Nell’autunno più “old-style” che si ricordi in Italia da lustri a
questa parte, ovvero ricco di precipitazioni e di associati episodi di
dissesto idro-geologico, endemici per un territorio fragile come quello
italiano, era solo questione di tempo prima che il Rescue Team tirasse fuori tutto il suo armamemtario clima-catastrofista. Parliamo qui della declinazione della narrativa nella modalità “fenomeni estremi”. Categoria in cui ovviamente ricade il recente episodio di acqua alta record a Venezia.
Immediatamente si è levato infatti il grido di dolore del clima che
si sfascia sotto i nostri occhi. Timidamente qualcuno ha fatto notare
che rimane imbattuto l’evento del 1966 passato alla storia come “Acqua
Granda”. Ma poco importa: i record si usano solo quando fanno comodo.
Infatti Repubblica sentenzia: “di
fronte a ciò che sta accadendo, con Venezia sommersa da quasi 2 metri
d’acqua, nemmeno i negazionisti più accaniti possono far finta di non
vedere gli effetti dei cambiamenti climatici, o fare spallucce con la
tranquillizzante vulgata secondo cui nel passsato “era già successo”. Capito l’antifona? Se è già successo in passato, chissenefrega, questa volta sappiate che è colpa del Climate Change, mentre prima no. E se non siete d’accordo, allora siete negazionisti.

