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IL PRETESTO CLIMATICO

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mercoledì 10 febbraio 2016

UNA SCOMODA VERITÀ

UNA SCOMODA VERITÀ

La terra si è riscaldata di meno di 1°C negli ultimi 150 anni – , sebbene non uniformemente (es. l’Antartico ha continuato a raffreddarsi). L’anidride carbonica è un gas serra e la sua concentrazione nell’atmosfera è cresciuta anche come risultato delle emissioni umane.


 Un aumento di 1°C in 150 anni non è senza precedenti nella recente storia climatica, come dimostrano i carotaggi groenlandesi e antartici.

La temperatura del nostro pianeta è stata più volte superiore al picco raggiunto nel 1998 e lo è stata certamente per i primi millenni di uscita dall’era glaciale, a partire da 10mila anni fa circa. I ghiacciai in regresso mostrano che il limite di crescita della flora era più elevato e le foreste si estendevano anche dove oggi c’è il permafrost. È probabile che il Periodo Caldo Medievale sia stato caldo quanto il presente. Il che implica che le emissioni umane sono una componente del riscaldamento globale, ma certo non la più significativa. Tanto più che le emissioni antropiche ammontano al 4% dell’intera produzione globale di CO2 (il resto è di origine naturale).


Se anche tutto il riscaldamento globale fosse dovuto all’uomo, tenuto conto del fatto che il passato incremento di anidride carbonica e di temperatura non ha esercitato un impatto di qualche rilevanza sugli equilibri climatici del pianeta ed è invece risultato positivo per la fauna e la civiltà umana (maggiore produzione di cibo e minor consumo energetico, ossia minor povertà) e per la flora (riforestazione: l’anidride carbonica è un fertilizzante naturale), non si vede perché un ulteriore riscaldamento di uno o anche due gradi dovrebbe dimostrarsi catastrofico.

Tra l’altro non vi è un rapporto lineare tra crescita della CO2 e crescita delle temperature: all’aumentare dell’una il riscaldamento prodotto è proporzionalmente inferiore.
 
Gli ultimi due rapporti dell’IPCC (2007 e 2013) hanno sancito che non esiste alcuna relazione tra riscaldamento globale e maggiore frequenza e intensità di fenomeni atmosferici estremi. L’ascesa del livello degli oceani è stata inferiore ai 30 cm in un secolo e l’IPCC non ha rilevato alcuna accelerazione in atto (IPCC AR4 e AR5). Il mondo del ventiduesimo secolo, inclusi gli atolli, potrebbe gestire senza problemi un ulteriore innalzamento di 30 cm.
Il fatto che la crescita di un grado di temperatura in un secolo non abbia innescato alcun “runaway warming” (meccanismo di feedback di rinforzo e accelerazione del processo di riscaldamento) e che nessuna cosa del genere sia accaduta al tempo dell’optimum climatico dei primi millenni dell’Olocene, che erano decisamente più caldi, rende assai improbabile che ciò avvenga in futuro. Esiste nei modelli, non nelle osservazioni empiriche.
Al contrario, è più probabile che, come è successo regolarmente in passato, le temperature abbiano raggiunto un plateau e ora stiano per decrescere. Non sono più salite negli ultimi 15 anni (Jean-Pascal van Ypersele, vicepresidente dell’IPCC, 23 settembre 2013).

Infatti l’attività solare sta uscendo da una fase di Grande Massimo (il maggiore degli ultimi 8000 anni secondo gli studi climatologici del Max Planck) per entrare in una fase di Grande Minimo di debole attività “ibernazione” che non possiamo prevedere quanto possa essere profondo ma dovrebbe durare per alcuni decenni. Com’è intuibile,i grandi minimi sono storicamente associati a epoche di raffreddamento del clima terrestre (es. Piccola Era Glaciale), anche se non è del tutto chiaro come ciò avvenga, nel dettaglio.

