La copertura stampa di Standard Oil non è stata sempre favorevole
Il "massacro di Cleveland" - Standard Oil fa il suo primo attacco
Prima del 1872, Rockefeller era solo un altro uomo d'affari prospero, non particolarmente noto agli occhi del pubblico. Poi in un colpo solo acquistò la maggior parte delle raffinerie di Cleveland e si posizionò per il controllo nazionale dell'industria petrolifera.
Negli Stati Uniti, la prova principale del successo dell'operazione globale di controllo mentale delle élite è il fatto che il pensiero, i sistemi di credenze, la moralità, il comportamento e le credenze religiose dell'americano medio sono radicalmente cambiati in pochi decenni. Le élite hanno perfezionato l'ingegneria sociale a tal punto da aver indottrinato diverse generazioni di americani ad essere anticristiani, antiamericani e marxisti nei loro sistemi di credenze. La natura furtiva della loro strategia ha sviluppato politici di altissimo livello che sono programmati come candidati della Manciuria con personalità sintetiche e hanno anche sviluppato attori e animatori della Manciuria!
Il progetto originale controverso sulla creazione di un unico governo socialista del mondo!
Parte 2: Apocalypse Nerve Centre
Qual è l'arma più potente che un essere umano possa mai possedere? Grandi eserciti? Missili nucleari? L'arma più potente che un essere umano possa possedere non si presenta sotto forma di potenza di fuoco. Si presenta sotto forma di conoscenza. In questo caso, è la conoscenza corretta e vera del Nuovo Ordine Mondiale. Comprendere la giusta storia e lo sviluppo del Nuovo Ordine Mondiale è la protezione più sicura contro le "mezze verità" e i falsi dogmi ora spinti da coloro che credono di avvertire e rivelare la verità nell'agenda del governo mondiale unico.
Scarica il documento originale in lingua inglese QUI
Avete notato tutti che le leggi, gli atti e i regolamenti approvati, nonché le molte guerre o le cosiddette azioni cinetiche di entrambe le parti non hanno alcun beneficio reale o desiderato dalla persona media per strada. L'unica giustificazione è che viene fatto tutto per il tuo bene. Guerre continue, militarizzazione della polizia, ricerche ingiustificate, posti di blocco e sorveglianza. Vaccinazioni forzate, limitazione delle cure sanitarie, accesso ai nostri fondi pensionistici salvati che ora chiamano diritti, e il nostro dio ha dato il diritto di scegliere cibi e vitamine sani piuttosto che merda chimicamente alterata e geneticamente modificata. Se ciò non bastasse, ai nostri giovani viene insegnata la storia revisionista e ad ascoltare sempre l'autorità nelle nostre scuole controllate dal governo. L'educazione americana consiste nel rigurgito materiale anziché nel pensiero critico. Anno dopo anno perdiamo la libertà e l'indipendenza per il doppio pugno della burocrazia governativa e corporativa. I politici promettono il cambiamento, ma in realtà offrono le stesse due opzioni obsolete: socialismo moderato o servitù salariale.
1 LO ABBIAMO APPENA CONSENTITO 2 LA GRANDE TRANSIZIONE 3 ABBIAMO ANCORA UNA VOLONTÀ LIBERA 4 REALTA' 5 FARE SOLDI DA NIENTE 6 MACCHINA E UOMO 7 UN MONDO DI CIECHI E ZOMBI
The Controversial Original Blueprint on the Creation Of a Socialist One World Government!
THE INTRODUCTION
1. INTRODUZIONE
Fino a settembre 2012, gran parte del mondo, specialmente nel Regno Unito, non sapeva chi fosse Kalen Ockerman. Ma poi un rapporto della BBC ha cambiato tutto.
Erano 58 imprese in Portogallo, 112 in Spagna, 233 in Svezia, 214 in
Svizzera, 35 in Turchia e 98 in Argentina. Ingenti i conti correnti
aperti nelle banche di New York Durante la guerra Martin Bormann ha fondato nel mondo 750 società internazionali che sopravvivono ancora oggi e delle quali si sa poco o nulla.
In questo rapporto diamo uno sguardo all'interno dell'evento 201, che si è tenuto a New York il 18 ottobre 2019. L'evento 201 è un esercizio di pandemia di alto livello ospitato dal Johns Hopkins Center for Health Security in collaborazione con il World Economic Forum e il progetto di legge e Melinda Gates Foundation.
I FINANZIAMENTI DI WALL STREET ALLA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA
di Maurizio Barozzi
«Per i loro alti importi, reiterati nel tempo, i finanziamenti delle banche di Wall Steet alla rivoluzione bolscevica di Lenin e Trotsky, lasciano intravedere l’interesse ad un progetto strategico e precisi obiettivi. Quale? Come stanno le cose?»
