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martedì 4 giugno 2019

La Strada che porta alla Realtà

 

 

1° capitolo di un saggio ipotetico


La scomparsa della logica



      L'Ombra dei Controllori
Io non credo che la complessità dei “punti di risveglio” abbia da subito percepito la realtà intorno ad essa in termini materiali (elementi e composti), né che abbia inteso la percezione della stessa in termini di segnali elettrici, né tanto meno che abbia riconosciuto sé stessa in termini di neuroni e sinapsi. In un momento successivo al risveglio alcuni dei “punti” devono aver cercato di mettere il guinzaglio a tutti gli altri per favorire un ritorno all’unità. Così è stato impresso uno schema a una profondità tale dell’intelletto da risultare difficilmente individuabile e ancora meno estirpabile. Per mezzo dello “schema” i “punti di risveglio” sono stati ancorati a una percezione fisica del mondo, quella che abbiamo appena descritto. Lo stesso schema consentirebbe loro di percepire un singolo piano nell’infinita varietà dell’Universo, fatta eccezione forse nei momenti successivi alla morte.[1]

Non è inverosimile che intuizione e meditazione possano condurre all’individuazione dello “schema”. Dopodiché una sua modifica potrebbe consentire l’evasione da una legge fisica, come ad esempio la gravità, permettendo all’“illuminato” di levitare. Consentirebbe di comunicare o muovere oggetti a distanza (l’idea stessa di distanza è in fondo una conseguenza dello “schema”). Oppure potrebbe togliere la necessità del corpo di prendere cibo, o impedirne le malattie e il decadimento. D’altro canto una modifica sbagliata potrebbe comprometterne l’integrità, il funzionamento e/o la sopravvivenza. Impossibile immaginare cosa significhi la rimozione completa dello “schema”, se sia possibile per il “punto di risveglio” assumere il pieno controllo di sé stesso in quello stato libero dopo eoni di prigionia. Mi chiedo poi se esistano altri “schemi” corrispondenti ad altri piani. O se si possano adottare più “schemi” riuscendo a passare coscientemente da uno all’altro.


[1] In «Signori di Volontà e Potere» l’esoterista Daniele Mansuino sostiene che questo schema corrisponde in qualche modo all’albero qliphotico (strutturalmente identico al più noto albero sephirotico). D’altro canto, gli ultimi 80 anni di ricerca nella fisica delle particelle suggeriscono che tutte le interazioni tra le stesse siano sintetizzabili per mezzo di un diagramma (detto di Dynkin, dal matematico che per primo ne introdusse il tipo) il quale assomiglia per certi versi agli alberi suddetti.

giovedì 9 febbraio 2017

AMMAZZARE IL TEMPO

  La dimensione del tempo ultimamente sta ricevendo grande attenzione a giudicare dal numero di film incentrati su questo tema, come Ritorno al futuro, Terminator, Peggy Sue si è sposata ecc. A Brief History of Time di Stephen HawkIngs (1989) è stato un best-seller ed è diventato, cosa ancora più sorprendente, un popolare film. Notevole, oltre al diversi libri sul tempo, è il numero ancora più alto di quelli che in realtà non ne parlano, ma che comunque comprendono questa parola nei loro titoli, come The Color of Time: Claude Monet di Virginia Spate (1992). Tali riferimenti riguardano, seppure indirettamente, l'improvvisa, angosciante consapevolezza del tempo, lo spaventoso senso di essere legati ad esso. Il tempo è sempre in maggior misura una manifestazione chiave dell'insoddisfazione e dell'umiliazione che caratterizzano l'esistenza moderna: illumina l'intero panorama deformato e lo farà in modo sempre più pesante finché questo panorama e tutte le forze che lo modellano non cambieranno al punto da divenire irriconoscibili. Questo contributo all'argomento ha poco a che fare con il fascino esercitato dal tempo su produttori cinematografici e televisivi, o con l'attuale interesse accademico per le concezioni geologiche del tempo, la storia della tecnologia degli orologi e la sociologia del tempo, o con osservazioni personali e consigli su come utilizzarlo. Né gli aspetti né gli eccessi del tempo meritano tanta attenzione quanto la sua logica e il suo significato intrinseco. Perché nonostante la natura inquietante del tempo sia diventata. secondo John Michon (1988) "quasi un'ossessione intellettuale", la società è palesemente incapace di gestirlo. Il tempo ci presenta un enigma filosofico, un mistero psicologico e un rompicapo per la logica. Non sorprende che, considerando l'enorme reificazione che esso comporta, siano stati espressi dubbi sulla sua stessa esistenza fin da quando l'umanità iniziò a distinguere il "tempo" dai cambiamenti visibili e tangibili nel mondo. Come disse Michael Ende (1984): "C'è nel mondo un grande, seppure ordinario, segreto. Tutti ne siamo a conoscenza, ognuno ne è consapevole, ma pochissimi se ne interessano. La maggior parte di noi semplicemente lo accetta e non ci pensa mai. Questo segreto è il tempo".

