CONOSCI EDWARD BERNAYS, COLUI CHE CONDIZIONA LA MENTE DELLA GENTE ?
L’impegno di una vita di Edward Bernays può essere riassunto in una frase:
“Controllare le masse senza che esse lo sappiano”.
EDWARD BERNAYES è tra i 100 uomini più potenti del XX secolo, acclamato unanimemente come il creatore dell’ingegneria del consenso.L’idea
fondamentale di Bernays: funziona meglio ed è più comodo se un comitato
di saggi sceglie i dirigenti politici, detta il comportamento pubblico e
privato, decide dei comportamenti della gente ecc. In
‘democrazia’ occorreva trovare strade per manipolare le opinioni e le
abitudini delle masse e queste strade sono la propaganda e le pubbliche
relazioni. Le idee di Bernayes si sono realizzate. Alcuni
nomi di ‘datori di lavoro’ o collaborazioni di Bernays: Procter &
Gamble, l’American General Electric, la General Motors, Eisenhower, la
CIA…
L’edizione 2019 dell’esclusivo Bilderberg Meeting si svolgerà presso
l’Hotel Montreux Palace nella città svizzera di Montreux da dal 30 maggio al 2 giugno.
Tra gli invitati, il ministro delle finanze svizzero Ueli Maurer, il
ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, il capo della Democrazia
cristiana tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer e l’amministratore
delegato Crédit-Suisse Tidjane Thiam tra gli altri.
Proprio mentre Greta profonde il massimo sforzo per salvare il mondo
dalla CO2 con una ennesima ondata di bigiate scolastiche trans-nazionali
(del tutto casualmente in pieno svolgimento di elezioni europee),
trapela su qualche sparuto giornale una notizia: ovvero che in Svezia
una studentessa è stata bullizzata da compagni e insegnante per essersi
rifiutata di scioperare “per il clima”.
La nuova ondata di “allarme” e di
accuse contro il presunto risorgere del neo Fascismo, amplificato da
tutti i media di sistema in Italia, potrebbe meravigliare qualcuno in
considerazione di una assenza concreta di quello che viene indicato il
“pericolo fascista” , se non ravvedendolo in qualche manifestazione
folcloristica o per eventi isolati, quali commemorazioni e cerimonie che
riguardano militanti di destra caduti nel corso degli anni di piombo.
Basta qualche saluto romano per creare un clima di intimidazione ed
allarme?
Riproponiamo questo articolo, scritto da Michel Chossudovsky, economista canadese.
Chossudovsky è stato “visiting professor” in molti paesi dell’Europa
occidentale, nel sud-est asiatico e in America Latina. Inoltre, è stato
membro nel consiglio di diverse organizzazioni internazionali ed è stato
consulente per governi di paesi in via di sviluppo. Chossudovsky è
stato firmatario della dichiarazione di Kuala Lumpur per criminalizzare
la guerra. È autore di The Globalization of Poverty and The New World
Order (2003) e America’s “War on Terrorism” (2005). Il suo libro più
recente è intitolato Towards a World War III Scenario: The Dangers of
Nuclear War (2011). Il prof. Michel Chossudovsky è presidente e
direttore del Centre for Research on Globalization (CRG),
un’organizzazione indipendente per la ricerca e l’informazione con sede
a Montreal, Canada. CRG gestisce il sito GlobalResearch.ca che promuove
un punto di vista critico verso la politica estera degli Stati Uniti e
della NATO, così come teorie del complotto riguardanti l’attacco dell’11
settembre 2001 e la guerra al terrorismo, disinformazione dei
media, povertà e diseguaglianza sociale, la crisi economica globale, la
politica e la religione. Fa parte del Comitato Scientifico della rivista
italiana Geopolitica.
Questa è
una lunga storia che attraversa un arco di quindici anni. La NATO
inizialmente ha cercato di mettere a tacere i cittadini che cercavano di
conoscere la verità sugli attentati dell’11 settembre. Poi ha preso di
mira coloro che contestavano la versione ufficiale della "primavera
araba" e della guerra contro la Siria. Da cosa nasce cosa, ha attaccato
coloro che denunciavano il colpo di Stato in Ucraina. Ormai la NATO fa
ora accusare da una pseudo-ONG quelli che han fatto campagna per Donald
Trump di essere agenti russi.
Logo del Centro di comunicazione strategica della NATO
Sono molte le persone straordinarie, in
questo paese, che esercitano professioni attinenti la cultura, la
ricerca e gli studi, che ai più sono sconosciuti. Alcune di esse non
verranno considerate come meriterebbero, essendo, in genere, per nulla
allineate al pensiero corrente; o a quello che qualcuno ritiene debba
essere.
