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domenica 3 maggio 2020

Il cambiamento climatico e la questione degli eventi estremi


Il cambiamento climatico
e la questione degli
eventi estremi


Sergio Pinna
 Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, Università di Pisa


Nell'ambito del dibattito sui cambiamenti climatici in atto, la questione degli eventi estremi ha assunto un'importanza tale da essere frequentemente  identificata con l’idea stessa di detti cambiamenti. In effetti è ormai convinzione diffusa a tutti i livelli che il riscaldamento globale abbia procurato (e ancor più procurerà in futuro) un marcato aumento per intensità e frequenza di vari fenomeni meteorologici estremi. L’analisi statistica dei dati climatologici non è però in grado di confermare tale situazione, non avendo fatto emergere nel complesso delle apprezzabili tendenze alla crescita di svariate grandezze. La teoria della correlazione diretta fra temperatura globale e incidenza degli eventi estremi è anche in contrasto con le informazioni derivanti dalla climatologia storica, visto che è proprio nella fase fredda, detta Piccola Età Glaciale, che le manifestazioni violente risultano essersi concentrate molto di più rispetto a quanto rilevato per i periodi caldi, compreso il XX secolo.

lunedì 20 aprile 2020

La Groenlandia ha GUADAGNATO oltre 27 Gigatons di neve e ghiaccio negli ultimi 5 giorni: MSM Silent




La Groenlandia ha GUADAGNATO oltre 27 Gigatons di neve e ghiaccio negli ultimi 5 giorni: MSM Silent


di Cap Allon

Nonostante decenni di profezie fatali, la calotta glaciale della Groenlandia sta attualmente GUADAGNANDO quantità mostruose di "massa" - 27 gigatoni negli ultimi 5 giorni da soli (14-18 aprile 2020).

lunedì 6 gennaio 2020

348 miglia di "solido ghiaccio" nel fiume Giallo in Cina






Come originariamente riportato da xinhuanet, una sezione "importante" del Fiume Giallo cinese è congelata.

Spinto da temperature fredde anomale, un sesto del Fiume Giallo cinese, situato nella regione autonoma della Mongolia interna della Cina settentrionale, è attualmente congelato solido: un incredibile 559,9 km (348 miglia) è stato riportato congelato dalle autorità locali a partire dal 3 gennaio.

I dipartimenti meteorologici e idrologici della regione, così come le autorità locali lungo il fiume, hanno preso precauzioni contro le inondazioni di "marmellata di ghiaccio" e le tracimazioni della diga, ha detto Qiao Jianzhong con l'ufficio per gli affari acquatici nel distretto di Linhe, Bayan Nur City.

domenica 8 dicembre 2019

Minimo di Maunder tra passato e futuro? Quinta parte



Di Giovanni Tessicini

Ormai tra gli astrofisici c’è accordo generale sul fatto che stiamo per entrare in un grande minimo solare.


Nessuno per adesso è in grado di prevederne le proporzioni con precisione, ma dal 2020 con tutta probabilità inizieremo a vedere gli effetti globali sul meteo e sul clima di quello che potrebbe essere il più profondo minimo solare degli ultimi secoli.

mercoledì 6 novembre 2019

Negli ultimi 30 giorni, gli Stati Uniti hanno stabilito un totale di 7.112 nuovi record di bassa temperatura di tutti i tempi


Di CAPP ALLON
Oltre ai 1.204 record delle temperature minime del mese di ottobre di cui abbiamo recentemente riferito, i dati ufficiali NOAA rivelano che gli Stati Uniti hanno anche stabilito negli ultimi 30 giorni un totale di 7.112 basse temperature, distruggendo le temperature record più basse giornaliere, mensili e di tutti i tempi contro soltanto le 1.605 temperature massime.