Più o meno tutti vorrebbero che il proprio partito, la propria Idea, fossero storicamente irreprensibili e che ladri, criminali e malfattori albergassero da altre parti, ed ovviamente che non ci siano ambigui traffici e collusioni spurie con entità nemiche.
Ma la realtà storica non è così idilliaca come pensano gli idealisti e bisogna sempre fare i conti con le circostanze e necessità dell’epoca laddove, in particolare le rivoluzioni abbisognano costantemente di grosse somme di denaro.
Una Legge storica, non scritta, ma evidentissima dice che quando alla ribalta degli avvenimenti appare una figura di politico, sopra le righe o un movimento che riscuote forti consensi, subito spuntano, palesi o occulte forze, interessi, poteri e contropoteri che tendono a condizionarlo o ad utilizzarlo per le loro strategie. A volte ci riescono, in tutto o in parte altre volte no.
Per fare un esempio, non è un mistero che Mussolini venne finanziato per il “Popolo d’Italia”, da ambienti massonici interessati all’intervento dell’Italia in guerra e successivamente anche dagli inglesi, interessati a che Mussolini e il suo giornale reggessero il traballante “fronte interno” dopo Caporetto, e verso Hitler non sono ignoti finanziamenti da parte di certi colossi industriali americani e persino da banche ebraiche. Accadeva semplicemente che le idee e le azioni di questi rivoluzionari, in quel momento, coincidevano con certi interessi estranei.
Il problema non è aver preso finanziamenti e appoggi da chicchessia, ma se eventualmente queste “interferenze”, inevitabili e necessarie, questi sostegni hanno distorto o condizionato il movimento rivoluzionario.
Non ci sono dubbi che per quanto riguarda Mussolini e Hitler, possiamo constatare che questi rivoluzionari hanno comunque seguito le loro idee, tanto da dover essere alla fine eliminati manu militari soprattutto da parte degli stessi che, un tempo, credevano di “utilizzarli”.
La stessa cosa si riscontra per Lenin (1870-1924), leader delle rivoluzione bolscevica che ottenne ingenti finanziamenti dalla Finanza di Wall Street e persino un aiuto da parte del Kaiser di Germania, interessato a che Lenin, fatto tornare in Russia, in quel delicato momento bellico, destabilizzasse il paese agevolando la guerra della Germania. Cosa puntualmente avvenuta.
Comunque sia andata è ovvio che Lenin “prese”, si avvantaggiò di questi aiuti, ma utilizzò il tutto per gli interessi della rivoluzione bolscevica e non può certo considerarsi un fantoccio della finanza o un “agente” dei tedeschi nonostante che, a onor del vero, il crollo militare sovietico, causato anche dai sommovimenti rivoluzionari bolscevici costò alla Russia la pace di Brest-Litovsk, in cui dovette cedere alla Germania estese parti del territorio russo.
La vita di country club e case di lusso di Bernard L. Madoff terminò quando agenti federali lo arrestarono nel suo attico a Manhattan esattamente 21 anni fa.
Il detenuto n. 61727-054 condivide una cella aperta nella prigione di media sicurezza del complesso correzionale federale Butner con un giovane di nome Frank. Indossa un abito da prigione color kaki ed è stato visto camminare su una pista all'aperto. Gioca a bocce, scacchi e dama. Strofina pentole e padelle nella cucina della prigione.
Regia: Marco Carlucci Anno di produzione: 2015 Tipologia: documentario Paese: Italia
Noi siamo. La centesima Scimmia
Con queste frasi si chiude il teaser de “La centesima scimmia”,
anteprima del nuovo film documentario del regista Marco Carlucci
realizzato in collaborazione con Monia Benini, Carlo A.Martigli, Alberto
Medici ed il contributo di economisti, scrittori, giornalisti,
blogger, europarlamentari, giuristi, associazioni umanitarie ed i
cittadini europei.
E’ il controracconto dell’attuale crisi finanziaria e sociale vista in
un’ottica opposta a quella istituzionale, un punto di vista che mette in
guardia la gente comune nei confronti della propaganda che da anni
ripete il mantra di un prossimo miglioramento delle economie.
Il video incarna la visione sociale del cittadino, alternata dalle
sconvolgenti dichiarazioni degli esperti e di quei pochi politici
europei che mettono di discussione il ruolo della Banca Centrale
Europea, della finanza speculativa e delle banche fiancheggiatrici.
