giovedì 12 dicembre 2019

La Scandinavia ed il freddo Europeo

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In questo post voglio fare chiarezza su quali siano le “basi” che comportino raffreddamenti climatici duraturi in ambito europeo.

Le chiavi di volta del clima europeo sono il Nord Atlantico e la Scandinavia. Diversamente a quel che può essere il pensiero comune, la Siberia durante tali fasi sperimenta un clima più mite e temperato, e il vortice polare si divide in due lobi semipermanenti, uno sul Canada e l’altro sulla Scandinavia. Secondo punto, requisito immancabile nei periodi glaciali, è l’espansione dei ghiacci, specie quelli continentali.



Avere una maggiore superficie ghiacciata, comporta un aumento dell’effetto albedo, ossia il raffreddamento della colonna d’aria sovrastante il ghiaccio ed un aumento di immissione di acqua fredda dolce in oceano, raffreddandolo e rallentandone le correnti termoaline. La Siberia, per fare il punto, non si presta per nulla allo sviluppo di ghiacciai. Essa è una vasta zona estremamente secca, non avendo particolari contributi umidi (a ovest c’è un continente, a nord il mare ghiacciato e a sud il deserto del Gobi). Di conseguenza nevica in genere poco, e non a sufficienza per creare ghiacciai. Punto 2: la presenza del mare, oltre a rappresentare una fonte di vapore acqueo costante, serve a immagazzinare il freddo dell’inverno e delle gelide acque che affluiscono durante il disgelo. Ne consegue che la Siberia ha un clima continentale, e in estate la temperatura può anche superare i 30 gradi. Verhojansk passa dai -60 in inverno fino in taluni casi a 35 gradi in estate. Ciò è sfavorevole al mantenimento del ghiaccio invernale.

Per far si che si sviluppino i ghiacciai, c’è bisogno di una bassa escursione termica tra estate e inverno, in modo tale che il ghiaccio si conservi durante la bella stagione (con la possibilità di nuove nevicate) e venga così accumulato di anno in anno. In Scandinavia, ciò è possibile: tale penisola è quasi interamente circondata da mare: a sud il mar Baltico e il Mediterraneo, a ovest l’immenso oceano atlantico e a nord il Mare di Barents. Insomma, una enorme quantità di vapore acqueo a disposizione. Inoltre, essa è attraversata da una vasta catena montuosa, Alpi Scandinave, che non di rado raggiunge i 2.000 metri, prestandosi ottimamente ad accumulare ghiaccio.



Un raffreddamento climatico inizia quando Canada, zone montuose, Usa nord orientali, Groenlandia, Scandinavia e Islanda iniziano a non vedere sciogliersi completamente il ghiaccio accumulato in inverno e inizio primavera, con persistenza di situazioni climatiche fredde e perturbate pure in estate (con possibilità di nuovi accumuli).

Nel giro di pochi anni, i singoli nevai isolati che resistono al periodo estivo, cominciano ad unirsi a creare ghiacciai via via più grandi. L’effetto Albedo inizia a diventare potente, così come il raffreddamento dei mari circostanti.



Sopra la ricostruzione geografica del Nord Europa intorno al 9.000 a.C. Da notare come mentre il resto d’Europa sia scongelato, la penisola scandinava sia ancora coperta di ghiaccio.

Ed è allora, che anche le regioni più a sud iniziano a sperimentare situazioni climatiche via via più fredde e perturbate per gran parte dell’anno. I ghiacciai alpini, sui Carpazi e i Pirenei iniziano rapidamente a espandersi, così come sugli altipiani Usa (monti appalachi in primis). A seconda del raffreddamento e dell’estensione dei ghiacci, gran parte delle città poste oltre il 50 esimo parallelo nord (fin verso il 40 esimo in Usa) possono diventare inabitabili e devono essere evacuate (troppa neve in inverno e primavera, estati corte e fredde che non permettono di effettuare i raccolti, consumi troppo alti e costanti per il riscaldamento, boom di malattie respiratorie, trasporti spesso paralizzati).

 
 

Cosa può scatenare ciò?


