mercoledì 29 gennaio 2020

IL SIONISMO NELL’ETA’ DEI DITTATORI



LENNI BRENNER

IL SIONISMO

NELL’ETA’ DEI

DITTATORI

(1918 – 1945)






Un’analisi delle affinità ideologiche e delle relazioni politiche intercorse tra sionismo e nazifascismo prima e durante la Shoah. Il sionismo, l'ideologia alla base dello stato di Israele, non solo ha determinato la tragedia palestinese ma ha contribuito anche a quella degli ebrei.





La medaglia commemorativa riprodotta sulla copertina dell’edizione in inglese fu coniata nel 1934 dal quotidiano nazista “Der Angriff” all’indomani della visita alle colonie sioniste in Palestina del funzionario delle SS Leopold von Mildenstein in compagnia di Kurt Tuchler, rappresentante della Federazione Sionista Tedesca.



Prefazione dell’autore (1983)


Perché un altro libro sulla Seconda guerra mondiale, che probabilmente è l’argomento sul quale si è scritto di più nella storia umana? Perché un altro libro sull’Olocausto, che è stato vivamente descritto da molti sopravvissuti e storici? Come argomento generale l’età dei dittatori, la guerra mondiale e l’Olocausto sono stati indubbiamente approfonditi. Ma l’interazione tra sionismo, fascismo e nazismo è stata adeguatamente indagata?

E se no, perché no?

La risposta è piuttosto semplice. Diversi aspetti dell’argomento generale sono stati affrontati nello specifico, ma non c’è un equivalente del presente lavoro, che cerca di presentare una panoramica dell’attività del movimento sionista durante quell’epoca. Naturalmente questo non è un caso, ma piuttosto un sintomo che vi sono molte cose imbarazzanti da scoprire in una tale ricerca.

L'analisi di certi temi conduce a difficili problemi, e uno dei più difficili è rappresentato dalle emozioni evocate dall'Olocausto. Chi può dubitare del fatto che molti delegati alle Nazioni Unite che nel 1947 votarono per la creazione di uno stato israeliano furono motivati dal desiderio di risarcire in qualche modo gli ebrei sopravvissuti all'Olocausto? Essi, e molti altri fautori di Israele, rivolsero verso quello stato i profondi sentimenti che avevano nei confronti dei mostruosi crimini di Hitler. Ma qui fu il loro errore: basarono il loro sostegno a Israele e al sionismo su ciò che Hitler aveva fatto agli ebrei, invece che su ciò che i sionisti avevano fatto per gli ebrei. Dire che un tale approccio è intellettualmente e politicamente inammissibile non significa denigrare i profondi sentimenti suscitati dall'Olocausto.

Il sionismo d'altronde è un'ideologia, e la sua storia deve essere indagata con lo stesso occhio critico che i lettori dovrebbero avere nei confronti di qualunque tendenza politica. Il sionismo non è, e non fu mai, comprensivo dell'ebraismo o del popolo ebraico. La grande maggioranza delle vittime di Hitler non erano sionisti. E' ugualmente vero, come i lettori sono invitati a verificare, che in particolare la maggioranza degli ebrei polacchi avevano ripudiato il sionismo alla vigilia dell'Olocausto, e che aborrivano le posizioni di Menachem Begin, nel settembre 1939 uno dei capi del cosiddetto movimento "sionista-revisionista" nella capitale polacca.

In quanto anti-sionista, l'autore è ferito dall'accusa che l'antisionismo corrisponda all'antisemitismo e all' "odio ebraico per se stessi".

E' quasi superfluo aggiungere che ogni tentativo di equiparare gli ebrei e i sionisti, e quindi di attaccare gli ebrei in quanto tali, è un crimine, e deve essere duramente contrastato. Non vi potrà mai essere alcuna confusione tra la lotta contro il sionismo e l'ostilità verso gli ebrei o l'ebraismo. Il sionismo prospera sulle paure che gli ebrei hanno di un nuovo Olocausto. Il popolo palestinese è profondamente riconoscente per il sostegno che riceve dagli ebrei progressisti, sia religiosi come Ruth Blau, Elmer Berger, Moshe Menuhin o Israel Shahak, sia atei come Felicia Langer e Lea Tsemel e altri della sinistra. Nessun nazionalismo né teologia né teoria sociale possono rappresentare un ostacolo per quegli ebrei, in Israele o altrove, che sono decisi a camminare insieme al popolo palestinese contro l'ingiustizia e il razzismo. Si può dire con certezza scientifica che senza l'indistruttibile unità degli arabi e degli ebrei progressisti la vittoria sul sionismo non è solo difficile, è impossibile.