sabato 26 ottobre 2019

Il livello del mare e la temperatura





Traggo questa prima parte del post, almeno parzialmente, dal sito di Euan Mears.
Gli scettici affermano spesso che la crescita attuale del livello del mare e la perdita di ghiaccio dei ghiacciai sono uno dei risultati di un recupero naturale dalla Piccola Era Glaciale (PEG), mentre i credenti nell’AGW (o qualunque sia la sua definizione odierna) dichiarano che un “recupero dalla PEG” non è una spiegazione accettabile. Secondo loro è necessario definire un meccanismo causale.

venerdì 20 settembre 2019

Alla ricerca del ciclo di 400 Kyr


Ad alcune considerazioni generali sull’analisi periodale segue l’analisi di un dataset di 5.3 milioni di anni alla ricerca della ciclicità di origine astronomica con periodo di 400.000 anni






di Franco Zavatti e Luigi Mariani

Introduzione
Il clima di un certo luogo o territorio (un vigneto, una vallata, un continente, l’intero pianeta) è frutto dell’azione di un insieme di fattori di tipo astronomico e geofisico che spesso interagiscono fra loro in modo anche complesso dando ad esempio luogo a caratteristici feed-back positivi e negativi.

giovedì 22 agosto 2019

MEGACHIROTTERA: La Piccola Era Glaciale è stato un evento globale? 2

MEGACHIROTTERA: La Piccola Era Glaciale è stato un evento globale?...: di Donato Barone Circa dieci anni fa cominciai ad interessarmi al cambiamento climatico in corso. Fu un evento fortuito. In quel p...




 
Circa una settimana fa ho pubblicato su CM un  post in cui veniva commentato uno studio (S. Bronnimann e colleghi) che riconosceva, seppur in maniera implicita, alla Piccola Era Glaciale (PEG) un carattere globale, in quanto i segnali di un raffreddamento del clima dell’emisfero boreale, trovavano riscontro in dati di prossimità di carattere globale (variazioni del contenuto di calore oceanico e modifiche del monsone indiano, in modo particolare).

sabato 3 agosto 2019

La Piccola Era Glaciale è stato un evento globale? (1)



Circa dieci anni fa cominciai ad interessarmi al cambiamento climatico in corso. Fu un evento fortuito. In quel periodo fui incuriosito dalle notizie relative al profondo minimo solare che caratterizzò il passaggio tra il ciclo 23 e quello 24. Gironzolando in rete, mi imbattei in siti come Climalteranti o Climatemonitor, in cui si discuteva animatamente riguardo a tematiche di tipo climatologico e, da allora, sono restato invischiato nel dibattito.
Prima di allora ero perfettamente al corrente del fatto che i cambiamenti climatici rappresentano uno dei principali motori dell’evoluzione della vita sulla Terra. L’estinzione dei dinosauri, l’evoluzione dei mammiferi e degli esseri umani, in particolare, mi avevano convinto che una delle principali cause dell’evoluzione sono i cambiamenti climatici. Fui piuttosto sorpreso, quindi, quando scoprii che esiste un gran numero di persone che è dell’avviso che il clima sia sempre stato “normale” fino a che gli esseri umani non hanno cominciato ad “alterarlo”. Qualcuno mi dirà che questa è una visione ingenua del problema, in quanto nessuno nega che il clima sia cambiato in passato. E’ vero, ma a sentire certi “sermoni” il dubbio viene!

Che poi il clima stia cambiando in un modo mai visto, si vede anche lanciando un’occhiata distratta al famigerato diagramma di M. Mann, noto come “hockey stick”.

venerdì 12 luglio 2019

Il grande freddo a Venezia tra il 604 e il 2012



Questo non è un vero post sulla PEG (Piccola Era Glaciale) ma il desiderio di indirizzare i lettori interessati verso alcuni lavori di Dario Camuffo (ISAC-CNR, Padova) e collaboratori su vari aspetti storici della meteorologia e climatologia.


E LA CHIAMANO ESTATE....