Di seguito l’elenco di persone morte in
circostanze sospette e collegate o in rapporti coi Clinton. L’ampiezza
di tale lista è sconcertante e va oltre le coincidenze:
Mena Airport, Arkansas
Shawn Lucas, 08/2016, morte per cause ignote
Il 3 luglio 2016, Shawn Lucas e il regista Ricardo Villaba seguirono il DNC Services Corp.
(commissione elettorale democratica) e la sua direttrice Debbie
Wasserman Schultz presso la sede della DNC di Washington DC, per la class action dei sostenitori di Bernie Sanders contro le frodi nel Partito Democratico. Wikileaks
aveva pubblicato documenti comprovanti che la DNC lavorava contro
Sanders durante le primarie del 2016. Shawn fu trovato morto dalla
ragazza. Le autorità si rifiutano di rivelare la causa della morte. Nel
frattempo, il DNC cerca di ritardare la causa fino a dopo le elezioni di
novembre, dicendo che Lucas non aveva agito “correttamente“… e Lucas convenientemente non può più testimoniare.
In questo studio non intendiamo trattare in modo speciale il
punto di vista sociale, punto di vista che ci interessa solo assai
indirettamente, non rappresentando che un’applicazione alquanto lontana dei
princìpi fondamentali. Così, non è nel dominio sociale che in ogni caso potrebbe
prendere inizio un’essenziale rettificazione del mondo moderno. Se questa
rettificazione venisse infatti attuata a rovescio, partendo dalle conseguenze
anziché dai princìpi, essa mancherebbe per forza di una base seria e sarebbe
affatto illusoria. Nulla di stabile potrebbe mai risultarne e bisognerebbe
cominciar sempre di nuovo per aver trascurato d’intendersi anzitutto circa le
verità essenziali. Per cui, non ci è possibile concedere alle contingenze
politiche, anche dando a questa parola il suo senso più ampio, altro valore se
non quello di semplici segni esteriori della mentalità di un’epoca. Ma per ciò
stesso non possiamo nemmeno passar del tutto sotto silenzio le manifestazioni
del disordine moderno nel dominio sociale propriamente detto, nelle loro forme
più caratteristiche, che giungono fino al periodo dell’immediato dopoguerra
(1): i
fenomeni politico-sociali più recenti, in parte di “reazione” o
“controrivoluzione”, per ora li lasceremo fuori di considerazione, anche perché
finora essi non hanno sviluppato tutte le loro possibilità fino a dar materia ad
un giudizio definitivo dal punto di vista in cui noi qui ci poniamo
esclusivamente, cioè da un punto di vista universale e superpolitico.
Trenta pagine davvero illuminanti che completano “Atti di aggressione e controllo”. Un
libro di non facile lettura, ma in grado di parlare al cervello dei
lettori per permettere loro di vedere la realtà sotto un’ottica
differente, per approfondire le tematiche che, di solito, vengono
affrontate dai nostri mezzi di comunicazione soltanto superficialmente e
– perché no - per comprendere cosa realmente si nasconde dietro la
facciata serena e rassicurante della più grande superpotenza mondiale. Un
libro scritto e curato con la passione e l’impegno dello studioso che,
nell’osservare la realtà, si accorge che la “parte malata” che opprime
il nostro mondo diventa, giorno dopo giorno, più grande, e che
l’uomo dovrà trovarvi, al più presto, un rimedio: analizzando
criticamente gli avvenimenti che possono apparire normali e scontati,
capendo cos’è giusto e cos’è sbagliato, e mettendosi in moto per
modificare lo stato delle cose attuale.
Il ruolo dei mezzi di comunicazione nella politica contemporanea ci costringe a chiederci in che tipo di mondo e in che genere di società vogliamo vivere e in particolare cosa intendiamo per società democratica. Comincerò con il contrapporre due diverse concezioni di democrazia. Una definisce democratica la società in cui il popolo ha i mezzi per partecipare in modo significativo alla gestione dei propri interessi e in cui i media sono accessibili e liberi. Una definizione di questo tipo si trova anche sul dizionario.
La concezione alternativa è quella che prevede una società in cui al popolo è proibito gestire i propri interessi e i mezzi di comunicazione sono strettamente e rigidamente controllati. Questa può apparire una forma di democrazia improbabile, ma è importante comprendere che si tratta della concezione prevalente. E lo è da lungo tempo, non solo nella prassi, ma anche nella teoria. Una lunga storia, risalente alle prime rivoluzioni democratiche moderne nell'Inghilterra del XVII secolo, riflette questa ideologia.