E’ in questo clima che appare Hub, a rappresentare la protesta e
l’esigenza di una reale democrazia. Hub è un nome fittizio, eloquente ed
emblematico, dietro il quale si cela un misterioso blogger, che si
materializza nei luoghi più disparati, davanti al Parlamento Europeo o
al centro delle proteste popolari in Spagna, Grecia ed Italia. Hub è il
pensiero contro, informato e libero, che aiuta a comprendere le trame
dei nuovi padroni del mondo, e mostra come sia un diritto e un dovere di
ciascuno difendersi e provare a ribaltare tale logica dispotica.
“La centesima scimmia” è un documento senza confini, che concede spazio e
voce alle teorie alternative al dogma dell’austerity, al ruolo centrale
della Germania e alle soffocanti ricette economiche imposte dai governi
ai cittadini, come se fossero l’unica via d’uscita. Con tutto il dramma
derivante dalla perdita del lavoro, della casa, della dignità e di ogni
futuro. In un mix di forza e di passione, “La centesima scimmia” mostra
l’Europa dei popoli, uniti oggi sotto il tallone oppressivo della
finanza e delle banche, l’altra Europa.
BlackRock
(estratto da articoli vari presi dal web)
A differenza di altre istituzioni finanziarie americane nate sostanzialmente con gli USA , come JP Morgan fondata nel 1799 che nel 1913 fornì i capitali necessari per la creazione della Federal Reserve , Blackrock è una società di investimento giovane. Fondata nel 1988 sull'onda della deregolamentazione economica e finanziaria promosse dal reaganismo e da thatcherismo. Giovane ma che ha avuto, come vedremo, una spinta decisiva alla sua crescita esponenziale dalla presidenza Clinton. Presidenza che ha reso possibile la crescita dei servizi finanziari sia con l'abolizione dei confini in cui le banche potevano operare, non più solo banca d'affari o di investimento, che con l'immissione dei prodotti finanziari a rischio (i derivati) nel trattato del commercio mondiale (WTO).
Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anni dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi, l’Italia.
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
E’ la drammatica ricostruzione di Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, finche potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” al piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli (facenti anche loro parte del gruppo Bilderberg) e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».
Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima» (Kissinger è anche l’assassino di Salvador Allende).
Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.
Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione. Degli investimenti pubblici da colpire, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale».
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione» (il piano lo stà ultimando Renzi con il suo Job Acts). Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già duramente compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto: il nostro paese – “promosso” nel club del G7 – era ancora in una posizione di dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la Banca Commerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. Per la prima volta, spiega Galloni, la massa dei valori persi dalle banche sui mercati finanziari superava la somma che l’economia reale – famiglie e imprese, più la stessa mafia – riusciva ad immettere nel sistema bancario. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa tra i 50 e i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il PIL. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico il popolo greco.
Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questa Europa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. «Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa».
Non abbiamo amici. L’America avrebbe inutilmente cercato nell’Italia una sponda forte dopo la caduta del Muro, prima di dare via libera (con Clinton) allo strapotere di Wall Street. Dall’omicidio di Kennedy, secondo Galloni, gli Usa «sono sempre più risultati preda dei britannici», che hanno interesse «ad aumentare i conflitti, il disordine», mentre la componente “ambientalista”, più vicina alla Corona, punta «a una riduzione drastica della popolazione del pianeta» e quindi ostacola lo sviluppo, di cui l’Italia è stata una straordinaria protagonista. L’odiata Germania? Non diventerà mai leader, aggiunge Galloni, se non accetterà di importare più di quanto esporta. Unico futuro possibile: la Cina, ora che Pechino ha ribaltato il suo orizzonte, preferendo il mercato interno a quello dell’export. L’Italia potrebbe cedere ai cinesi interi settori della propria manifattura, puntando ad affermare il made in Italy d’eccellenza in quel mercato, 60 volte più grande. Armi strategiche potenziali: il settore della green economy e quello della trasformazione dei rifiuti, grazie a brevetti di peso mondiale come quelli detenuti da Ansaldo e Italgas.
Una esaustiva raccolta di aforismi, frasi, citazioni sul potere
finanziario mondiale e sui guasti della plutocrazia : un viaggio
attraverso i secoli, con la voce dei protagonisti della storia, della
cultura, della religione, della politica e della economia. Una certosina
ricerca opera di Anonimo Pontino, studioso di dinamiche finanziarie,
che rivela il volto tirannico della utopia del Nuovo Ordine Mondiale e
della onnipotenza del potere economico nella società umana. Un testo che
fa riflettere.
