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giovedì 26 settembre 2019

Continua la caccia al neutrino di Majorana



neutrino
(immagine: Getty Images)

 

Continua la caccia al neutrino di Majorana

 

Ancora risultati incoraggianti dall’esperimento Gerda, in corso ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso: potremmo essere più vicini all’individuazione del neutrino di Majorana, una delle particelle più sfuggenti al mondo



sabato 29 giugno 2019

Deepwater Horizon: la fisica sconcertante dei disperdenti del petrolio

M. Mitchell Waldrop

Grandi quantità di petrolio, gas e disperdente si riversarono nel Golfo del Messico durante il disastro di Deepwater Horizon. Capire la chimica e la fisica di questo mix mentre si agita attraverso l'acqua salata si rivela essere un problema estremamente complesso con un sacco di incognite.

Il 30 aprile 2010, 10 giorni dopo uno scoppio, distrusse la piattaforma di perforazione offshore Deepwater Horizon al largo della Louisiana e scatenò quella che stava rapidamente diventando la peggiore fuoriuscita di petrolio nella storia degli Stati Uniti, il proprietario del pozzo, British Petroleum, inviò un sottomarino pilotato a distanza 1.500 metri fino al fondo del Golfo del Messico. Una volta che il veicolo è arrivato alla testa di pozzo rotta, che emetteva ancora oltre 6.000 litri di olio al minuto, ha bloccato la punta di un tubo lungo chilometri nel pennacchio in eruzione e ha iniziato a pompare disperdenti: sostanze chimiche simili a detergenti progettate per frammentare il idrocarburi in piccole goccioline. Era l'inizio di una campagna che avrebbe iniettato il pennacchio con quasi 3 milioni di litri di sostanze chimiche.


Nessuno conosceva l'impatto dell'ecosistema dell'utilizzo di enormi quantità di disperdenti nelle acque profonde per rompere la massiccia chiazza di petrolio causata dal disastro del British Petroleum del 2010, visto qui via satellite un mese dopo lo scoppio. Credito immagine: Science Source / NASA.

martedì 4 giugno 2019

La Strada che porta alla Realtà

 

 

1° capitolo di un saggio ipotetico


La scomparsa della logica



      L'Ombra dei Controllori
Io non credo che la complessità dei “punti di risveglio” abbia da subito percepito la realtà intorno ad essa in termini materiali (elementi e composti), né che abbia inteso la percezione della stessa in termini di segnali elettrici, né tanto meno che abbia riconosciuto sé stessa in termini di neuroni e sinapsi. In un momento successivo al risveglio alcuni dei “punti” devono aver cercato di mettere il guinzaglio a tutti gli altri per favorire un ritorno all’unità. Così è stato impresso uno schema a una profondità tale dell’intelletto da risultare difficilmente individuabile e ancora meno estirpabile. Per mezzo dello “schema” i “punti di risveglio” sono stati ancorati a una percezione fisica del mondo, quella che abbiamo appena descritto. Lo stesso schema consentirebbe loro di percepire un singolo piano nell’infinita varietà dell’Universo, fatta eccezione forse nei momenti successivi alla morte.[1]

Non è inverosimile che intuizione e meditazione possano condurre all’individuazione dello “schema”. Dopodiché una sua modifica potrebbe consentire l’evasione da una legge fisica, come ad esempio la gravità, permettendo all’“illuminato” di levitare. Consentirebbe di comunicare o muovere oggetti a distanza (l’idea stessa di distanza è in fondo una conseguenza dello “schema”). Oppure potrebbe togliere la necessità del corpo di prendere cibo, o impedirne le malattie e il decadimento. D’altro canto una modifica sbagliata potrebbe comprometterne l’integrità, il funzionamento e/o la sopravvivenza. Impossibile immaginare cosa significhi la rimozione completa dello “schema”, se sia possibile per il “punto di risveglio” assumere il pieno controllo di sé stesso in quello stato libero dopo eoni di prigionia. Mi chiedo poi se esistano altri “schemi” corrispondenti ad altri piani. O se si possano adottare più “schemi” riuscendo a passare coscientemente da uno all’altro.


[1] In «Signori di Volontà e Potere» l’esoterista Daniele Mansuino sostiene che questo schema corrisponde in qualche modo all’albero qliphotico (strutturalmente identico al più noto albero sephirotico). D’altro canto, gli ultimi 80 anni di ricerca nella fisica delle particelle suggeriscono che tutte le interazioni tra le stesse siano sintetizzabili per mezzo di un diagramma (detto di Dynkin, dal matematico che per primo ne introdusse il tipo) il quale assomiglia per certi versi agli alberi suddetti.

martedì 28 maggio 2019

Quel giorno a Philadelphia

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Spesso la mia brama di risposte mi ha aperto le porte di circoli ristretti, dove i tabù non esistono e i convenuti possono parlare di storia e scienza senza badare ai confini del cosiddetto buonsenso. Sono qui i veri talenti, le menti libere che non subiscono il ricatto del denaro o della pubblica opinione.