Nelle pagine che seguono mi occuperò del periodo contemporaneo, soffermandomi in particolare sullo sviluppo della seconda concezione di democrazia, e su come e perché il problema dei media e della disinformazione si inserisce in questo contesto.
Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anni dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi, l’Italia.
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
E’ la drammatica ricostruzione di Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, finche potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” al piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli (facenti anche loro parte del gruppo Bilderberg) e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».
Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima» (Kissinger è anche l’assassino di Salvador Allende).
Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.
Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione. Degli investimenti pubblici da colpire, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale».
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione» (il piano lo stà ultimando Renzi con il suo Job Acts). Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già duramente compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto: il nostro paese – “promosso” nel club del G7 – era ancora in una posizione di dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la Banca Commerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. Per la prima volta, spiega Galloni, la massa dei valori persi dalle banche sui mercati finanziari superava la somma che l’economia reale – famiglie e imprese, più la stessa mafia – riusciva ad immettere nel sistema bancario. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa tra i 50 e i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il PIL. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico il popolo greco.
Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questa Europa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. «Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa».
Non abbiamo amici. L’America avrebbe inutilmente cercato nell’Italia una sponda forte dopo la caduta del Muro, prima di dare via libera (con Clinton) allo strapotere di Wall Street. Dall’omicidio di Kennedy, secondo Galloni, gli Usa «sono sempre più risultati preda dei britannici», che hanno interesse «ad aumentare i conflitti, il disordine», mentre la componente “ambientalista”, più vicina alla Corona, punta «a una riduzione drastica della popolazione del pianeta» e quindi ostacola lo sviluppo, di cui l’Italia è stata una straordinaria protagonista. L’odiata Germania? Non diventerà mai leader, aggiunge Galloni, se non accetterà di importare più di quanto esporta. Unico futuro possibile: la Cina, ora che Pechino ha ribaltato il suo orizzonte, preferendo il mercato interno a quello dell’export. L’Italia potrebbe cedere ai cinesi interi settori della propria manifattura, puntando ad affermare il made in Italy d’eccellenza in quel mercato, 60 volte più grande. Armi strategiche potenziali: il settore della green economy e quello della trasformazione dei rifiuti, grazie a brevetti di peso mondiale come quelli detenuti da Ansaldo e Italgas.
Una esaustiva raccolta di aforismi, frasi, citazioni sul potere
finanziario mondiale e sui guasti della plutocrazia : un viaggio
attraverso i secoli, con la voce dei protagonisti della storia, della
cultura, della religione, della politica e della economia. Una certosina
ricerca opera di Anonimo Pontino, studioso di dinamiche finanziarie,
che rivela il volto tirannico della utopia del Nuovo Ordine Mondiale e
della onnipotenza del potere economico nella società umana. Un testo che
fa riflettere.
Come l’Eurozona distrugge l’Italia,
le famiglie e le aziende - Paolo Barnard
Il titolo della serata era “Un manicomio criminale a piede libero. Come
l’Eurozona distrugge l’Italia, le famiglie, e le aziende, e per il
profitto di chi”. L’idea era di trasmettere al pubblico il grado di
pazzia predatrice di cui è pregno il progetto dell’euro. Un titolo
forte, sicuramente per alcuni sopra le righe. Posso immaginare un Sergio
Romano scuotere il capo con austera disapprovazione e liquidarmi in
meno di un secondo come un esagitato del web. Ora ve lo dico: no, sono
stato troppo pacato, leggete qui sotto.
Ciò che sta accadendo in
Europa è oltre la psicopatologia finanziaria, molto oltre. Siamo
arrivati a uno stato di grottesca follia allucinatoria. Il Re non è
nudo, è morto e decomposto, pullula di vermi, perde liquami per strada,
ma la folla grida: Vita al Re!
E’ quello che ho sentito dentro di
me, quando ho letto le parole di Craig Beaumont, il capo della missione
del Fondo Monetario Internazionale in Irlanda. Il FMI ha detto a
Dublino che non ce la farà a tornare alla vita, che se l’Eurozona non
farà qualcosa di drastico, l’Irlanda è condannata al default. Ok, fermi.
Stop. STOP!!