Come l’Eurozona distrugge l’Italia,
le famiglie e le aziende - Paolo Barnard
Il titolo della serata era “Un manicomio criminale a piede libero. Come
l’Eurozona distrugge l’Italia, le famiglie, e le aziende, e per il
profitto di chi”. L’idea era di trasmettere al pubblico il grado di
pazzia predatrice di cui è pregno il progetto dell’euro. Un titolo
forte, sicuramente per alcuni sopra le righe. Posso immaginare un Sergio
Romano scuotere il capo con austera disapprovazione e liquidarmi in
meno di un secondo come un esagitato del web. Ora ve lo dico: no, sono
stato troppo pacato, leggete qui sotto.
Ciò che sta accadendo in
Europa è oltre la psicopatologia finanziaria, molto oltre. Siamo
arrivati a uno stato di grottesca follia allucinatoria. Il Re non è
nudo, è morto e decomposto, pullula di vermi, perde liquami per strada,
ma la folla grida: Vita al Re!
E’ quello che ho sentito dentro di
me, quando ho letto le parole di Craig Beaumont, il capo della missione
del Fondo Monetario Internazionale in Irlanda. Il FMI ha detto a
Dublino che non ce la farà a tornare alla vita, che se l’Eurozona non
farà qualcosa di drastico, l’Irlanda è condannata al default. Ok, fermi.
Stop. STOP!!
L’Irlanda chi? Quella che ha accettato il
salvataggio dell'UE e del FMI, che ha applicato le Austerità da
flagellazione a sangue e che le ha applicate con il 10 e lode del FMI
stesso. Quella che adesso, dopo essersi scarnificata di sacrifici
sociali orrendi, ha tutti i parametri deficit-debito-inflazione
esattamente, ESATTAMENTE, come voleva la UE e il FMI, i parametri
virtuosi che secondo la UE e il FMI sono la via del risanamento, del
RISANAMENTO. Quella che ha impegnato le pensioni pubbliche per garantire
il salvataggio delle banche, come dettato dalla UE e dal FMI. Quella
che oggi Beaumont ha definito “un nostro studente modello”. Quella
Irlanda lì, sì, è lei. Bene, ora le dicono che sorry my dear Ireland,
muori lo stesso. No, ma peggio, peggio…
…le hanno detto oggi che
la sua unica salvezza dipende, ascoltate bene, “dall’eventuale ritorno
di fiducia degli investitori nell’intero progetto dell’Eurozona”. Ma
come? COMEEEE????? Dopo aver predicato con perentoria e sprezzante
certezza che è il rigore dei conti pubblici la via della salvezza per le
cicale dell’Eurozona; dopo averci, averli, fatti sentire dei balordi
MAIALI-PIIGS; dopo averci inflitto i volti ributtanti dei probi Draghi,
Lagarde, Monti, Von Rompuy, e dei loro buffoni di corte alla Giavazzi,
Giannino e Bini Smaghi; dopo averci costretti a respirare il fiato
fetido del rigore dei conti e dei necessari sacrifici che sono torture
sociali in queste ore per milioni di irlandesi e italiani e greci e
spagnoli e portoghesi… dopo tutto questo il FMI gli va a dire che no,
era tutto sbagliato. Se gli investitori non si convinceranno che l’euro è
un affare, in effetti, dice Beaumont, siamo punto e da capo. Le
Austerità sono una pagliacciata di nessuna utilità, un nulla di fatto,
l’Irlanda è al collasso come prima, peggio di prima, i tassi sui suoi
titoli sono più alti oggi di quando si arrese al FMI e alla UE due anni
fa. Firmato Fondo Monetario Internazionale.
Ma per noi è chiaro,
chiarissimo: gli investitori non si convinceranno mai che l’euro è un
affare, perché lo capiscono, lo conoscono, sanno chi l’ha creato e
perché. Non se ne esce. Offriamo una preghiera per l’Irlanda che non ha
scampo. Mi si stringe lo stomaco dalla furia. In coda ci siamo noi.
La
Modern Money Theory (M.M.T.) è fra le più autorevoli scuole di economia
del mondo, eredità di giganti del calibro di Keynes, Lerner, Kalecki,
Godley, e propone la strada per fermare il disastro dell'Eurozona e per
ricostruire il nostro Paese.
Le quattro grandi banche di Wall Street e le 8 famiglie collegate che dominano la finanza mondiale
di Alfredo Jalife Rahme
I media russi che trasmettono informazioni in forma alternativa (rispetto ai media occidentali) si sono presi la briga di sviscerare e segnalare in modo specifico quali siano gli oligopoli finanziari anglosassoni - le quattro mega banche - che hanno il controllo della finanza mondiale, come è venuto alla luce dai risultati inquietanti di una ricerca fatta da “Russia Today”: queste sono BlackRock, State Street Corp, - FMR/Fidelity, - Vanguard Group.