Il fatto che il riscaldamento del 20° secolo sia coinciso con un periodo in cui il sole era al massimo della sua attività negli ultimi 8mila anni non è quasi certamente un caso.

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- L’IPCC ha confermato che non esiste alcuna relazione o è comunque molto dubbia tra aumento della CO2 e inondazioni (IPCC AR5), frequenza e intensità di cicloni extratropicali e tropicali (IPCC AR5; Weinkle, Maue & Pielke 2012) e siccità (IPCC AR5);

- Il mutamento climatico antropogenico è una teoria apparentemente dimostrata da qualsiasi evento: temperature globali in aumento o stabili, estati più calde e secche o più umide e fredde (es. isole britanniche), inverni più caldi o più freddi, più neve o meno neve, più uragani o meno uragani. In un sistema climatico naturale che è sempre in evoluzione e ricco di eventi meteorologici che ci appaiono caotici ed imprevedibili, ogni accadimento viene usato per confermare la teoria che causiamo un pericoloso cambiamento climatico. Non è scienza, è fede.

- Sotto le 200 parti per milione (ora siamo a 400ppm) di CO2 le piante non possono più crescere perché non riescono a completare la fotosintesi. Sopra le 2000 ppm la concentrazione diventa tossica. Il livello ottimale sarebbe tra le 1200ppm e le 1400ppm: il ciclo di crescita sarebbe raddoppiato. Di qui l’utilità delle serre.

- Ad ogni buon conto, se l’anidride carbonica è la causa del cambiamento climatico oppure no sarà dimostrato empiricamente nel corso dei prossimi due decenni o giù di lì. Poiché non c’è la benché minima possibilità che la crescita economica nei paesi in via di sviluppo, come i BRICS, sia volontariamente rallentata, le emissioni di CO2 continueranno a crescere poderosamente, mentre il sole probabilmente sprofonderà in un periodo di bassa attività della durata di almeno un paio di decenni.

La temperatura globale diminuirà oppure aumenterà e ogni dubbio si volatilizzerà.
 
Se anche avessero ragione i serristi, non ci sarà altro da fare che adattarsi. L’umanità l’ha già fatto molte volte, in condizioni molto più drammatiche (es. glaciazioni). Questa volta c’è la tecno-scienza ad assisterci.

- La costante ricerca della stereotipizzazione degli scettici riguardo ad un’ipotesi scientifica, etichettati come malevoli, corrotti, o squilibrati è una vergognosa sovversione del metodo e dello spirito della Scienza. La Scienza si basa sullo scetticismo. Tutte le teorie dovrebbero essere continuamente messe in discussione sulla base di nuove rilevazioni e osservazioni. Tutti i punti deboli vanno esaminati, tutte le ortodossie rimesse in gioco. Questo fa progredire la Scienza: le buone teorie che sanno reggere l’impatto con le critiche e i dati degli scettici. Se una teoria può essere difesa solo insultando e mettendo alla gogna quelli pongono degli interrogativi, è perché è fragile e i suoi difensori lo sanno e temono che abbia le ore contate.

D’altronde l’IPCC non è un organismo scientifico e non è gestito da scienziati. È un organismo politico internazionale governato da funzionari nominati dai vari governi nazionali che collabora con scienziati, accademici e attivisti per redigere relazioni e formulare raccomandazioni. Il contenuto delle relazioni stesse, in particolare tutti i più importanti documenti di sintesi, non è determinato dagli scienziati coinvolti nel lavoro dell’IPCC ed è invece preparato da non-scienziati a uso e consumo di politici e amministratori pubblici, che non amano troppo le incertezze; 

- non mi interessa quale sia il meccanismo che fa in modo che l’attività solare alteri il clima terrestre. Il fatto è che le correlazioni tra minimi, massimi e cambiamento climatico nel passato ci sono, mentre negli ultimi 15-17 anni le temperature sono rimaste costanti, quando invece i livelli di CO2 sono aumentati costantemente e lo sono ancora. Tra il 1945 e il 1970 le temperature sono scese, mentre l’anidride carbonica saliva. Per 25 anni dopo la Grande Guerra le temperature sono aumentate, ma l’anidride carbonica è rimasta ferma.

