; noi che viviamo sullo schermo sosteniamo che c’è un Sole una Terra che gli gira attorno ecc. Ad un certo punto alcuni degli abitanti dello schermo si accorgono di vivere nel computer, cominciano a dire che il Sole e la Terra sono fermi ma che l’unica cosa che si muove sono dei dati che scorrono che simulano tutto, insomma sto descrivendo quello che è espresso nel film Matrix.
Come possono essere creduti da chi non conosce altro che ciò che è rappresentato sullo schermo?


Un lato molto positivo e poco conosciuto di Ighina
Da ultimo vorrei ricordare come Ighina si dedicava a curare gli ammalati.

Dal Libro Pier Luigi Ighina profeta Sconosciuto:
…Con l’energia ritmico magnetica si possono guarire moltissime malattie anche gravi. Per questo nel laboratorio di Imola avevamo costruito una poltrona magnetica che dava dei risultati veramente notevoli. Una sera – parlo di 34-35 anni fa – venne a trovarci un medico di Bologna che era molto aperto nei confronti delle cure alternative. Aveva sentito parlare dell’energia magnetica e voleva avere delle spiegazioni in merito. Gigi (Ighina) sapeva ormai a memoria tutta la presentazione che non si stancava mai di ripetere anche più volte al giorno.
 Il medico ci disse che la teoria era affascinante, ma che lui voleva vederne in pratica la validità. Gigi (Ighina) rispose che avevamo curato e guarito diversi malati, ma che ultimamente era venuto l’ufficiale sanitario, accompagnato dai vigili, e che aveva minacciato di denunciarlo per esercizio abusivo della professione medica se avessimo continuato. Al che il dottore disse che lui era medico e che nessuno poteva impedirgli di sperimentare i nostri strumenti. Al momento aveva appunto una paziente che era già stata operata per tumore al seno.
L’avevano sottoposta alla cobalto terapia ma ormai non c’era più alcuna speranza perché le metastasi si erano diffuse in tutto l’organismo. “Avrà sì e no due o tre settimane di vita – disse – Domani ve la porto e vediamo un po’ cosa succede”.
 Il giorno dopo tornò con la donna che a stento si reggeva in piedi. Dovemmo trasportarla su una sedia fino alla poltrona magnetica dove si sedette. Evidentemente il medico era rimasto favorevolmente impressionato perché aveva portato con sé una cinepresa con la quale riprese la paziente seduta in poltrona a torso nudo. Povera donna! Dove era stato asportato il seno, c’era un enorme ferita purulenta e maleodorante.
Cominciammo ad irradiarla di energia per circa 20 minuti, dopo di che la congedammo, non senza averle consegnate due bottiglie di acqua minerale magnetizzata. Quel giorno era un martedì e le fissammo un appuntamento per il sabato successivo. Ma il venerdì sera vedemmo arrivare il medico senza alcun preavviso in uno stato a dir poco euforico. “Ma cosa c’è in quell’acqua che le avete dato? – esordì – Lo sapete che dopo averla bevuta ha ripreso appetito?! Il colorito del viso sta ritornando roseo, ha riacquistato le forze e riesce a camminare! Ma la cosa più stupefacente è che sulla ferità si sta formando un velo epiteliale!!”. Naturalmente il suo entusiasmo si comunicò pure a noi. Il medico aveva portato con sé una coltura contenente una varietà di amebe microscopiche, voleva osservare quale effetto produceva l’acqua magnetizzata sugli organismi viventi. In laboratorio avevamo alcuni microscopi che arrivavano a circa 200 ingrandimenti, più che sufficienti per osservazioni di quel tipo. Sia il medico che io mettemmo una goccia di coltura sul vetrino ed osservammo quanta vita era rinchiusa in quel piccolo spazio. Le amebe si muovevano e si riproducevano. Era veramente uno spettacolo affascinante. A questo punto aggiungemmo una goccia di acqua irradiata che provocò un piccolo maremoto, al termine del quale le amebe erano scomparse. Facemmo diverse prove sempre col medesimo risultato. Allora il dottore disse che aumentando il volume della goccia, forse le amebe si rifugiavano nel fondo e non si riusciva a metterle a fuoco.
 “Faremo così – disse – lei Alberto cerchi di inquadrarne una, e quando ci riesce io toccherò la goccia di coltura con la punta di uno stecchino intinto nell’acqua, vediamo cosa succede”.
 Dopo un po’ centrai con l’oculare un’ameba che ruotava su se stessa.
“Ce l’ho, dottore. Tocchi la goccia!”. Come la punta dello stecchino venne a contatto, vidi l’ameba esplodere, disintegrarsi come un bomba.
-“E’ esplosa dottore! L’ameba è esplosa!”
-“Impossibile – disse lui – anche se si fosse trattato del più potente dei veleni si sarebbe bloccata o deformata, ma mai esplosa!!”
-“Senta, provi lei. lo ho visto bene e sono sicuro che è esplosa”.
Dopo un po’ anche il dottore inquadrò un’ameba e appena io toccai la goccia urlò:
“E’ esplosa! E’ esplosa per davvero! Adesso ho visto anch’io.”
Ripetemmo l’esperimento più volte sempre col medesimo risultato: le amebe esplodevano. Il dottore disse che bisognava ripetere gli esperimenti e preparare una relazione che egli avrebbe presentato al prossimo congresso medico e che comunque, visti gli effetti dell’acqua irradiata, non disperava di veder guarita anche l’ammalata che stava curando.