ESTATE: TEMPERATURE CHE CROLLANO SOTTOZERO IN SLOVAKIA – LE CRONACHE PIÙ FREDDE DI SEMPRE


Di CAPP ALLON – 11 Luglio 2019

Fin da quel giorno (molto riportato) di 3 giorni di caldo africano alla fine di giugno, il clima nella nazione centro europea della SLOVACCHIA è stato governato da una serie di fronti artici brutalmente freddi, che hanno devastato le regioni in crescita del paese e hanno distrutto tutto con molti record di basse temperature.

domenica 7 luglio 2019

MOLTEPLICI RECORD DI BASSE TEMPERATURE DI TUTTI I TEMPI AVVENUTI IN GERMANIA

Di CAPP ALLON – 5 Luglio 2019

Sulla scia dei 3 giorni di caldo della scorsa settimana ben documentati, la Germania sta ora registrando basse temperature da record. L’atteso fronte artico che sarà di lunga durata sta iniziando ad avanzare.


Giovedì mattina il mercurio di Rotenburg, in Bassa Sassonia, è crollato a 2.9 °C (37.2 °F), abbastanza basso da rompere la temperatura record della città per il mese di luglio che resisteva dal 1946, secondo wetter.com.

Il nuovo record di bassa temperatura arriva pochi giorni dopo che la Germania aveva registrato un record assoluto di tutti i tempi, che serve come ulteriore prova delle oscillazioni tra gli estremi provocate dalla bassa attività solare e dal conseguente indebolimento della corrente a getto.

VEDERE ANCHE: The Changing Jet Stream

Insieme a Rotenburg, anche molte altre regioni della Germania hanno registrato temperature basse record giovedì mattina.
Ho elencato alcuni dati qui sotto (dati per gentile concessione di wetter.com)

  • Quickborn: 4 °C (39.2 °F) – temperatura più bassa di luglio dal 1999.
  • Göttingen: 4 °C (39.2 °F) – temperatura più bassa di luglio dal 1996.
  • Soltau: 4.1 °C (39.4 °F) – temperatura più bassa di luglio dal 1986.
  • Friesoythe: 4.7 °C (40.5 °F) – temperatura più bassa di luglio dal 1971.
  • Lippstadt: 4.8 °C (40.6 °F) – temperatura più bassa di luglio dal 1990.
  • Diepholz: 5.1 °C (41.2 °F) – temperatura più bassa di luglio dal 1971.

Inoltre, il villaggio di Deutschneudorf in Sassonia ha riferito che questa settimana si è verificata una brinata – un evento che si è verificato solo in sei occasioni precedenti in tutta la Germania durante il mese di luglio.

Le temperature sono previste più fresche nella maggior parte dell’Europa nei prossimi giorni.

Secondo il DWD, una nuova ondata di calore risulta improbabile a causa di questa recente lunga fase fredda e piovosa.

I tempi freddi stanno tornando, mentre il sole entra nel suo prossimo ciclo di Grand Solar Minimum:
Prepararsi.

Grand Solar Minimum + Pole Shift

Traduzione: AttivitàSolare

Fonte: ELECTROVERSE


sabato 1 giugno 2019

ANTARTIDE: ZERO RISCALDAMENTO NEGLI ULTIMI DECENNI

10 stazioni su 10 nelle zone costiere antartiche mostrano zero riscaldamento negli ultimi decenni. Gli scienziati che hanno fallito devono dimettersi



Di P. Gosselin – 31 Maggio 2019

Di Kirye e Pierre Gosselin

Negli ultimi anni, gli allarmisti climatici hanno maggiormente fatto ricorso alla caccia ai disastri meteorologici, cercando sempre più anomalie meteorologiche da considerare come prova inconfutabile del cambiamento climatico a causa antropogenica.
Ma c’è una zona che è stata evitata abilmente come la lebbra ed è stato il continente Antartico. Infatti un nutrito numero di studi ha dimostrato l’esatto contrario, e cioè che quello che era stato predetto in precedenza per il continente di ghiaccio non si è mai verificato, fatta eccezione per alcune zone dove l’attività vulcanica ha consentito una leggera fusione della piattaforma di ghiaccio dell’Antartide.