giovedì 26 gennaio 2017

La città anarchica


Colin Ward (Londra, 14 agosto 1924 - Ipswich, 11 febbraio 2010) è stato uno dei maggiori pensatori anarchici della seconda metà del XX secolo. Ha cominciato a lavorare come architetto prima, come insegnante poi. Per oltre vent'anni è stato scrittore e giornalista free-lance. Gran parte delle sue ricerche si occupano dei modi "non ufficiali" con cui la gente usa l'ambiente urbano e rurale, rimodellandolo secondo i propri bisogni. Ha così scritto una ventina di libri su temi sociologici e urbanistici come il vandalismo e gli orti urbani, l'occupazione di case e l'autocostruzione. Si è inoltre occupato della condizione dei bambini in situazioni urbane e rurali e ha anche scritto alcuni pamphlet destinati a loro e pubblicati dalla Penguin: Violence, Work, Utopia. Oltre ai libri pubblicati da elèuthera in Italia sono stati tradotti: La città dei ricchi e la città dei poveri (E/O 1998), Il bambino e la città (L'Ancora del Mediterraneo 2000).

mercoledì 30 novembre 2016

IL PENSIERO ANARCHICO


“Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere un suo simile? Allora, assicurati che nessuno possa possedere il potere” (M. Bakunin)




È possibile accostare il pensiero anarchico alla filosofia? Se “filosofia” significa amore per il “sapere”, ricerca mai conclusa del “sapere”, del “conoscere”, del “comprendere”, forse non sono molte le correnti filosofiche dall'età moderna in poi, pur così nominate, a poter rivendicare per sé questa qualifica in senso pieno. La maggior parte di esse si limita infatti ad offrire una specifica visione del mondo o dell'uomo, spesso dettagliata e argomentata, il più delle volte considerata un punto di arrivo. Non è anche l'anarchia una particolare dottrina politica, legata a un determinato momento storico? Se approfondiamo un poco la conoscenza di questo pensiero, ci renderemo conto che una definizione più corretta può essere invece “dottrina etico-politica” (molti pensatori anarchici si sono occupati di problemi etici, basti l'esempio di Kropotkin), e se andiamo ancora avanti nella nostra esplorazione, alla fine arriveremo a concludere che può essere ancora più opportuno riconoscerla come “filosofia etico-politica”, e attribuirle quindi lo spazio a cui ha pieno diritto all'interno del pensiero filosofico in senso lato. Potremmo anche dire, rifacendoci ad Aristotele, che si tratta di una “filosofia pratica”, in quanto caratterizzata dall'azione, sia come scopo che come oggetto.

mercoledì 26 ottobre 2016

DISCORSO SULLA SERVITU' VOLONTARIA

Etienne De La Boétie.
DISCORSO SULLA SERVITU' VOLONTARIA.
Jaca Book, Milano, prima edizione italiana ottobre 1979.
A cura di Luigi Geninazzi.
Titolo originale: "Discours sur la servitude volontaire".
Traduzione di Luigi Geninazzi.

La presente traduzione del "Discorso sulla servitù volontaria" è stata condotta sul cosiddetto manoscritto "De Mesmes", ritrovato solo nel secolo scorso e pubblicato nel 1853 da Payen; recentemente è stato riproposto al pubblico francese dall'editore Payot di Parigi.
Questo manoscritto, destinato ad una ristretta cerchia di amici di Montaigne, può essere considerato verosimilmente la copia del testo originale andato perduto o quantomeno la stesura più fedele, a differenza delle edizioni successive, parziali o comunque largamente rimaneggiate.
Nella traduzione ho cercato di mantenermi aderente al testo "De Mesmes", rispettandone il più possibile l'intonazione retorica e l'andamento sintattico; mi sono permesso di allontanarmi dal testo solo in quei pochi casi nei quali è evidente la trascrizione errata di uno o più termini e più in generale nella punteggiatura che nel manoscritto risulta essere molto disordinata.
L.G



DISCORSO SULLA SERVITU' VOLONTARIA.