 Il dottore ed io eravamo entusiasti mentre Gigi sembrava non voler partecipare alla nostra euforia. Infatti disse al medico che le cure magnetiche applicate alle malattie croniche determinavano come un regresso nel tempo dell’organismo malato, che cioè ricapitolava all’incontrario le fasi che avevano portato al suo aggravamento. Tale ricapitolazione avveniva in un tempo breve, ma era inevitabile un temporaneo aggravarsi dei sintomi dolorosi. Il giorno dopo il dottore tornò con l’ammalata che riuscì a camminare e a sedersi sulla poltrona da sola. Era veramente migliorata in modo eccezionale. Dopo averla irradiata per altri 20 minuti ed averle consegnato altre due bottiglie d’acqua, Gigi ritenne doveroso avvertire la signora che il giorno dopo avrebbe avvertito dei dolori e di non preoccuparsi perché essi annunciavano un miglioramento e cioè il ripristino della vitalità organica. “Dolori? – disse lei – Ma io ho già sofferto tanto e non voglio più soffrire!”. Succedeva questo: mentre il corpo della malata era disponibile a reagire positivamente agli stimoli energetici, l’animo della donna ormai era come morto perché non riusciva più ad affrontare le sofferenze della vita. Così come Gigi aveva predetto, il giorno dopo la donna fu assalita da forti dolori che cercò di attenuare assumendo una dose massiccia di calmanti e dal quel momento si rifiutò di proseguire le cure.
Visse ancora sei mesi e poi morì. Due giorni dopo il medico tornò. Ci disse che era dispiaciuto di non poter portare a termine ciò che era iniziato in maniera così promettente, ma che noi tuttavia avevamo la prova dell’efficacia delle cure magnetiche e ci propose di ripetere l’esperimento con le amebe.
Ci mettemmo subito all’opera e costatammo con grande sorpresa che le amebe non esplodevano più, anzi sembrava che il contatto con l’acqua magnetizzata accelerasse il loro metabolismo ed accrescesse la loro vitalità. Infatti si muovevano con brio e si riproducevano più velocemente. Provammo allora a caricare al massimo di energia l’acqua, ma non ci fu niente da fare: le amebe non esplodevano più. lì dottore ed io restammo delusi e scoraggiati dopo di che lui se ne andò e da quel giorno non lo vedemmo più. Gigi come al solito era restato imperturbabile insegnandoci col suo comportamento l’importanza di saper accettare la negatività. Passò del tempo ma io non riuscivo a liberarmi dagli interrogativi: perché le amebe prima erano esplose e poi vitalizzate? Come ci si poteva fidare di un’energia che dava dei risultati così contraddittori? Queste domande mi ossessionavano. Poi improvvisamente un lampo di luce illuminò la mia mente: “Ho capito!” gridai dentro di me. La sera delle esplosioni il nostro stato d’animo era euforico, quindi nell’acqua magnetizzata non c’era solo l’energia prodotta dall’elettrocalamita ma anche quella irradiata dal nostro entusiasmo!” Non mi aveva forse insegnato Gigi che esisteva nell’universo un’unica energia che si differenziava per riflessione e comunque era la causa efficiente di tutti i fenomeni? Nel primo esperimento la semplice energia vitale contenuta nelle amebe messa in comunione con la vibrazione altissima del nostro entusiasmo non aveva resistito ed era esplosa, mentre la seconda volta il nostro stato d’animo era normale, forse anche un po’ depresso e quindi non aveva aggiunto alcun apporto energetico umano all’acqua magnetizzata. Ma allora se le cose stavano così, lavorando con l’energia magnetica non si poteva più scindere “quel che si è da quel che si fa”. Quindi nel campo delle esperienze con l’energia ritmico-magnetica il concetto del distacco, dell’obiettività scientifica, non aveva più alcun valore perché chi è quell’uomo che può dire di non aver desideri, speranze, paure, sia nella mente che nel cuore? Quindi era necessario predisporsi con valori positivi interiori per ottenere dei risultati corrispondenti all’esterno. Così l’amore, la passione e la fede con cui si effettuavano gli esperimenti, diventavano un elemento indispensabile per la loro riuscita. Ora capivo perché i veri alchimisti dicevano che si poteva fabbricare l’oro solo distillando, sublimando e trasformando le sostanze più vili che corrispondevano alle umane passioni, con un lungo e paziente lavoro di purificazione. La pietra filosofale non era altro che il corrispondente materiale della Fede certa e priva di dubbi. Corsi subito da Gigi per dargli la grande notizia:
–  “Gigi, ho scoperto che con la Fede si può far tutto anche i miracoli!”. Lui sorridendo mi disse:
-“Quel che dici è vero. Con la fede possiamo provocare delle modifiche anche sostanziali all’energia presente in ogni materia vivente e non, purché vi sia in noi una fonte di energia superiore più potente di quella presente in ciò che vogliamo modificare e sai chi è quella fonte?”
-“Dio”.
-“Proprio così” rispose Gigi mentre il suo viso s’illuminava di una luce che pareva
venisse da un altro mondo. “Vedi, gli scienziati sono talmente imprigionati nella gabbia…