A meno che questo libro non diventasse un'enciclopedia, il materiale è stato necessariamente selezionato, con tutta la dovuta cura, in modo da arrivare a un quadro completo. E' inevitabile che gli studiosi dei singoli temi possano lamentare che non è stata posta abbastanza attenzione a ciascun ambito specifico. E avranno sicuramente ragione; interi libri sono stati scritti su aspetti particolari dei problemi complessivi affrontati qui, e il lettore è invitato ad approfondire le fonti citate nelle note a piè di pagina. Un ulteriore problema nasce per il fatto che molto del materiale originale è in lingue che pochi lettori sono in grado di comprendere. Perciò, ove possibile, sono riportate fonti inglesi e traduzioni, per dare ai lettori scettici la possibilità di consultare la bibliografia di riferimento della ricerca.

Come i lettori sono invitati a scoprire leggendo questo libro, le conseguenze dell'ideologia sionista meritano lo studio e la divulgazione. Questo è il tentativo. Come convinto antisionista, la mia conclusione è che il sionismo è completamente errato; è la mia conclusione ricavata dall'evidenza. Le conclusioni sono, in una parola, mie. Per quanto riguarda la persuasività degli argomenti usati per giungervi, i lettori sono invitati a giudicare da sé.



Nota biografica


Lenni Brenner è nato negli Stati Uniti il 25 aprile 1937 da una famiglia di ebrei ortodossi. Fin da giovanissimo si è interessato al marxismo, in particolare alla corrente trotzkista, e ha intrapreso l’attività politica militante.

Negli anni ’60 si è impegnato nel movimento per i diritti civili dei neri, e poi nel movimento contro la guerra in Vietnam. E’ stato in carcere più di tre anni, di cui alcuni giorni in cella con Huey Newton, futuro fondatore delle Black Panthers. Negli anni ’90 insieme a un altro storico leader delle Black Panthers, Stokely Carmichael (alias Kwame Ture), ha contribuito alla creazione di un Committee against Zionism and Racism.

Zionism in the Age of the Dictators del 1983 è stato il suo primo libro. Successivamente ha scritto: The Iron Wall: Zionist Revisionism from Jabotinsky to Shamir (Il Muro di ferro: il sionismo revisionista da Jabotinsky a Shamir, 1984), Jews in America Today (Gli ebrei in America oggi, 1986), The Lesser Evil: The Democratic Party (Il male minore: il Partito Democratico, 1988), 51 Documents: Zionist Collaboration with the Nazis (51 documenti: la collaborazione sionista coi nazisti, 2002) e Black Liberation and Palestine Solidarity (2012, con Matthew Quest).

Ha scritto anche più di 100 fra articoli e recensioni, pubblicati da riviste e siti internet.




Nota alla traduzione italiana


Zionism in the Age of the Dictators è sovente citato come fonte da Alan Hart nel primo volume de Sionismo: il vero nemico degli ebrei, edito in Italia da Zambon nel 2015.

Il libro di Brenner, al di là forse di certe forzature in alcuni giudizi, è molto utile perchè fornisce agli studiosi e ai militanti impegnati nel boicottaggio di Israele argomenti storici sufficienti non solo a respingere l'accusa di antisemitismo che viene rivolta ai critici del sionismo, ma anche a rispedire la critica al mittente. Cioè, leggendo il libro si può concludere che veri antisemiti sono stati, e sono, i sionisti (e Brenner ne cita almeno uno che lo riconosce espressamente), nella misura in cui per i loro scopi coloniali e razzisti di occupazione della Palestina oltre a sottomettere il popolo palestinese hanno strumentalizzato e manipolato anche il popolo ebraico, scendendo a patti con i suoi aguzzini anche nei momenti più bui.

Esiste al 100% una "responsabilità oggettiva" pressoché di tutte organizzazioni sioniste nella genesi dell'Olocausto, dal momento che esse nella prima metà del Novecento non hanno quasi mai combattuto l’antisemitismo (anzi) e hanno collaborato con i governi nazifascisti, snobbando o ostacolando i movimenti di resistenza. Per quanto riguarda il periodo cruciale dello sterminio (1941 – 1945), i sionisti reagirono in svariati modi ma le correnti maggioritarie furono per lo più complici, insieme ai governi alleati, del fallimento delle operazioni di salvataggio; una parte dei sionisti anche in questa fase collaborò con gli stati dell'Asse e alcuni, i più perversi, espressero la consapevolezza che il sangue dei milioni di vittime sarebbe servito al tavolo delle trattative per rivendicare uno stato ebraico in Palestina.

Tutto ciò può essere valutato dal lettore attraverso le fonti e le informazioni fornite da Brenner.

L'auspicio è che il presente testo serva a rendere sempre più efficace la critica del sionismo e dello stato di Israele, a "desionistizzare" la politica italiana e le comunità ebraiche, ad ampliare il fronte degli ebrei progressisti e più in generale di coloro che si impegnano per la fine dell'occupazione della Palestina, per il Diritto al Ritorno dei profughi e, sul modello del Sud Africa di Nelson Mandela, per la costituzione di un unico paese nel quale arabi ed ebrei abbiano uguali diritti.
(marzo 2016)



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