Oggi l’ho sentita davvero grossa, perdonatemi se non vi dico
precisamente dove, lo faccio per carità di Patria, ma trattasi di un
palcoscenico – perché ormai siamo alla farsa – affacciato su una delle
platee più affollate che ci sia.
In breve, ne abbiamo parlato anche recentemente, che il buco
dell’ozono si sta stringendo o, meglio, quest’anno l’estensione
dell’area con il massimo depauperamento dello strato di ozono al termine
dell’estate australe è la più piccola da quando esiste il monitoraggio,
ossia da quando è stato siglato e poi implementato il Protocollo di
Montreal per la messa al bando dei CFC. Questa notizia, di per se’
buona, è stata interpretata, chi l’avrebbe mai detto, in chiave clima
che cambia, trasformandola quindi in non proprio buona, perché, secondo
l’esperto di turno, il restringimento dell’area soggetta a
depauperamento potrebbe essere una conseguenza del riscaldamento globale
e, quindi, dei cambiamenti climatici.