Conclusione

Rimane infine da stabilire come manovrare l’apparato. Su questo punto mi mancano informazioni.
Per chiarire la cosa mi sono recato da Ighina con un plastico in scala dell’apparato ed ho chiesto, come dovevano essere collegati i due cavi provenienti dalla spirale aerea e da quella sotterranea, Ighina è apparso in difficoltà nel capire e nel rispondere aveva 92 anni e aveva appena superato un ictus. Il collaboratore attuale faceva un po’ da interprete perché Ighina pronunciava male le parole.

In un primo tempo Ighina ha detto che bisognava collegare all’uscita della rete che avvolge l’elettrocalamita o l’uno o l’altro dei fili.
Collegando il cavo della spirale aerea con monopoli positivi, assieme all’energia proveniente dall’elettrocalamita regolata in modo che produca monopoli positivi, si ha la somma delle positività e si respingono le nuvole.
Idem con i monopoli negativi.

Tuttavia poco dopo nel corso di chiarimenti Ighina ha dato una seconda versione.

Da quello che ho capito  ritengo che  il filo della spirale aerea va collegato ad un polo della batteria, il filo proveniente dall’accumulatore sotterraneo va collegato all’altro polo della batteria. E’ come se ci fossero due batterie in parallelo.
Io pensavo che  l’energia di monopolo poteva scaricarsi attraverso la batteria, tentai di fare questa obbiezione ma non riuscii a farmi capire.