«No, non è un bene il comando di molti; uno sia il capo, uno il re» (1)



   Così Ulisse, secondo il racconto di Omero, si rivolse all'assemblea dei Greci. Se si fosse fermato alla frase «non è un bene il comando di molti» non avrebbe potuto dire cosa migliore. Ma mentre, a voler essere ancora più ragionevoli, bisognava aggiungere che il dominio di molti non può essere conveniente dato che il potere di uno solo, appena questi assuma il titolo di signore, è terribile e contro ragione, al contrario il nostro eroe conclude dicendo: «uno sia il capo, uno il re».

mercoledì 24 febbraio 2016

AI GIOVANI


 Tratto da: La ricerca della felicita' di Jiddu Krishnamurti

Vi siete mai chiesti quale sia il senso dell'educazione? Perché andiamo a scuola, perché impariamo varie materie, perché facciamo esami e gareggiamo fra di noi per avere i voti migliori? Qual è il significato della cosiddetta educazione, qual è la sua vera funzione? Si tratta di un interrogativo realmente importante, non solo per gli studenti, ma anche per i genitori, per gli insegnanti e per chiunque ami questo nostro pianeta. Perché affrontiamo la lotta che il ricevere un'educazione comporta? E' semplicemente allo scopo di superare qualche esame e trovare lavoro? Oppure la funzione dell'educazione è di prepararci, quando siamo giovani, a comprendere il processo della vita nella sua interezza?
Avere un lavoro e guadagnarsi da vivere è necessario - ma è davvero tutto lì? E' solo per quello che veniamo educati? Di certo la vita non è fatta soltanto di un lavoro, di un'occupazione. La vita è qualcosa di straordinariamente ampio e profondo, è un grande mistero, un vasto regno in cui agiamo in quanto esseri umani. Se ci prepariamo semplicemente a guadagnarci da vivere, non riusciremo a cogliere il senso della vita; e comprendere la vita è molto più importante che prepararsi per un esame o ottenere ottimi risultati in matematica, fisica e così via.

lunedì 15 febbraio 2016

LA CONOSCENZA DI SÉ



La conoscenza di sé 

Jiddu Krishnamurti 


 

   I problemi del mondo sono così colossali, così estremamente complessi, che per comprenderli e risolverli bisogna affrontarli in maniera molto semplice e diretta; ma, la semplicità, la risolutezza, non dipendono da circostanze esterne, né da particolari pregiudizi e umori. La soluzione non si può trovare attraverso conferenze e progetti, né può consistere nella sostituzione dei vecchi capi con nuovi capi, o altre misure simili. La soluzione è da cercare invece alla fonte del problema, ossia nel responsabile della malvagità, dell'odio e dell'enorme incomprensione che esiste fra gli esseri umani. Il responsabile di tale malvagità, la fonte di tutti questi problemi, è l'individuo, siamo voi e io, non il mondo così come siamo abituati a raffigurarcelo. Il mondo è il nostro rapporto con gli altri, non qualcosa di separato da voi e me; il mondo, la società, è il rapporto che stabiliamo o cerchiamo di stabilire fra ciascuno di noi.

sabato 13 febbraio 2016

L'ULTIMO DISCORSO DI JIDDU KRISHNAMURTI




Sabato, 4 gennaio 1986


Vorreste cortesemente prendere parte a quello che sta dicendo chi vi parla? Vorreste non solo ascoltare passivamente, pensarci sopra o prestarvi un po' di attenzione ogni tanto, ma prendervi parte insieme a lui? Ci sono una o due cose che vanno chiarite molto bene: qui non si ha a che fare con un culto della personalita'. Chi vi parla prova un profondo disgusto per una cosa del genere; tutto quello che dice viene contraddetto se vi mettete ad adorare un particolare individuo o se ne fate un dio. Quello che conta e' ascoltare che cosa egli ha da dire, e prendervi parte; non basta stare ad ascoltare soltanto, ma bisogna effettivamente prendere parte a quello che dice.  Abbiamo parlato della vita, della profonda complessita' della vita, dell'origine della vita.