Di cosa stiamo parlando? Di un’ipotesi che non sta in piedi e ha gli anni contati. Una perdita di tempo.

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La curva delle temperature è piatta dal settembre 2001, stando ai dati GIIS (Goddard Institute for Space Studies - NASA);
È piatta dal giugno 1997, per Hadcrut3 (Climatic Research Unit - University of East Anglia);
È piatta dal dicembre del 2000 per Hadcrut 4 e Hadsst3;
È piatta dal gennaio 2005 per UAH (University of Alabama Huntsville);
È piatta dal settembre 1996 per RSS (Remote Sensing Systems, Inc. – rilevazioni satellitari);

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Poniamo, per ipotesi (peregrina quanto mai), che i pro-AGW abbiano ragione.
Continuerei ad essere contrario alla decrescita ed al taglio delle emissioni, per ragioni umanitarie.
Il vero disastro del nostro tempo non è climatico, ma ambientale, in un senso molto specifico. Mi riferisco ai milioni di persone che si ammalano e muoiono per l’acqua inquinata, per malattie che potrebbero essere facilmente curate o prevenute, che soffrono perché mancano di elettricità e acqua corrente, non sanno come smaltire correttamente i liquami e così vivono circondati dai putridumi, cucinano al chiuso con fuochi a legna o carbone e così devastano le loro vie respiratorie. Quest’onta per l’intero genere umano può e deve essere completamente rimossa entro la fine del secolo. La battaglia contro il cambiamento climatico non può causare il rallentamento della battaglia contro la miseria, che deve continuare ad avere assoluta priorità.
Solo le persone comodamente sedute in case calde, con la luce elettrica, servizi sanitari, dispense piene e un collegamento ad internet possono immaginare che uno o anche due gradi di riscaldamento globale possano essere più minacciosi della miseria di massa. Non salvare decine di migliaia di persone a rischio ora, quotidianamente, per poterne salvare migliaia ipoteticamente in pericolo di vita tra qualche decennio, è scandaloso e criminale.
Ora che la povertà sta colpendo ferocemente anche il “Primo Mondo”, questa singolare inversione delle priorità non ha più un futuro. Se vogliamo proteggere i poveri dal cambiamento climatico, la strategia migliore è strapparli alla povertà. È infatti la miseria che spiega come mai le catastrofi naturali in Occidente causano poche decine o centinaia di morti, mentre se avvengono in Asia o Africa le vittime sono fin troppo spesso nell’ordine delle decine di migliaia.
Per cambiare questa situazione una volta per tutte abbiamo bisogno di un massiccio sviluppo economico globale, di una più equa redistribuzione dei profitti, di abbondante energia a basso costo e di una drastica riduzione del numero di persone che vivono in povertà. Per farcela dovremo quindi incrementare le emissioni di anidride carbonica. La prosperità e l’istruzione diffonderanno quella sensibilità ecologista che è possibile solo tra chi non si deve preoccupare di arrivare a fine mese (es. greci e tedeschi impoveriti che abbattono centinaia di alberi illegalmente per scaldarsi) e che se non prende piede a livello globale non ha alcuna chance di fare la differenza.

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Temperature e CO2
Per lunghi periodi nella prima fase dell’Olocene le temperature sono state superiori di 1.5C rispetto a oggi.
Circa 6800 anni fa la #Groenlandia era 2 gradi più calda di oggi, ma questo non ha causato lo scioglimento dei suoi ghiacci – negli interglaciali precedenti ci sono stati numerosi periodi in cui le temperature sono state di diversi gradi più calde di oggi (es. 135.000 anni fa)

Queste carote di ghiaccio mostrano diversi picchi di temperatura negli ultimi 2000 anni in cui le temperature hanno superato quelle del presente e in un caso di ben oltre 1 grado.

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