Uscii molto perplesso, mi sembrava strano che ci fossero tutte queste incertezze su dei punti così fondamentali. Negli incontri avevo avuto la sensazione netta di trovarmi di fronte ad un medium più che ad un uomo di scienza. Ero abituato a conoscere questi personaggi, preciso che a quel tempo non avevo letto l’articolo di Talamonti succitato; c’era una domanda che mi prudeva:
La macchina meteorologica ha funzionato anche quando Ighina non era presente?
Posi questa domanda  all’assistente ma egli non seppe rispondere, allora gli confidai i miei dubbi e gli dissi: “Leggendo gli scritti pensavo che Ighina fosse uno scienziato alternativo, con un pizzico di sensitività, ma ho l’impressione che sia molto sensitivo e poco scienziato”.
Ci fu una reazione appassiona di difesa, quasi avessi fatto una grave offesa.
Ora dopo aver letto l’articolo di Talamonti penso che avevo proprio ragione.
Ecco cosa mi è stato recentemente riferito da un ex collaboratore di Ighina precedente:
“Nell’ultimo periodo della sua vita, Ighina nella buona stagione, rimaneva seduto per molte ore su una poltrona nel cortile antistante la sua casa. Non potendo più andare in laboratorio, si divertiva a stupire quanti andavano a trovarlo, facendo annuvolare o schiarire il cielo accendendo e spegnendo di continuo un telefono portatile. Naturalmente non era il telefono ad agire sulle nuvole; esso serviva solo come strumento di concentrazione al servizio della volontà della sua fede (ndr o meglio dire volontà). Con questo non voglio dire che il generatore e le altre apparecchiature fossero inefficaci o inutili; tutt’altro.  L’energia da essi prodotta “innescava” l’utilizzazione della fede quale canale d’accesso al serbatoio inesauribile di energia spirituale di origine divina presente negli innumerevoli centri neutri sparsi in tutto l’universo ma in perenne comunione fra loro.”
Tornato a casa meditai sulla cosa, decisi che il tutto andava approfondito con calma, partendo dalla verifica di piccole cose facili.
Ighina introduce una strumentazione, perché allora non verificare almeno le cose semplici?
Il generatore elettromagnetico di monopoli e la deviazione dell’ago magnetico appaiono alla nostra portata. Certo può succedere che tutto funzioni solo per una parte, l’altra parte (l’imprinting) probabilmente deve essere fatta da una mente volitiva ed educata, ma si tratta solo di allenamento.
Infine cosa ha guadagnato Ighina da tutto ciò, gli ho fatto questa domanda nel 2003 mi ha detto: “Ho guadagnato conoscenza, ma purtroppo, solo per me stesso” comunque ha aggiunto “ne è valsa la pena.”

E’ così che da un anno ho la casa piena di spirali d’alluminio, e l’orto inframmezzato dalle stesse. Devo dire che la verdura è più sana.
Mio cognato un giorno mi chiese cosa facessero tutte quelle spirali d’alluminio, mia moglie si mise a ridere; allora lo portai a vedere. C’erano 6 cavoli cappucci gli dissi guarda le foglie più esterne sono rosicchiate dagli insetti, “osserva questa pianta è perfettamente sana vero?”  “Si è l’unica che non ha buchini  fatti da animaletti parassiti.” Rispose.
“Ebbene non trovi strano che sia l’unica pianta circondata da una spirale d’alluminio?”
“Ma questa è un’evidente dimostrazione che funziona” disse
“Occorrono altre verifiche” esclamai.

Però pensavo: “Sono io con la mia sensitività e la spirale è solo una scusa, o essa porta un reale contributo?“ Non va dimenticato che sono riuscito ad ottenere un aumento del 300%, senza spirali e posizionando le piante a 2 Km di distanza da me.
Se avessi confidato questi dubbi a mio cognato, se avessi detto che la mente, quando allenata e resa volitiva, può controllare la materia, se avessi detto che L’UNIVERSO è MENTALE avrei goduto ancora della sua amicizia?

Non ho rischiato e me ne sono stato zitto.


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