L’Irlanda chi? Quella che ha accettato il
salvataggio dell'UE e del FMI, che ha applicato le Austerità da
flagellazione a sangue e che le ha applicate con il 10 e lode del FMI
stesso. Quella che adesso, dopo essersi scarnificata di sacrifici
sociali orrendi, ha tutti i parametri deficit-debito-inflazione
esattamente, ESATTAMENTE, come voleva la UE e il FMI, i parametri
virtuosi che secondo la UE e il FMI sono la via del risanamento, del
RISANAMENTO. Quella che ha impegnato le pensioni pubbliche per garantire
il salvataggio delle banche, come dettato dalla UE e dal FMI. Quella
che oggi Beaumont ha definito “un nostro studente modello”. Quella
Irlanda lì, sì, è lei. Bene, ora le dicono che sorry my dear Ireland,
muori lo stesso. No, ma peggio, peggio…
…le hanno detto oggi che
la sua unica salvezza dipende, ascoltate bene, “dall’eventuale ritorno
di fiducia degli investitori nell’intero progetto dell’Eurozona”. Ma
come? COMEEEE????? Dopo aver predicato con perentoria e sprezzante
certezza che è il rigore dei conti pubblici la via della salvezza per le
cicale dell’Eurozona; dopo averci, averli, fatti sentire dei balordi
MAIALI-PIIGS; dopo averci inflitto i volti ributtanti dei probi Draghi,
Lagarde, Monti, Von Rompuy, e dei loro buffoni di corte alla Giavazzi,
Giannino e Bini Smaghi; dopo averci costretti a respirare il fiato
fetido del rigore dei conti e dei necessari sacrifici che sono torture
sociali in queste ore per milioni di irlandesi e italiani e greci e
spagnoli e portoghesi… dopo tutto questo il FMI gli va a dire che no,
era tutto sbagliato. Se gli investitori non si convinceranno che l’euro è
un affare, in effetti, dice Beaumont, siamo punto e da capo. Le
Austerità sono una pagliacciata di nessuna utilità, un nulla di fatto,
l’Irlanda è al collasso come prima, peggio di prima, i tassi sui suoi
titoli sono più alti oggi di quando si arrese al FMI e alla UE due anni
fa. Firmato Fondo Monetario Internazionale.
Ma per noi è chiaro,
chiarissimo: gli investitori non si convinceranno mai che l’euro è un
affare, perché lo capiscono, lo conoscono, sanno chi l’ha creato e
perché. Non se ne esce. Offriamo una preghiera per l’Irlanda che non ha
scampo. Mi si stringe lo stomaco dalla furia. In coda ci siamo noi.
La
Modern Money Theory (M.M.T.) è fra le più autorevoli scuole di economia
del mondo, eredità di giganti del calibro di Keynes, Lerner, Kalecki,
Godley, e propone la strada per fermare il disastro dell'Eurozona e per
ricostruire il nostro Paese.
Sono figlio della cultura antifascista e nei miei primi pensieri c'è sempre stata la consapevolezza che troppo potere concentrato nelle mani di poche persone non avrebbe mai dato la "libertà" all'uomo. La lotta di classe, quella operaia contro la cultura borghese dei padroni, il sostegno a popoli sfruttati dall'imperialismo americano, l'eguaglianza del popolo di fronte allo stato ed i diritti inalienabili dei cittadini, eccetera.. Fin da subito questa ideologia era sostenuta dal Partito Comunista Italiano al quale aderii con gioia nel 1979 ancora minorenne. Tutto questo funzionò abbastanza bene fino allo scandalo di "Mani Pulite":
« Tutto era cominciato un mattino d'inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d'arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l'ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l'ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell'appalto che in quel caso ammontava a 14 milioni. »Enzo Biagi, Era ieri. Milano, Rizzoli, 2005.
