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venerdì 6 marzo 2020
mercoledì 5 febbraio 2020
Stanno terraformando Marte?
Con il mistero del metano di Marte irrisolto, la Curiosity regala una novità per gli scienziati: l'ossigeno
Naturalmente non sono uno scienziato, nè un esperto in fotografia, ma la vista di queste tre immagini animate mi restituisce un ricordo molto familiare: le irrorazioni illegali di particolati di varia natura in atmosfera (terrestre), volgarmente chiamate chemtrails.
E
non lo scrivo per fare "lo splendido" con una boutade di stampo
cospirazionista aka complottista per fare bella figura tra gli
attivisti, lo scrivo perchè se la NASA non mi dicesse che sono state
scattate su Marte penserei senza ombra di dubbio alle famigerate scie
chimiche. Oppure... prendendo per
buona la news della NASA sono portato a pensare che: avendo un effetto
familiare visivamente riconducibile alle irrorazioni (illegali)
terrestri, stanno effettivamente terraformando Marte!
Nella
terza ed ultima immagine gift addiritura oltre alle strisciate si
notano anche le famose ondulazioni generate dalle frequenze ELF, che "quelli che se ne capiscono" ci raccontano che a generarle sono l'interazione dei rilievi montuosi e del vento con le nuvole; ma su Marte non ci sono rilievi di 30 km, soltanto il Monte Olimpo raggiunge i 25 Km di altezza e non è sufficiente a generare tale fenomeno.
Scienza e tecnologia si stanno adoperando da anni in studi di fattibilità di una terraformazione di Marte ed una futura colonizzazione del pianeta, come su questo articolo di everyeye, oppure questo su Notizie Scientifiche, uno dei tanti progetti di Elon Musk; quindi mi sento con la coscienza tranquilla per l'iperbolico titolo che ho dato a questo articolo. Chiaramente un conto sono le ipotesi ed un altro conto la fattibilità tecnologica ed economica.
Di seguito l'articolo della NASA:
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sabato 18 gennaio 2020
Il ciclo delle macchie solari influisce sul contenuto di calore oceanico proveniente da zone del Pacifico

Di Kalte Sonne
La temperatura superficiale degli oceani può essere determinata
relativamente facilmente via satellite o tramite rilevamento da nave. Ma
per quanto riguarda lo sviluppo della temperatura di strati oceanici
più profondi? Il termine tecnico viene detto “contenuto di calore
nell’oceano”, o in breve OHC. Nel 2017 Dan Seidov e colleghi hanno
dimostrato che l’OHC nell’Atlantico settentrionale è cambiato quasi
ciclicamente ogni 60-80 anni. L’orologio è impostato dall’Atlantic
Multi-Decade Oscilation (AMO):
Variabilità multidecadale e mutamento climatico nell’Oceano Atlantico settentrionale
La variabilità decadente del contenuto di calore oceanico (OHC) e le tendenze della temperatura nell’arco di circa 60 anni nell’Oceano Atlantico settentrionale sono state analizzate utilizzando una nuova climatologia oceanica ad alta risoluzione basata su osservazioni storiche situate controllate in base alla qualità. Per valutare i mutamenti climatici in questa regione furono confrontati i climi oceanici di due periodi di trent’anni tra il 1955 e il 1984 e il periodo tra il 1985 e il 2012. La distribuzione spaziale del mutamento climatico dell’OHC è altamente disomogenea, con il mutamento climatico più forte a sud-est dell’estensione della Corrente del Golfo. Ciò può essere causato dal rallentamento della circolazione di ribaltamento meridionale dell’Atlantico in concomitanza con il sollevamento di acqua calda subtropicale. Il cambiamento climatico di 30 anni mostra un più alto guadagno di OHC nella regione della Corrente del Golfo rispetto a quanto riportato in stime temporali più brevi. La modifica dell’OHC è generalmente coerente con l’indice di oscillazione multidecadale dell’Atlantico. Questa coerenza suggerisce che potrebbe esistere una quasi ciclicità dell’OHC, con un periodo da 60 a 80 anni, sovrapposta alla lenta tendenza al riscaldamento in tutto il bacino.
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