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giovedì 4 luglio 2019

Creare chimere umano-scimmia "mi spaventa eticamente"

"La ricerca di un modello animale migliore per stimolare le malattie umane è stata un" sacro graal "della ricerca biomedica per decenni", i ricercatori della Yale University scrivono in un nuovo libro sulla scienza e l'etica delle chimere.

Le scimmie nel laboratorio Kingston di Douglas Munoz sembrano come le altre scimmie.

Socializzano e si spostano, mangiano e bevono allo stesso modo. Non cadono o barcollano. In effetti, l'unica cosa che separa i macachi dai loro compagni di laboratorio inalterati è il livello elevato di una specifica proteina umana impiantata all'interno del loro cervello - proteine ​​che si accumulano nel cervello degli umani con la malattia di Alzheimer.

mercoledì 5 giugno 2019

Doggerland, il paradiso scomparso

Nell’Europa del nord prima del diluvio



Doggerbank. Questo è il banco di sabbia che emerge dal Mare del Nord e resta a testimoniare la presenza della terra sommersa.

Doggerland: un nome ancora poco conosciuto. Il nome di una terra scomparsa. Da molti decenni, ormai, le reti a strascico dei pescatori del Mare del Nord portano a galla ossa di uri, mammut, renne, creature preistoriche e strani oggetti che, in seguito ad attente analisi, si sono rivelati essere delle armi arcaiche. 

martedì 4 giugno 2019

La Strada che porta alla Realtà

 

 

1° capitolo di un saggio ipotetico


La scomparsa della logica



      L'Ombra dei Controllori
Io non credo che la complessità dei “punti di risveglio” abbia da subito percepito la realtà intorno ad essa in termini materiali (elementi e composti), né che abbia inteso la percezione della stessa in termini di segnali elettrici, né tanto meno che abbia riconosciuto sé stessa in termini di neuroni e sinapsi. In un momento successivo al risveglio alcuni dei “punti” devono aver cercato di mettere il guinzaglio a tutti gli altri per favorire un ritorno all’unità. Così è stato impresso uno schema a una profondità tale dell’intelletto da risultare difficilmente individuabile e ancora meno estirpabile. Per mezzo dello “schema” i “punti di risveglio” sono stati ancorati a una percezione fisica del mondo, quella che abbiamo appena descritto. Lo stesso schema consentirebbe loro di percepire un singolo piano nell’infinita varietà dell’Universo, fatta eccezione forse nei momenti successivi alla morte.[1]

Non è inverosimile che intuizione e meditazione possano condurre all’individuazione dello “schema”. Dopodiché una sua modifica potrebbe consentire l’evasione da una legge fisica, come ad esempio la gravità, permettendo all’“illuminato” di levitare. Consentirebbe di comunicare o muovere oggetti a distanza (l’idea stessa di distanza è in fondo una conseguenza dello “schema”). Oppure potrebbe togliere la necessità del corpo di prendere cibo, o impedirne le malattie e il decadimento. D’altro canto una modifica sbagliata potrebbe comprometterne l’integrità, il funzionamento e/o la sopravvivenza. Impossibile immaginare cosa significhi la rimozione completa dello “schema”, se sia possibile per il “punto di risveglio” assumere il pieno controllo di sé stesso in quello stato libero dopo eoni di prigionia. Mi chiedo poi se esistano altri “schemi” corrispondenti ad altri piani. O se si possano adottare più “schemi” riuscendo a passare coscientemente da uno all’altro.


[1] In «Signori di Volontà e Potere» l’esoterista Daniele Mansuino sostiene che questo schema corrisponde in qualche modo all’albero qliphotico (strutturalmente identico al più noto albero sephirotico). D’altro canto, gli ultimi 80 anni di ricerca nella fisica delle particelle suggeriscono che tutte le interazioni tra le stesse siano sintetizzabili per mezzo di un diagramma (detto di Dynkin, dal matematico che per primo ne introdusse il tipo) il quale assomiglia per certi versi agli alberi suddetti.

venerdì 31 maggio 2019

Svelata la causa dell'estinzione dei Neanderthal e di altri mammiferi

29/05/2019

Grafica 1 

Quarantamila anni fa durante l’Evento di Laschamp, il campo magnetico terrestre subì un improvviso crollo (a circa il 25% del valore attuale) con il conseguente aumento di radiazioni ultra-violette (UVR), i cui effetti selezionarono i nostri antenati Cro-Magnon a scapito dei neanderthaliani. Una variante genetica di una proteina sensibile ai raggi UV, il recettore arilico (AhR), fu determinante nella selezione. Il breve intervallo di tempo (circa 2000 anni) bastò a porre fine ai Neanderthal e sviluppare i nostri antenati Sapiens. Lo studio condotto dal Cnr-Ismar e dall’Università della Florida è pubblicato su Reviews of Geophysics