E' passato soltanto un anno da quando ho visionato le riprese di laboratorio di un singolare progetto Top Secret; sulla carta non avrebbe potuto funzionare, perché il successo dell'esperimento avrebbe implicato la violazione di almeno una mezza dozzina di leggi fisiche considerate insindacabili. Eppure alla prova dei fatti funzionava, sincronizzando le oscillazioni di campi elettrici e magnetici alla rotazione di sfere metalliche ripiene di mercurio: era un perfetto condensato di tutta la scienza occulta di cui gli indiani avevano detto nel Vaimanika Shastra.

Del resto la stessa fisica moderna aveva negato l’esistenza dei calabroni. “Questi animali non esistono, le loro ali sono troppo piccole per sostenerne il peso” dicevano i cattedrati. Intanto l’uomo di campagna seguiva i calabroni mentre succhiavano i fiori e impollinavano il frutteto. Il calabrone sostentava il contadino e dava i frutti agli stessi fisici che ne negavano l’esistenza. Anche l’uomo pazzo credeva in loro, e si avvicinava ancora più del contadino per carpirne il segreto. Così il pazzo costruì l’aereo, ma i fisici non riuscirono a vederlo. Il contadino lo usò per disinfestare i campi.

Polemiche a parte, voglio portarvi indietro con la fantasia fino a quel giorno a Philadelphia, quando la marina americana sviluppò una nuova tecnologia che si basava sugli stessi principi “pseudo”-fisici dell'esperimento succitato.

martedì 31 gennaio 2017

Intervista ad Alexander V Trofimov – Specchi di Kozyrev

Riflessioni sulla Scienza Cosmica Russa




 Provate ad immaginare  di stare sotto ad un’immensa aurora boreale scintillante e vedere i suoi colori cambiare al mutamento dei vostri pensieri. Questa è l’esatta situazione che ha portato il dottore Alexander V Trofimov  nella sua rivoluzionaria ricerca sulla coscienza umana in collaborazione con Vlail P Kaznacheev seguendo le orme del grande fisico del 20° secolo Nikolai Kozyrev.

Kozyrev aveva ideato degli esperimenti riproducibili che provavano l’esistenza  di un “campo torsionale di energia” che va oltre l’elettromagnetismo e la gravità, che viaggia molto  più velocemente della luce. Gli altri scienziati, tra cui Einstein, lo hanno chiamato “etere”.  Altri lo chiamano “energia di punto zero”. All’interno di questo “flusso del tempo” il passato, il presente e il futuro esistono simultaneamente e in ogni luogo. Questa scoperta sarebbe la base per spiegare scientificamente tutti i fenomeni psichici. Negli ultimi trent’anni gli scienziati Trofimov e Kaznacheev hanno sviluppato delle sperimentazioni per dare delle spiegazioni pratiche riuscendo a fare delle scoperte sorprendenti.

Quando ho visitato i laboratori di Rrofimov nell’istituto di Ricerca Scientifica Internazionale per l’antropolgia e l’ecologia Cosmica in Novosibirsk dove era il direttore generale, ci ha mostrato con entusiasmo i suoi due principali apparati sperimentali, due contenitori di metallo, a forma di tubo, dimensionati per poter contenere una persona dotati materassi e acqua potabile.

giovedì 14 aprile 2016

LA FRECCIA DEL TEMPO



La freccia del tempo

Ilya Prigogine

Testo italiano: Costantino Sigismondi



Introduzione

Spettabili Autorità presenti, Signor Sindaco, cari Colleghi e Amici: In primis scusatemi se non parlo Italiano.
Ho sempre ammirato l’Italia, terra delle due culture. L’Italia ha dato infatti sia scienziati di rilievo che grandi artisti e filosofi.
Sono commosso dalla vostra gentilezza e dall’onore che mi avete tributato. Non penso di meritarlo poiché i problemi di cui mi sono occupato sarebbero stati risolti nello stesso modo da chiunque avesse seguito lo stesso cammino nella propria vita professionale. Forse la mia originalità è che provengo prima dalla filosofia e quindi sono approdato alla scienza e non il viceversa. Molta gente lavora nella scienza e, in età più avanzata, passa alla filosofia. Il mio caso è diverso. Ero da sempre interessato di filosofia, archeologia, musica e storia. In tutti questi campi la direzione del tempo gioca un ruolo essenziale. Ed è la ragione per cui non ho mai potuto credere che il futuro sia, in qualche modo, fissato. Platone disse che il cambiamento sta alla base di tutta la filosofia, l’arte, il teatro.
Il problema del tempo - della "freccia del tempo" - rimane un problema molto controverso.