L’analisi di 10 stazioni antartiche mostrano un raffreddamento


Oggi osserviamo 10 stazioni antartiche in funzione in Antartico, sparse lungo la costa antartica e gestite da vari paesi. Queste zone non sono influenzate dall’attività vulcanica:


mercoledì 29 maggio 2019

Le oscillazioni solari e climatiche sono dovute alle orbite dei pianeti

Immagine relativa al contenuto Le oscillazioni solari e climatiche sono dovute alle orbite dei pianeti


 

Università degli Studi di Napoli Federico II
 

 A stabilirlo, con un lavoro pubblicato su Earth-Science Reviews, un team di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse (DISTAR) dell'Università di Napoli Federico II e del Dipartimento di Fisica e dell'Osservatorio Astronomico dell'Università di Padova.


Lo studio dimostra che specifiche risonanze astronomiche associate alla rivoluzione dei pianeti intorno al Sole sono responsabili delle maggiori oscillazioni osservate sia in record usati per descrivere l'attività solare che in record usati per ricostruire i cambiamenti climatici nel nostro pianeta durante l'Olocene, cioè negli ultimi 12000 anni.

Lo studio focalizza in particolar modo sul ciclo detto di Hallstatt, che ha un periodo di circa 2100-2500 anni. Questo ciclo è il più lungo delle oscillazioni che caratterizzano sia i record di radiocarbonio C-14 e di Berillio-10 usati per ricostruire l'attività solare del passato che numerosi proxi usati per ricostruire il clima sulla Terra.

Questo ciclo prende il suddetto nome perché la Piccola Era Glaciale (1500-1800 AD) e l'epoca fredda che ha caratterizzato una cultura dell'Europa centrale dell'età del bronzo e degli inizi dell'età del ferro sviluppatasi in Austria in Hallstatt (750-400 BC) e le precedenti maggiori epoche fredde del pianeta durante l'Olocene sono separate da circa 2100-2500 anni.

Ruotando intorno al Sole, i pianeti generano oscillazioni gravitazionali ed elettromagnetiche nella elio-sfera, cioè nell'intero sistema solare, dando origine a specifiche strutture sincronizzate dette risonanze stabili. Gli autori dimostrano che la principale risonanza stabile generata dalla rivoluzione di Giove, Saturno, Urano e Nettuno intorno al Sole ha un periodo di 2318 anni ed il movimento orbitale associato ad essa è perfettamente sincronizzato con il ciclo di Hallstatt.

Gli autori calcolano anche le altre risonanze stabili del sistema solare generate dai pianeti maggiori e mostrano che le più importanti includono il ciclo di Jose (159-181 year), il ciclo di Gleissberg (82-97 anni) e i cicli di 60 e 20 anni che sono stati spesso osservati in dati relativi sia all'attività solare che ai cambiamenti climatici. Questi ultimi includono anche i record della temperatura superficiale della Terra negli ultimi 160 anni.

Gli autori argomentano che le risonanze stabili nei campi gravitazionale ed elettromagnetici del sistema solare contribuiscono a modulare oscillazioni sia nell'afflusso di raggi cosmici, cioè delle particelle che provengono dallo spazio profondo ed entrano nel sistema solare e quindi anche nell'atmosfera terrestre, che nello spostare con movimento ondeggiante le polveri interplanetarie che finiscono per precipitare sulla Terra. Entrando nell'atmosfera i raggi cosmici producono atomi di C-14 e Be-10 ed, insieme alle polveri interplanetarie favoriscono la formazione delle nuvole della Terra influenzando grandemente il clima in modo ciclico. In modo analogo, tali risonanze stabili modulano il vento solare e sincronizzano l'attività solare dove vengono amplificate.