La mia percezione delle cose stava cambiando... Sopratutto mi incuriosiva come mai nessun esponente del vecchio PCI fu coinvolto nei vari processi della Procura di Milano contro «tangentopoli», quando era palese che a "mangiare" fossero tutte le forze politiche, compresi i comunisti con le loro giunte e cooperative rosse. Ciò nonostante il partito si disgregò fino a scomparire quasi del tutto. Mi diede molto fastidio il lancio di monetine a Craxi, c'era un qualcosa che non quadrava nelle immagini che fecero vedere nei telegiornali ma l'eco dello scandalo era così grande da non lasciare spazio ad altro che non fosse indignazione... salvo poi scoprire a distanza di 20 anni che quella manifestazione fu organizzata dal Movimento Sociale per conto terzi... http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1233862/Facci--vi-racconto-il-giorno-delle-monetine-a-Craxi--quando-nacque-l-antipolitica.html E giù andare fino ai nostri giorni dove l'antipolitica oramai la fa da padrona con il partito quello più numeroso: l'astensionismo. Il mio astensionismo nacque quando l'unica forma di politica in Italia era il berlusconismo e l'antiberlusconismo ed a quel punto mi fu chiaro che nessun partito italiano (ma nemmeno estero) fa davvero gli interessi del popolo. All'inizio del nuovo millennio cominciai ad informarmi più assiduamente sulla realtà delle cose, come succedono e perchè... e cominciai a capire; ad iniziare dai miei comportamenti passati. E quando si comprende che le ideologie sono solo al servizio di pochi la disillusione diventa tanta e quasi insostenibile dalla ragione. Tanti miei coetanei si sono lanciati verso nuove ideologie e/o si sono cristallizzati nell'eterno "divide et impera" che il sistema ci propone. Per queste persone non è possibile la non appartenenza ad una qualche «egregora» e spesso mi sento accusato di dietrologia; oggi gioiosamente e stupidamente sono accusato di complottismo, termine coniato dalla CIA nel 1967.
L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che è la versione moderna di un vecchio accordo fra Stati europei iniziato nel 1957 col Trattato di Roma, il quale partorì la Comunità Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la Comunità Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente commerciale, non politica, ma presto lo divenne: nel 1979 eleggemmo infatti il primo Parlamento Europeo, e fu lì che prese piede l’idea che questa vecchia Europa poteva dopo tutto diventare qualcosa di simile agli Stati Uniti (sempre per fini soprattutto economici). Nel 1993 nacque l’Unione Europea col Trattato di Maastricht, che sancì una serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio 2002 quella dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel 1957 erano sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo in 27 membri nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono secondo regole e principi comuni. Infatti, l’Unione Europea si è dotata già da anni di una sorta di proprio governo sovranazionale (che sta sopra ai governi dei singoli Stati dell’unione), chiamato Commissione Europea e Consiglio dei Ministri, di un Parlamento come si è già detto, e di un organo giudiziario che risponde al nome di Corte di Giustizia Europea. La UE ha persino una presidenza, che viene assegnata a rotazione agli Stati membri, e che si chiama Consiglio Europeo. Quindi: questo agglomerato di nazioni che da secoli forma l’Europa, si è lentamente trasformato in una unione che ha già un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento e un suo sistema giudiziario. Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui tutto fila, poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia o la Germania o l’Olanda ecc. ha finora mantenuto la piena sovranità, e i suoi cittadini sono rimasti italiani, tedeschi, olandesi, gente cioè del tutto propria ma che ha accettato sempre più una serie di regole comuni nel nome dell’essere europei uniti e moderni.
Etienne De La Boétie. DISCORSO SULLA SERVITU' VOLONTARIA.
Titolo originale: "Discours sur la servitude volontaire".
Traduzione di Luigi Geninazzi.
«No, non è un bene il comando di molti; uno
sia il capo, uno il re» (1)
Così Ulisse, secondo il racconto di Omero, si rivolse all'assemblea dei Greci. Se si fosse fermato alla frase «non è un bene il comando di molti» non avrebbe potuto dire cosa migliore. Ma mentre, a voler essere ancora più ragionevoli, bisognava aggiungere che il dominio di molti non può essere conveniente dato che il potere di uno solo, appena questi assuma il titolo di signore, è terribile e contro ragione, al contrario il nostro eroe conclude dicendo: «uno sia il capo, uno il re».
Poco più di dieci anni fa nella foga del momento l'Occidente si lasciò irretire dall'idea che una guerra al terrorismo fosse utile, così acconsentì a rinunciare alle libertà civili. Poi scoppiò la crisi, nel 2008. Le banche chiesero un indebito piano di salvataggio e l'Occidente acconsentì. In questi ultimi tempi ancora una volta l'Occidente ha accolto tiepidamente le rivelazioni in merito all'opera di spionaggio interno perpetrata dai servizi segreti in nome e per conto dello Stato. Che ci prende? Perché continuiamo a cedere le nostre libertà così facilmente? E come possiamo evitare che si consolidi questa tendenza verso l'autoritarismo?
Il preambolo della Costituzione USA esprime il seguente prodigioso concetto:
"Noi, popolo degli Stati Uniti, al fine di formare un'unione più perfetta, stabilire la giustizia, assicurare la tranquillità domestica, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale e salvaguardare le benedizioni della libertà per noi stessi e per la nostra posterità ... "