In genere un vortice polare stratosferico molto potente, che riesce a sopravvivere in estate, è la base di tutto. Ovviamente, questo non significa avere inverni freddi in Europa centro-meridionale nelle fasi iniziali. Anzi, specie in area mediterranea, Asia centro orientale e zone occidentali del Nord America si assiste a un incremento di rimonte anticicloniche miti. Viceversa, il nord Europa vede un susseguirsi di tempeste fredde, le quali, specie sui monti scandinavi, scaricano continui ed ingenti quantitativi di neve. Negli Usa nord-orientali ed in Canada a un vortice polare più potente, si associano devastanti ed intermittenti colate artiche. Nevicate sempre più forti e persistenti si abbattono su città come Ottawa, Toronto, Chicago e New York. Il susseguirsi di tempeste in Atlantico comporta inoltre una maggiore nevosità in Groenlandia.

L’oceano in questione inizia a raffreddarsi profondamente.  Nel frattempo la velocità e la forza del vento diventano via via più forti nel nord Emisfero (a causa di un vortice polare stratosferico sempre più potente e dell’aumentato gradiente termico tra alte e basse latitudini). La corrente a getto polare inizia a divenire impetuosa ed instabile, con forti turbolenze in quota. 

Sopra, situazione tipica delle fasi  iniziali di raffreddamento climatico. Vortice polare molto forte che si traduce in tempeste con geopotenziali bassissimi (aria gelida presente in alta quota si trasferisce con facilità al suolo), le quali abbattendosi sul centro-nord Europa, scaricano forti e persistenti bufere di neve. Clima via via più freddo.



Si arriva così in estate, con ancora al suolo grandi quantitativi di neve nelle aree sopra esposte.  Baie di Hudson e Baffin ancora non del tutto scongelate a fine agosto. Estate che, complice un vortice polare stratosferico ancora attivo ed un forte innevamento, si presenta fredda e perturbata, con nuove nevicate, specie sulle zone montuose. Il forte gradiente termico che si instaura in Europa tra zone settentrionali e Mediterraneo (lo stesso tra Usa settentrionali e meridionali) determina lo sviluppo di fenomeni meteo devastanti nelle aree di confine tra le due masse d’aria (violenti tornado, maxi grandinate, piogge torrenziali e venti molto forti). Arrivati a settembre, la presenza di un mare più freddo del normale e un maggiore effetto albedo, determinano un rapido approfondimento del Vp, con precoci nevicate in pianura in Canada- Usa e Scandinavia, Scozia, Islanda.





Le tempeste in Europa si fanno più forti, e alcune zone paludose tornano a essere allagate. Complice un Atlantico  sempre più sotto  media termica, iniziano a trascinare con loro aria più fredda. Le Alpi, i Pirenei ed i Carpazi, ricevono nevicate più persistenti ed abbondanti. Nel giro di 4-5 anni (anche meno dovesse intervenire una forte eruzione vulcanica ) dall’inizio del processo, l’oceano Atlantico ormai troppo freddo e i vasti ghiacciai formatisi in Scandinavia e Canada iniziano a comprimere l’aria verso il basso, determinando la formazione di anticicloni termici freddi su tali aree.  Nord Europa,  Canada e nord-est Usa cominciano a vedere un clima decisamente più secco, gelido e ventoso, simile a quello che si aveva in Siberia.

Scenario che si potrebbe manifestare in Nord Europa e Canada tra qualche decennio. Copertura nevosa perdurante per tutto l’anno; clima molto freddo, secco e ventoso.



 Le depressioni atlantiche non hanno più a disposizione l’energia per formarsi, e anche il resto del Vecchio Continente comincia a sperimentare lunghi inverni gelidi e nevosi. Alcune vallate alpine devono essere evacuate per la troppa neve, che non arriva a sciogliersi  nemmeno in estate. Lo stesso accade per alcuni paesi e città della Scandinavia e del Canada. Le estati iniziano a farsi brevi, fresche e piovose anche in Europa meridionale. Il raffreddamento climatico può dirsi iniziato a pieno regime; negli anni seguenti bisognerà poi capire se si tratterà solo di Peg o dell’inizio di una vera e propria glaciazione. Molto dipenderà se i ghiacciai continueranno a espandersi o meno, e dall’andamento dell’attività solare.
 
 
 
 Fonte:  AttivitàSolare
 

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