Lo studio mostra che come il movimento della Luna intorno alla Terra regola le maree oceaniche, il movimento dei pianeti regola le maggiori oscillazioni solari e, quindi, anche le oscillazioni climatiche della Terra. Questo risultato suggerisce nuove interpretazioni anche dei cambiamenti climatici osservati negli ultimi decenni e possono dare origine a più accurati modelli per prevedere i cambiamenti futuri sia dell'attività solare che del clima terrestre.


The orbital resonances of the planets induce solar and climatic oscillations


This is determine by a paper published in Earth-Science Reviews by a team of researchers from the Department of Earth Sciences, Environment and Resources (DISTAR) of the University of Naples Federico II and from the Department of Physics and the Astronomy Observatory of the University of Padua.

The study shows that specific astronomical resonances associated with the revolution of the planets around the Sun are responsible for the main oscillations observed in records used to describe solar activity and to reconstruct climate change on our planet throughout the Holocene, that is during the last 12,000 years.

The study focuses particularly on the cycle of Hallstatt, which has a period of about 2100-2500 years. This cycle is the longest of the oscillations that characterize both records of radiocarbon C-14 and beryllium-10 used to reconstruct solar activity in the past and many proxies used to reconstruct the climate on Earth.

The origin of the name of this specific cycle derives from the fact that the Little Ice Age (1500-1800 AD) and the cold period that occurred during a central European bronze and iron age culture developed in Austria in Hallstatt ( 750-400 BC), and the previous major cold periods on the planet during the Holocene are separated by about 2100 to 2500 years.

Rotating around the sun, the planets generate gravitational and electromagnetic oscillations in the heliosphere, that is in the entire solar system, giving rise to specific stable resonances. The authors demonstrate that the major stable resonance generated by the revolution of Jupiter, Saturn, Uranus and Neptune around the Sun has a period of 2318 years and the orbital movement associated with it is perfectly synchronized with the Hallstatt cycle.

The authors also calculate other stable resonances generated by the solar system large planets and show that the most important ones include the Jose cycle (159-181 year), the Gleissberg cycle (82-97 years), the cycles of 60 to 20 years and others. All these cycles have often been observed in solar and climatic records. The latter also include the records of surface temperature of the Earth over the past 160 years.

The authors argue that the stable resonances in the gravitational and electromagnetic fields of the solar system modulate the incoming cosmic ray flux, that is the particles that coming from the outer space enter in the solar system and, therefore, also in the Earth's atmosphere, and move with a swaying motion the interplanetary dust that falls on Earth. By entering the atmosphere cosmic rays produce C-14 and Be-10 atoms and, together with the interplanetary dust favor the formation of the Earth's clouds generating oscillations in the Earth's albedo. Then, these cloud dynamics greatly influence cyclically the climate. Similarly, the planetary stable resonances modulate the solar wind and synchronize solar activity that likely also amplifies them.

The study shows that, as the movement of the Moon around the Earth regulates the ocean tides, the motion of the planets around the Sun induces oscillations in the solar-heliospheric activity and, consequently, they also induce specific climatic oscillations on the Earth. This result also suggests new interpretations of climate change observed over the past decades and can be used to develop  more accurate models finalized to predict future changes in solar activity and in the Earth's climate.

Reference: Scafetta, N., Milani, F., Bianchini, A., Ortolani, S .: On the astronomical origin of the Hallstatt oscillation found in radiocarbon and climate records throughout the Holocene. Earth-Science Reviews 162, 24-43, 2016.
Web: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012825216301453



Riferimento: Scafetta, N., Milani, F., Antonio Bianchini, A., Ortolani, S.: On the astronomical origin of the Hallstatt oscillation found in radiocarbon and climate records throughout the Holocene. Earth-Science Reviews 162, 24-43, 2016.
Web: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012825216301453